“La musica ha questa grande missione, è un’arte primordiale, anche modernissima, che non dà indicazioni, ma permette di fantasticare, di essere creativi, quando la ascoltiamo”. Si intitola “Lumina” il nuovo singolo di Roberto Cacciapaglia, pubblicato e distribuito da Believe. Il brano è concepito come un’architettura sonora: una geometria in movimento, un moto circolare che si espande all’infinito nello spazio e che, nella sua sintesi, evoca la perfezione matematica inscritta nelle leggi dell’universo.
Tra i più autorevoli compositori italiani contemporanei, Roberto Cacciapaglia ci riporta nel cuore della sua musica: un linguaggio che si esprime attraverso la purezza delle leggi dell’armonia, le cui radici affondano nell’antichità, a partire da Pitagora, quando musica e arte erano legate a una conoscenza profonda dell’universo e dell’essere umano.
“Lumina” è il primo brano del nuovo album dell’artista, Aural – Songs on Reality (in uscita in primavera 2026) e la soglia del nuovo tour italiano, prodotto da Baobab, che partirà l’11 aprile con la data zero di Crema al Teatro San Domenico.
Maestro, è uscito il suo nuovo singolo “Lumina”, accompagnato da un bellissimo video, ci può raccontare la genesi di questo brano?
“Per quanto riguarda il video una parte è stata girata a Milano e l’altra ad AlUla, in Arabia Saudita, in questo luogo deserto dove ci sono delle formazioni rocciose di centinaia di milioni di anni fa, che raccontano la primordialità dell’arte legata alla natura, in un mondo in cui le persone erano collegate direttamente alle esperienze. Nel mio percorso musicale ho sperimentato molto e penso che l’arte e la musica non siano soltanto intrattenimento oppure divertimento o idea, ma siano collegate ad una conoscenza, pertanto l’arte diventa strumento anche di esperienza, di crescita sia interiore che esteriore. In questo caso parliamo del mondo primordiale, incontaminato, dove tutti gli elementi della natura sono presenti. Prima di “Time to be” ho scritto un album chiamato “Invisible Rainbows”, ossia gli arcobaleni invisibili che esistono dentro ognuno di noi. La musica può riattivare questi elementi interni, eterni, che fanno parte di noi, che magari in questa vita caotica non sempre riusciamo a far emergere. L’altra parte del video è stata girata a Milano durante le registrazioni. E’ una musica che si rifà a un’idea pitagorica ed essenziale delle armonie dell’universo e alla presenza. Oggi si parla molto di mindfulness, naturalmente sono esperienze antichissime, millenarie. Io ho avuto la fortuna di avere dei grandi maestri spirituali e quindi attraverso il mio lavoro di musicista, di compositore e pianista cerco di mettere queste conoscenze al servizio di chi ascolta, dell’arte, della musica. Lumina è anche illumina il cammino verso la presenza, verso l’attenzione, la consapevolezza. E’ quello di cui abbiamo bisogno, in tutte le epoche della storia dell’umanità, e ancora di più oggi perché il mondo esterno è tecnologico, è sempre così esasperato, proiettato verso la tecnologia e tutte le meraviglie che le appartengono, però a volte ci si dimentica chi siamo, cos’è la nostra vera radice e anche il nostro cammino più profondo”.
“Lumina” prosegue quel percorso di nuova consapevolezza, quell’invito a essere musica iniziato con i precedenti dischi …
“Assolutamente sì. Diciamo che fin dal mio primo lavoro, “Sonanze”, ho sempre percorso questa strada con l’intento di affrontare una dimensione da vari punti di vista. Quel disco era proprio il crocevia di due mondi: quello delle dissonanze, della musica colta, della musica dei conservatori, accademica, che allora arrivava a dissonanze perché proveniva dalla scuola di Vienna, da quel mondo che aveva disgregato l’armonia, e quello delle assonanze della musica pop, di comunicazione, della musica che cambiava generazione. Ho avuto la fortuna di vivere due esperienze parallele: da una parte il conservatorio, ho incominciato a studiare musica grazie a mia madre, a quattro anni, facendo pianoforte, composizione, poi anche musica elettronica, dall’altra appartengo ad una generazione che ha potuto essere protagonista di un cambiamento, dai Beatles ai Rolling Stones, dai Pink Floyd a Jimi Hendrix. Queste due anime della musica hanno convissuto dentro di me e quindi ho sempre cercato nel mio lavoro di abbattere le gerarchie. Da “Sonanze” sono passato attraverso varie esperienze, ma questo filo rosso non si è mai spezzato, ed è proseguito con “Diapason” il cui simbolo era lo scacciapensieri, perchè il suono scaccia i pensieri, è come una meditazione, ha questo potere di infrangere i pensieri della mente che ci avvolgono, che ci comandano. Chi fa yoga e meditazione sa bene cosa significhi fare spazio. Il suono ha proprio questa capacità. Poi sono arrivati “Invisible Rainbows” e “Time to be” e nel 2026 uscirà il nuovo disco, “Aural – Songs on Reality”, del quale “Lumina” è il primo brano estratto. Aural è tutto quello che riguarda la percezione uditiva, l’udito, il sentire”.

credit foto Alice Santi
“Lumina” in latino significa luce, quanto la musica oggi può essere una luce in questi tempi bui?
“La musica ha questa grande missione, è un’arte primordiale, anche modernissima, che non dà indicazioni, ma permette di fantasticare, di essere creativi, quando la ascoltiamo. A differenza di tante altre arti che sono straordinarie, come la pittura, il cinema, la scultura, la letteratura, la poesia, che danno un’indicazione, un’immagine, la musica è invece l’arte dell’invisibile e quindi oggi è vicina alla luce, perché ci tocca direttamente nelle profondità, nelle vibrazioni che ognuno di noi sente. Attualmente c’è una grande esigenza di toccare la musica da questo punto di vista, cioè di utilizzarla come strumento di crescita, di scoperta, di apertura, per entrare in dimensioni che ci appartengono ma che non conosciamo. E questa è la cosa più interessante”.
Tra le tante collaborazioni che ha avuto nella sua carriera, c’è quella con un altro grande maestro, Franco Battiato, che ricordo conserva di lui?
“Ho un ricordo bellissimo, Franco è stato l’amico di una vita intera. L’ho conosciuto quando avevo 16 anni, era venuto al Conservatorio di Milano, perché si interessava di musica elettronica, e a quel tempo stava lavorando su Fetus. Noi avevamo in dotazione il DCS3, i sintetizzatori, e qualcuno gli aveva detto di contattarmi, così gli ho mostrato tutti gli strumenti, dopodiché l’ho portato allo studio di fonologia della RAI, che allora era collegato al conservatorio, dove c’era una strumentazione straordinaria. Poi una sera mi ha visto suonare e ha conosciuto sia la mia parte sacra che quella profana, ed è nata un’amicizia che è durata fino all’ultimo momento in cui ha lasciato il corpo, e io ero lì presente, a Milo, a casa sua. Abbiamo fatto una parte del nostro percorso insieme, abbiamo parlato di spiritualità, siamo stati in Egitto, in Turchia. Io poi sono passato al buddismo tibetano straordinario, lui è andato in un’altra direzione, ma siamo rimasti sempre molto amici, facevamo delle meditazioni fantastiche, anche a distanza. Posso dire soltanto cose straordinarie su Franco, che ha lasciato una traccia meravigliosa”.
Nel 2026 ci sarà anche un tour nei teatri e nei conservatori italiani per presentare il disco “Aural – Songs on Reality” …
“Il tour partirà con la data zero a Crema l’11 aprile, poi arriverà a Torino, a Bologna, a Firenze, a Milano e a Roma. Questi concerti saranno esperienziali, nel senso che non saranno intrattenimento o soltanto godimento artistico ma un’esperienza profonda, viva, immersiva nel suono, in cui sarà coinvolto il pubblico, un po’ come nella tragedia greca, nel coro greco, è un evento dove non c’è distanza tra chi ascolta e chi suona. E’ bello vedere la musica come possibilità di conoscenza, di lavoro e di crescita”.
Dopo queste prime date italiane, porterà il suo nuovo progetto anche all’estero?
“Tornerò a Londra, dove ho fatto due concerti bellissimi, nella sede della Royal Philharmonic Orchestra, alla Cadogan Hall di Londra, quindi sarò ad Edimburgo, dove ho suonato sia alla Queen’s Hall che al Palazzo dei ministri nell’ambito del Festival di Edimburgo, e poi in Cina e spero in Russia dove ho dodici concerti sold out. Mi auguro che la pace regni tra noi e tra tutti i pianeti e l’universo e che possano avere fine queste tragedie che accadono nel mondo, in cui l’uomo tocca la parte peggiore di sé”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Elisa di Astarte Agency
