“Sapessi com’è strano” è l’emistichio di un verso della celebre canzone di Memo Remigi, Innamorati a Milano, uno di quei brani indimenticabili che Memo ha riarrangiato e reinterpretato all’interno di questo nuovo lavoro discografico prodotto da Clodio Music.
Il titolo è anche una sintesi perfetta per un artista poliedrico, che mosso da curiosità e senso artistico, nel tempo ha saputo scrivere pagine musicali intese, ma anche leggere e a volte irriverenti.
“Questo album – sottolinea Memo Remigi – nasce tardi, forse, o forse in un momento in cui certi valori non esistono più! Probabilmente nasce in un momento in cui, arrivato alla mia età, mi gratifica ancora spronandomi a continuare a credere nella musica come una linfa vitale. Alcune canzoni dell’album sono già conosciute, altre, chiamiamole nuove, sono brani che ho tenuto per me troppo a lungo, musiche che potevo scrivere solo adesso, con le rughe che aiutano a non mentire. Se c’è un filo che lega il ragazzo di allora all’uomo di oggi, è questo: non ho mai smesso di credere che una melodia possa far sentire meno soli”.
L’infanzia vissuta fra Erba e Como, un esordio come sportivo (ha giocato a calcio nelle giovanili del Como e a tennis con Bing Crosby), la passione per la musica ereditata dal padre. L’incontro con De Andrè, il primo grande successo ottenuto proprio con Innamorati a Milano che partecipò nel 1964 Un disco per l’Estate e, nel 1965 Io ti darò di più, brano evergreen del quale Remigi ha scritto la musica, portato con successo al Festival di Sanremo da Orietta Berti e Ornella Vanoni. Ancora al Festival edizione 1965, La notte dell’addio portato al successo da Iva Zanicchi. Poi arriva l’esordio a Sanremo come interprete in coppia con Sergio Endrico. Al Festival tornerà nel 1969 e nel 1973. Autore di brani per Shirley Bassey ed Ombretta, il suo brano Cerchi nell’acqua diventa la colonna sonora del film Vivere per vivere. È del 1974 l’album Emme come Milano, una raccolta di brani dedicati al capoluogo lombardo. Nel 1977 con il figlio Stefano interpreta Torna a casa mamma, quindi Memo inizia la carriera di conduttore televisivo: è uno dei primi cantanti a condurre in radio e in televisione. La sua Innamorati a Milano è scelta come sigla di apertura delle trasmissioni di TeleMilano 58, prima televisione di Silvio Berlusconi. Quindi Remigi scrive per lo Zecchini D’oro.
Per Radio1 conduce anche Via Asiago Tenda, parallelamente continua a scrivere canzoni. La radio e le tv locali gli aprono la strada a programmi televisivi nazionali: Con rabbia e con amore (autore il grande Marcello Marchesi), A modo mio, L’inquilino del piano di sotto (programma per bambini nel corso del quale Remigi è affiancato da Topo Gigio), Mattina2, Fantastico, Uno mattina, Bar condicio. Ma Remigi si cimenta anche con il teatro e continua a scrivere ed interpretare canzoni: è testimonial di una campagna contro il fumo con la canzone-video Basta, basta sigaretta, e del mondiale di ciclismo svoltosi a Varese nel 2008 (Varese Va), incide Sembra ieri, album che contiene i suoi successi con canzoni milanesi ed alcuni inediti. Fino ai recenti Propaganda live con Diego Bianchi su La7, Oggi è un altro giorno su Rai1 con Serena Bortone e Bellamà su Rai2 condotta da Diaco.
Nell’album non manca il suo recentissimo successo scritto con Nartico: Comoshapira. Memo racconta: “Che traguardo pazzesco. 60 anni dal bianco e nero a oggi non sono solo una carriera, sono una vita intera raccontata con le note. “ Sapessi com’è strano…” oltre al titolo dell’album e del mio libro, sono anche i primi versi della mia prima canzone di successo, il mio biglietto da visita, INNAMORATI A MILANO, dalla quale è iniziato il mio grande viaggio.
Sessanta anni fa entravo in un ufficio al sesto piano della Galleria del Corso a Milano in compagnia del mio amico Alberto Testa, autore di indimenticabili successi, dove mi riceveva il grande maestro Giovanni D’Anzi. È lui che mi ha voluto, è lui che ha creduto in me, che mi ha insegnato a vivere in un mondo che sarebbe diventato poi la mia ragione di vita. Fu quel giorno indimenticabile che divenne la mia prima audizione, e fu quel giorno che iniziò la mia carriera di autore. La voce era l’unica cosa a colori che avevo.
Da allora ho cantato in tempi che cambiavano troppo in fretta, ho visto microfoni diventare più piccoli e palchi diventare più grandi. Ma una cosa è rimasta uguale: il bisogno di dire la verità in ogni canzone che scrivevo”.
