Torna dal 30 giugno al 5 luglio 2026, per la sua ottava edizione, Andaras Traveling Film Festival, il festival dedicato al cinema breve di viaggio: un percorso cinematografico itinerante lungo la Costa delle Miniere, tra Fluminimaggiore, Buggerru e Iglesias. Al centro di questa edizione, dedicata a Federico Frusciante, critico cinematografico scomparso di recente, il tema delle “Frontiere”: geografiche, culturali, sociali e interiori. Confini reali o invisibili, luoghi di attraversamento in cui ogni viaggio coincide con una trasformazione e con uno spostamento dello sguardo, mettendo in relazione mondi differenti per interrogarsi su identità, appartenenza, memoria e cambiamento.
Sono 50 i film selezionati tra le centinaia di opere ricevute da oltre 86 Paesi del mondo. Molti dei lavori in concorso affrontano temi legati all’identità, ai mutamenti contemporanei, al rapporto con i luoghi e alle trasformazioni individuali e collettive, confermando il cinema e il festival come spazio di ascolto, ricerca e confronto.
“La qualità delle opere che riceviamo cresce ogni anno, anche grazie a una generazione di filmmaker sempre più consapevole e capace di guardare il presente con profondità e sensibilità. C’è un forte desiderio di raccontare il mondo e l’umanità che lo abita, ma anche le fragilità e le contraddizioni di cui spesso siamo vittime. Colpisce inoltre vedere come il cinema continui a essere un territorio di incontro: opere nate da collaborazioni tra Paesi attraversati da tensioni, conflitti o profonde distanze politiche (USA-Iran, o Cuba-USA) ci ricordano che l’arte sa costruire ponti dove la realtà costruisce muri. In un tempo segnato da linguaggi di contrapposizione e forza, il cinema continua a ricordarci che cooperazione, ascolto e collaborazione restano forse l’unica risposta possibile alla barbarie.
Così il direttore artistico del festival, Joe Juanne Piras, commenta le opere in concorso annunciandoper la prima volta nella storia del festival, la presenza di un cortometraggio ucraino che racconta un aspetto poco conosciuto della guerra”.
Grande spazio anche al cinema Made in Sardegna dal titolo “Sardinian Gazes”, riservata ai film che esplorano il territorio, le sue comunità e le loro trasformazioni, restituendone complessità, memoria e immaginario attraverso prospettive intime e contemporanee. Una sezione che riflette il legame profondo del festival con la Sardegna, offrendo un ritratto plurale e in continua evoluzione dell’isola.
Due le giurie chiamate a decretare i vincitori fra le opere in concorso la Classica composta dal pluripremiato regista e direttore della fotografia Daniele Ciprì, dallo scrittore e sceneggiatore Lucio Besana, e dalla critica cinematografica e divulgatrice de Il Post Bianca Ferrari; e la giuria Andaras composta dagli attori Valeria Solarino e Lorenzo Richelmy, insieme a Federico Gironi, critico cinematografico per Coming Soon.
Tra i primi ospiti confermati di questa edizione Adriano Giannini, attore, regista e doppiatore e recentemente autore del libro illustrato “Piro”.
Anche in questa edizione il festival è al fianco di Amnesty International Italia con una serata dedicata a “La solidarietà non è reato”, un cortometraggio diretto da Valeria Solarino che racconta la storia di Sean Binder, giovane attivista tedesco accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Sotto indagine dal 2018, Binder è stato recentemente assolto da tutte le accuse in quello che è stato definito uno dei più importanti processi legati alla criminalizzazione della solidarietà.Tra le opere in programma anche “A Goal to Dream” di Marco Panini e Yared Ganzerli, dedicato a un gruppo di giovani ragazze pachistane accomunate dal sogno del calcio professionistico, presentato in collaborazione con il festival Endorfine Rosa Shocking.
Tra gli appuntamenti in programma Riccardo Atzeni con la graphic novel “Devo andare nello Spazio”, presentata in anteprima al Salone del libro di Torino ed edita da Bao Publishing, il duo musicale Don Leone oltre che Alberto Masala con la mostra fotografica “La Bella Corinne”, dedicata al rapporto tra paesaggio, natura e presenza umana nel territorio sardo.
Il programma comprenderà inoltre incontri con autori e ospiti, momenti di dialogo con il pubblico e attività collaterali che accompagneranno il percorso del festival nei diversi territori coinvolti. Andaras conferma così la propria natura diffusa e il desiderio di costruire una relazione diretta tra opere, luoghi e comunità, trasformando il cinema in un’esperienza di attraversamento e incontro. Un progetto che, anno dopo anno, sceglie di abitare territori spesso lontani dai grandi circuiti culturali, creando occasioni di confronto in contesti dal forte valore umano, paesaggistico e sociale.
