Le Bambole di pezza partecipano per la prima volta in gara tra i Big al Festival di Sanremo 2026 con “Resta con me”, un invito umano alla presenza, alla connessione, all’unione, una power ballad che tiene insieme forza e fragilità, usando la vocazione rock come linguaggio di verità.
“E’ una canzone che racchiude un sentimento di sorellanza, di unione, che per noi è importantissimo. Speriamo possa essere anche di esempio per le persone che magari stanno creando un progetto di gruppo e si trovano in un momento di difficoltà, affinché possano comprendere che stando insieme e tenendo duro si possono raggiungere degli obiettivi importanti. Ci vuole coraggio per restare uniti, soprattutto in un periodo storico molto difficile come quello che viviamo, tra notizie assurde e individualismo imperante. Il brano è anche un richiamo al valore dell’umanità ed ha un messaggio politico, inteso come impegno nel combattere le crisi e i momenti di odio, facendo sentire la nostra voce, e a non disumanizzare gli altri”.
“Resta con me” (Emi Records Italy /Universal Music Italia), scritto dalla band insieme a Nesli, racconta notti insonni, sogni tenuti aperti, vite osservate passare, con riff incisivi e un impianto sonoro magnetico: “Quando abbiamo sentito questa canzone impacchettata con i suoni, con i nostri strumenti, abbiamo capito che era quella giusta per tentare la partecipazione al Festival di Sanremo. Nesli è riuscito a cogliere la nostra identità aiutandoci a costruirla insieme in questo pezzo”.
La loro presenza a Sanremo è una dichiarazione chiara, il rock è anche delle donne: “Ci definiscono punk, quasi estreme, ma è la nostra natura di donne indipendenti, emancipate, che hanno il coraggio di dire no, di essere forti, determinate, è questo che ci rende libere, rock, punk, ribelli a un sistema, è la nostra attitudine. Qualsiasi cosa poi viene bambolizzata perché siamo cinque personalità, ciascuna con una sfumatura, con un colore, con una luce, con uno strumento in mano. Di base il nostro genere è Bambole di pezza. In “Resta con me” ci sono delle chitarre distorte che usciranno potenti durante l’esecuzione”.
La band, composta da Martina “Cleo” Ungarelli (voce), Lisa “Morgana Blue” Cerri (chitarra solista), Daniela “Dani” Piccirillo (chitarra ritmica e cori), Federica “Xina” Rossi (batteria e cori), Caterina Alessandra “Kaj” Dolci (basso e cori), sognava da tempo di poter partecipare al Festival di Sanremo: “Già due anni fa era nei nostri progetti. Abbiamo quindi pensato a crescere sempre di più per arrivare preparate e meritevoli di un palco del genere e consapevoli di poter trasmettere quanto sia importante avere alle spalle una gavetta, tanto impegno e anche tanta esperienza, perché noi siamo state indipendenti per molto tempo, abbiamo imparato dai nostri errori. Siamo la dimostrazione che da un garage puoi arrivare al palco dell’Ariston. Siamo veramente fiere di esserci riuscite e di essere la prima band al femminile in gara nella storia della kermesse”.
Nella serata cover le Bambole di pezza proporranno “Occhi di gatto” duettando con Cristina D’Avena: “Lei è veramente la sesta bambola, è una persona meravigliosa, siamo davvero contente perché si è mostrata subito disponibile, è stata una sorella, con uno spirito di sostegno ad altre donne, e questo ci ha fatto molto piacere. Cristina è stata aperta, ci ha detto che voleva che la canzone fosse ancora più rock, quindi l’abbiamo arrangiata nel nostro stile e ci sarà anche una sorpresa che non possiamo svelare. Ci sembra super punk cantare una sigla dei cartoni animati. Occhi di gatto poi parla di tre sorelle audaci, quindi questa storia ha tanto in comune con noi. Le Bambole di pezza hanno quell’allegria, quella voglia di divertirsi, di tornare all’infanzia, di giocare con le bambine che vengono ai nostri concerti, quindi è bello portare un pezzo impegnato, emozionale, una rock ballad in gara e poi divertirci nella cover con Cristina”.

Le componenti della band hanno raccontato come è stato scelto il loro nome: “Morgana, che è la fondatrice del gruppo, ha pensato che la bambola di pezza è un oggetto artigianale, cucito a mano, fatto anche di scarti di tessuti di varie fantasie e patchwork, quindi ha quella grezzezza materica che si contrappone alla bambola di plastica, prodotta in serie e in tanti esemplari uguali. Ogni bambola di pezza invece è diversa e poi ti riporta all’immaginario femminile, a un qualcosa di divertente, a un ricordo di infanzia felice di ogni bambina o, perché no, anche bambino. E poi è cucita con cura e unisce elementi diversi proprio come il nostro gruppo composto da cinque persone”.
In una carriera segnata da palchi infuocati, aperture con giganti del rock internazionale e un’attitudine che fonde ribellione e femminismo in un’unica miscela esplosiva, la band rappresenta l’immagine delle donne nel rock: “Fin da bambine ci è stato insegnato che il valore della sorellanza è qualcosa di importante, che possiamo e dobbiamo coltivare. Non è semplice, perché a volte veniamo messe quasi sotto attacco da un mondo esterno che ci vuole in competizione, quindi sta alla nostra intelligenza, alla nostra forza interiore, riuscire a capire se c’è un problema e trovare insieme una soluzione. Noi dialoghiamo molto, ci interroghiamo, discutiamo quando necessario perchè siamo esseri umani, ma cerchiamo anche di capirci, ci stimiano, facciamo un passo indietro se serve. E’ come gestire un matrimonio solo che siamo in cinque, per fortuna siamo tutte persone sensibili, con cinque psicologie diverse, sappiamo superare i momenti difficili, ognuna di noi ha la sua peculiarità, la sua bellezza, la sua energia. Al di là dei legami di sangue, esistono le “sorelle” che si scelgono nella vita e noi ci siamo scelte ed è stata la nostra fortuna”.
Le Bambole di pezza da sempre sono molto attive anche nel contrasto della violenza di genere: “Essendo cinque donne a noi sta veramente a cuore la tematica femminile in tutte le sue sfaccettature, che ovviamente comprende il tema della violenza e portiamo avanti il nostro impegno anche durante i concerti, perché non ci rivolgiamo semplicemente al pubblico maschile alzando il dito e giudicando, ma vorremmo che si creasse una consapevolezza per arrivare ad una vera parità di genere. Il fatto di essere l’unica band femminile su palco di Sanremo è già tantissima roba. Il testo del brano racconta di una donna che dice “io ho camminato sola per arrivare fino a qua, però tu adesso resta con me” in questo momento della mia vita, in cui ti sto chiedendo aiuto perché stiamo affrontando tutti un periodo difficile. Poi è la base anche per parlare agli altri. L’approccio della canzone stessa è già un buon modo per dire siamo donne, siamo qua e vogliamo provare a migliorare le cose e anche la vita delle persone. Negli anni ’60, per esempio, l’urlo delle donne è stato fondamentale nel contribuire ai discorsi pacifisti. Per noi è proprio una missione portare avanti questi discorsi sia di parità di genere che di contrasto della violenza”.
Capitolo Eurovision Song Contest: “Rispettiamo chi dice no e non è intenzionato a parteciparvi, ma noi siamo combattenti e quindi porteremmo anche lì il nostro messaggio”.
Le Bambole di Pezza torneranno ad esibirsi nei club ad aprile con un tour prodotto e organizzato da Friends and Partners e Color Sound.
Queste le date:
15 aprile – Milano, Fabrique
21 aprile – Firenze, Viper
23 aprile – Padova, Hall
28 aprile – Torino, Concordia
6 maggio – Bologna, Estragon
7 maggio – Roma, Atlantico
9 maggio – Napoli, Casa della Musica
di Francesca Monti
