Il sole splende alto a Genova, i suoi caldi raggi si riflettono sul mare. Corso Italia è gremito di persone che, approfittando della bella giornata, passeggiano lentamente e con spensieratezza.
Arrivo a Boccadasse, la spiaggia è affollatissima, qualcuno fa anche il bagno.
Sono le ore quattordici di sabato, la Chiesa di Sant’Antonio è aperta ai fedeli e da una porta laterale, situata sulla sinistra dell’ingresso principale, ecco emergere quell’insieme di casette variopinte disposte l’una sull’altra, con il castello Türke che svetta su di esse.

Vista su Boccadasse da una porticina all’interno della Chiesa di Sant’Antonio
Percorro quasi a fatica Piazza Nettuno (c’è una coda di almeno cinquanta individui che aspettano il proprio turno per acquistare un cono gelato), e mi dirigo in direzione di sottili scalette attraversando un breve sentiero in salita che conduce in via al Capo di Santa Chiara. Mi fermo pochi metri prima del castello, al numero 49.

Busso al citofono, il cane abbaia, si riversa fuori scodinzolando, poi mi trovo di fronte lei.
Maria (nome di fantasia) mi accoglie con un grande sorriso e ascolta con pazienza che le esponga il motivo per cui sono passato a trovarla.
La sua casa è praticamente incollata all’ingresso dell’alloggio che culmina nella soffitta dove il cantautore Gino Paoli, scomparso da pochi giorni, ha vissuto qualche decennio fa.
Maria è nata nel 1947, ma non dimostra l’età che ha. Magra, esile, capelli folti grigi, lineamenti delicati e gentili.

Nessuno l’aveva mai intervistata prima d’ora, per tal motivo, con imbarazzo, mi chiede di conservare l’anonimato e di non scattarle foto. Mi indica quindi una porta scura.
“Gino Paoli arrivò qui quando avevo otto o nove anni, quindi nel 1955 o nel 1956, non ricordo di preciso, ma non posso dimenticare che il suo arrivo mi provocò molta tristezza per via del fatto che avevo molto legato con il figlio della coppia che aveva abitato fino ad allora proprio lì. Avevamo la stessa età, eravamo molto amici”.
La commozione si disegna visibile sul volto di Maria, ma dura un istante.
“Paoli arrivò qui con la moglie Anna Fabbri, ma i due non erano soli. Li accompagnava un giovane, loro coetaneo. Probabilmente si dividevano la spesa di affitto”.
Un onore essere la vicina di Gino Paoli, vero?
“In realtà all’epoca egli non era famoso, sicuramente suonava, ma lo faceva per sé, non per essere ascoltato e acclamato dagli altri. Anzi, per tirare avanti svolgeva il lavoro di grafico. La celebrità arrivò improvvisamente”.
Ha mai ospitato qualche personaggio famoso?
“Direi di no, ma si tenga presente che proprio quaggiù venne ad abitare Ornella Vanoni”.

Maria mi invita, sporgendosi dal terrazzino esterno alla sua casa, a guardare in basso in direzione di un ingresso che conduce ad un insieme di appartamenti.
La Vanoni, uno dei grandi amori di Gino Paoli, una storia “senza fine”, a quanto pare.
“Ella faceva teatro a Genova in quel periodo. Forse i due si conobbero proprio in occasione di uno spettacolo in città”.
Una personalità sui generis, Paoli. Arrivò a spararsi al cuore per cause note solo a lui.
“Chissà se il gesto sia stato intenzionale o sia accaduto per errore. Ad ogni modo, ciò avvenne quando Paoli aveva lasciato Boccadasse. Mi sembra che all’epoca fosse ancora legato alla Vanoni. Ignoro le motivazioni del gesto o se sia stata una donna a fargli decidere di compierlo”.
Come si comportava con te e con i tuoi familiari?
“Non gli abbiamo mai parlato, io ammetto che lo vedevo anziano rispetto a me. D’altronde egli non era una persona comunicativa, ma piuttosto schiva. Non escludo, però, che con i suoi amici si mostrasse diversamente”.

La soffitta dove Paoli ha vissuto

Cosa può raccontare della canzone “La gatta”?
“La tradizione vuole che quel brano sia stato scritto qui e dedicato alla gatta che gli faceva compagnia”.
Nel testo Paoli canta “Ora non abito più là. Tutto è cambiato…”
“Andò infatti via da Boccadasse dopo due o tre anni. Non l’ho più rivisto da queste parti”.
Ma le sue canzoni sono ben conosciute ovunque e quando, da una lontana osteria ci sembra di ascoltare le note di “Che cosa c’è”, io e Maria ci guardiamo in silenzio, stupiti.
Boccadasse non dimentica Gino Paoli.
testo e foto di Pasquale Ruotolo
