Quando musica e gaming parlano la stessa lingua

Un linguaggio condiviso, uno scambio culturale. La relazione tra musica e gaming è profonda e strutturale, non accessoria. E lo è innanzitutto per il ruolo di suoni e melodie all’interno dei videogiochi stessi.
Fin dai primissimi esempi, il suono ha avuto il compito di guidare il giocatore, rafforzare le emozioni e costruire un’identità riconoscibile. “Oggi la musica è parte integrante del game design – racconta ai nostri microfoni Natalia Chiaravalloti, Senior Content Manager di Giochi di Slots – accompagna l’azione, suggerisce il ritmo, anticipa il pericolo e amplifica la narrazione. Il panorama musicale si è arricchito di colonne sonore iconiche come quelle di Chrono Trigger, firmata da Yasunori Mitsuda, i cori gregoriani di Halo: Combat Evolved e la musica Shadow of the Colossus di Kow Otan, che dimostrano come una melodia possa diventare memoria emotiva, capace di evocare mondi e personaggi anche a distanza di ann”i. Ma nel mondo di oggi il rapporto tra gaming e musica va oltre tutto questo. Proviamo a dimostrarvelo partendo da alcuni esempi, tutti italiani.

Il caso del rap italiano

Ci credereste se vi dicessimo che tra gli autori italiani collegati al gaming c’è Eugenio Finardi? Proprio così: con la canzone “Amami Lara” il cantautore portò al Festival della canzone italiana di Sanremo proprio un omaggio a Lara Croft, storica protagonista di Tomb Raider ma anche icona universale dei videogiochi.
Ad aver sviluppato di più questo binomio, però, c’è il mondo del rap. “Il primo nome che possiamo fare è quello di Caparezza – ci racconta ancora Natalia Chiaravalloti – che parla del gioco in duplice veste: quello positivo, divertente, coinvolgente in ‘Abiura di me’ dove cita Frogger, Crash, Puzzle Bobble, Resident Evil, e quello che incatena, che sviluppa dipendenze, che colpisce l’uomo nel fisico e nell’anima in Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)”.
Il mondo del rap poi ha usato il mondo del gaming per pezzi iconici come PES dei Club Dogo, che celebra il famosissimo Pro Evolution Soccer, o come metafora della vita come hanno fatto Marracash e Emis Killa in “Slot Machine”. Ma l’esempio più lampante di questo rapporto tra musica, in particolare rap, e videogiochi è la nascita della Machete Gaming, costola del Machete Crew, collettivo hip hop formato, tra gli altri, da Salmo, Nitro, Dani Faiv, Jack the Smoker e tanti altri e che si definisce come un “progetto rivoluzionario che vuole coniugare musica e videogioco”.

Quando il gioco diventa palcoscenico: il caso Fortnite

Ma proviamo per un attimo a lasciare il panorama italiano. Allarghiamo la lente d’indagine, per analizzare come negli ultimi anni il rapporto tra musica e gaming abbia un ulteriore salto, trasformando i videogiochi in veri e propri spazi performativi. Il caso di Fortnite è emblematico: con i concerti virtuali di artisti come Travis Scott e Ariana Grande, il gioco ha ridefinito il concetto di live music. “Non si tratta di semplici eventi trasmessi in streaming – spiega ancora l’esperta del sito leader di slot online in Italia – ma di esperienze interattive in cui milioni di giocatori partecipano contemporaneamente, muovendosi nello spazio virtuale e vivendo lo spettacolo come parte attiva. In questo contesto, il videogioco diventa un luogo di aggregazione culturale, capace di unire musica, socialità e intrattenimento”. Il successo di questi eventi ha dimostrato come il gaming possa offrire nuove forme di fruizione musicale, soprattutto per le generazioni più giovani, abituate a vivere l’esperienza artistica in modo immersivo e condiviso.
Il gaming diventa palcoscenico, diventa protagonista, diventa strumento narrativo. Per un binomio ancora più forte, e sempre più nuovo, con il mondo della musica.

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