Settantasette eventi, centinaia di protagonisti, tre prime nazionali, quindici luoghi: Arona Città Teatro ha presentato il Festival Teatro sull’Acqua 2026, con una novità. Il palco d’acqua si infuoca per la nuova coproduzione internazionale “Scorre il tempo”.
“Il Festival è la grande festa della nostra città teatro: in questa edizione la festa si realizza unendo l’acqua e il fuoco. Due elementi che possono apparire in contrasto – spiega il presidente di Act, Luca Petruzzelli – e invece, grazie al teatro, si incontrano e si mescolano in una coproduzione internazionale. Abbiamo il piacere di ospitare un regista nato e cresciuto qui, sul nostro lago e che, da anni ormai, vive e lavora in Belgio. “Scorre il tempo”, che debutta in Prima nazionale al lagoscenico, ha la potenza di stupire e di incantare in una narrazione dedicata alla vita di ciascuno di noi. In questa edizione, inoltre, abbiamo reso le frazioni di Arona ancora più internazionali e voluto mantenere altissima la qualità degli ospiti sia per gli spettacoli sia per gli autori. Voglio ringraziare la nostra direttrice artistica, Dacia Maraini, che rinnova l’amicizia e la collaborazione con Arona e con il Festival; e tutti i volontari e sostenitori che rendono possibile la nostra festa”.
“La Regione Piemonte continua a investire sui territori attraverso i bandi triennali per lo spettacolo dal vivo, sostenendo quelle realtà culturali che durante tutto l’anno tengono vive le comunità, valorizzano le identità locali e costruiscono occasioni concrete di crescita e partecipazione. Il Festival Teatro sull’Acqua rappresenta pienamente questa visione politica: una manifestazione capace di unire cultura, paesaggio, turismo e innovazione artistica, trasformando Arona e il Lago Maggiore in un palcoscenico internazionale. Ma soprattutto è fondamentale lo sguardo rivolto alle nuove generazioni, che devono essere rese sempre più protagoniste e partecipi della vita culturale dei territori. Coinvolgere i giovani significa costruire comunità più forti, creare nuove opportunità e investire sul futuro del Piemonte attraverso cultura, creatività e condivisione” dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Piemonte.
“Il Festival Teatro sull’Acqua rappresenta uno degli appuntamenti culturali più importanti e identitari della nostra città – dichiara il sindaco di Arona, On. Alberto Gusmeroli –. Anche quest’anno Arona si trasforma in un grande palcoscenico diffuso capace di valorizzare il lago, il territorio, le nostre frazioni e il patrimonio umano e artistico che il Festival riesce a coinvolgere. La capacità di unire spettacolo, cultura, turismo e partecipazione rende questa manifestazione un’eccellenza riconosciuta ben oltre i confini locali. Ringrazio Arona Città Teatro, la direttrice artistica Dacia Maraini, i volontari, gli sponsor e tutti coloro che contribuiscono a rendere possibile un evento che arricchisce la nostra comunità e promuove l’immagine di Arona a livello nazionale e internazionale”.
“Il Festival è la massima fioritura di un magnifico albero che affonda le sue radici in un lavoro quotidiano e sotterraneo che dura dodici mesi all’anno. Arona Città Teatro non è infatti solo la straordinaria settimana di spettacoli che apre il nostro settembre, ma è un vero e proprio motore di coesione sociale e crescita culturale per il territorio. Pensiamo alla stagione per le scuole, che avvicina i più giovani ai linguaggi del teatro, e alle rassegne che mantengono viva la scintilla della creatività anche nei mesi invernali. Come Assessore alla Cultura – aggiunge Alessandra Marchesi – sono fiera di sostenere una realtà che non si limita a “portare” cultura ad Arona, ma la semina, la coltiva e la fa germogliare ogni giorno insieme ai nostri cittadini, ai giovani e alle frazioni, rendendo la cultura un bene comune accessibile a tutti e in ogni momento dell’anno”.
Il teatro
Lo studio
Tutto parte da un corso di teatro per adolescenti, organizzato da Act.
In scena, uno studio per raccontare l’adolescenza. I giovani protagonisti hanno condotto una serie di interviste in Arona, ricavando un archivio di “parole per definire un adolescente”. Da qui sono state estratte alcune parole-chiave, diventate punto di partenza di improvvisazioni teatrali. Il risultato del percorso è “Il Museo dell’Adolescenza”. Tredici ragazzi, decidono di farsi guide di se stessi. Due i luoghi espositivi: la stanza del disordine e la scuola. Due professori, studiosi di adolescenza, invitano ad analizzare questi luoghi, cercando di spiegare chi sono gli adolescenti.
Gli interpreti vivono in scena, non recitano personaggi; si fanno custodi e reperti di se stessi e raccontano il loro punto di vista di un’età che tutti chiamano di passaggio, ma che per loro è l’unica realtà. Regia di Raffaella Chillè con Bianca Borghi, Davide Campanella, Leon Cattaneo, Giulia Cristina, Irene Cristina, Lea Gambarini, Francesco Guenzi, Alice Landoni, Emma Pilota, Francesco Santoni, Michele Savio, Katina Papagrigoris, Ester Policastro. Il 30 agosto alle 21.00 al Clapannone di via Fratelli Bandiera 17.
Teatrocondominio e frazioni
Al Teatrocondominio La Fornace il 29 agosto alle 18.00 e in piazza Martiri a Montrigiasco alle 21.00, “Bach sonate e danzate”: un violoncello e un corpo si confrontano con un grande autore. Dall’opera per violoncello a solo, sono stati selezionati tutti i preludi e una danza per suite. Le sei danze e i sei preludi attraversano l’intera composizione, restituendone parzialmente la complessità. Ogni suite è caratterizzata da un colore, una sensazione spesso contraddittoria: i preludi evidenziano in particolare queste sei anime. Lo spettacolo è un concerto in cui la musica diventa fisica e il corpo si trasforma in uno strumento musicale, astratto; uno strumento in relazione ritmica e timbrica con la musica. «Bach sonata e danzate» è una meditazione fisica in movimento, che vuole disconnettere la razionalità nel tempo di un concerto.
La produzione sull’acqua
Scorre il tempo, l’emozione condivisa di un respiro collettivo.
Al Lagoscenico di piazza del Popolo il 3 settembre prima nazionale di “Scorre il tempo” (repliche fino al 6 settembre, prove generali aperte il 2 settembre, sempre alle 21.00), una produzione: Sprookjes enzo e Compagnie Ombra di Luna; regia, soggetto e scenografia di Pietro Chiarenza.
Sull’acqua si staglia una porta. Una soglia fragile e mobile, una macchina del tempo. Tre figure femminili vestite di rosso la attraversano, una dopo l’altra: la bambina del passato, la giovane donna
del presente, la signora anziana del futuro. La bambina semina ovunque piccole fiamme: nascere, giocare, scoprire. La donna adulta raccoglie i suoi momenti più ardenti: amore, passione, forza. L’anziana colleziona ricordi bruciati: memoria, perdita, trasformazione. Il tempo è fiamma e racconta i passaggi dell’esistenza. Sulla pagina nera della notte compaiono scheletri fiammeggianti, fiori ardenti, bagliori galleggianti, fiamme liquide, stelle cadenti. Ombrelli di fuoco ruotano come ingranaggi di un grande orologio acceso. Tra riflessi e spruzzi il fuoco si moltiplica e si dissolve, mentre l’acqua lo accoglie e lo trasporta. “Scorre il Tempo” è un viaggio visivo e poetico in cui il fuoco incontra l’acqua, il teatro incontra il circo e la meraviglia si illumina a festa.
Note di regia di Pietro Chiarenza
“Scorre il Tempo si svolge in un luogo di fantasia: una specie di fabbrica del tempo sospesa sull’acqua, da qualche parte in mezzo a un lago. L’idea è che il tempo, in questo posto, non passi semplicemente, ma venga coltivato, come piante e fiori, raccolto e rimesso in circolo. Questa idea nasce anche da una mia suggestione vagamente legata a Momo di Michael Ende, e da quel modo di rendere il tempo qualcosa di concreto, quasi materiale. All’interno di questo spazio c’è un portale, una sorta di macchina del tempo. Ci sono tre figure femminili che lo attraversano, una dopo l’altra. Sono tre persone diverse, ma in realtà sono la stessa persona: una bambina, una donna e un’anziana. Per me rappresentano il passato, il presente e il futuro. Ogni attraversamento attiva delle immagini. Possono essere ricordi oppure possibilità: immagini che non si sono ancora realizzate. Non racconto una storia lineare: mi interessa lavorare per frammenti, per apparizioni, per momenti legati alle diverse fasi della vita. Accanto a questi momenti specifici, ci sono anche delle parti più quotidiane, legate alla vita nella fabbrica del tempo. In questo spettacolo il tempo è rappresentato dal fuoco. Ogni immagine ha come denominatore comune la fiamma. La fiamma è gioco, è amore, è perdita, è festa. Può diventare un giardino fiorito, una figura danzante, una figura mitologica. Ogni scena nasce da qui: dall’idea di trasformare un’emozione in un’immagine utilizzando oggetti – sculture di fuoco. La fiamma viene presentata come la linfa vitale del tempo. La notte diventa il foglio su cui disegnare con una matita di fiamma: geometrie ardenti, scritte, animali, architetture leggere. Il fuoco viene lanciato, scivola, si rompe in lapilli, ruota. È una materia viva, dinamica. Scorre il tempo è un momento drammaturgico poetico, ma anche molto gioioso, festivo. Il fuoco entra in relazione con tutte le altre discipline presenti nello spettacolo: teatro fisico, teatro di figura, teatro d’oggetto, danza, circo e anche la parola. Tutti questi linguaggi convivono e trovano un punto di incontro nella presenza del fuoco. A tutto questo si aggiunge un elemento fondamentale: l’acqua. Tutto lo spettacolo viene pensato e costruito sull’acqua, su di un palcoscenico liquido.
Non è solo un contesto, ma uno spazio drammaturgico vero e proprio. Personalmente è la prima volta che mi avvicino all’acqua in un modo così specifico. In passato ho lavorato in prossimità dell’acqua o su piattaforme galleggianti, ma qui l’acqua diventa davvero il luogo della scrittura scenica. Questo cambia molto le regole del gioco. L’acqua è affascinante, ma anche complessa: è instabile, lenta, ha tempi e dinamiche proprie. Introduce una perdita di controllo, costringe ad ascoltare, ad adattarsi. Mettere insieme fuoco e acqua non è immediato. E’ una sfida. Ed è proprio questa tensione tra elementi opposti che mi interessa esplorare. L’obiettivo di Scorre il Tempo è, in fondo, dare voce al tempo. Raccontare questa fabbrica immaginaria in mezzo al lago, e attraverso di essa evocare storie, immagini, passaggi. Lo spettacolo si muoverà tra il molo, la riva, una piattaforma galleggiante, delle barche. Ci saranno anche degli alberi che sembrano nascere dall’acqua, come se emergessero direttamente dal lago. Questi luoghi ospitano figure, personaggi improbabili e oggetti di fuoco, e vengono attivati in momenti diversi dello spettacolo. Non c’è un unico punto di vista, ma una successione di immagini che si accendono e si spostano nello spazio. E’, in un certo senso, una specie di concerto frammentato, in cui le scene si distribuiscono tra la terra, l’acqua e l’aria. Lo sguardo dello spettatore è invitato a muoversi, a seguire ciò che accade, a lasciarsi guidare da queste apparizioni. Mi interessa lavorare su questa idea di dispersione e trasformazione: le immagini non sono mai fisse, ma si accendono, si riflettono, si trasformano e scompaiono. E’ un modo di costruire lo spettacolo che nasce proprio dal rapporto con l’acqua e che rende ogni momento unico, instabile, vivo”.
La parata
La parata di teatro-urbano per questa nuova edizione del Festival si intitolerà “Centaura, ricorda i tuoi passi”, con Costellazione Arona, una produzione diretta e coordinata da Progetto RESCUE! In scena il 3 e 4 settembre alle 19, il 5 e 6 settembre alle 16.00, sempre con partenza da largo Vidale.
Nel 2024 è nata Costellazione Arona, una compagnia cittadina formata da famiglie, bambini, giovani, adulti e da due realtà culturali del territorio: V. Dance Studio e Corpo Musicale A. Broggio di Castelletto Ticino.
“Uno spettacolo teatrale ispirato al testo Centaura di Dacia Maraini – spiegano Camilla Sandri Bellezza, Vicente Cabrera di Progetto RESCUE! – Si svolge come una parata cittadina perché camminare insieme è un modo di ricordare la storia della città, raccontarla e renderle omaggio”.
Il teatro di strada
“The Atari Show”: la compagnia argentina El Goma porta in scena una comicità irresistibile, capace di trasformare situazioni quotidiane in momenti surreali. Grazie a un sistema di loop sonori, ricco di effetti tratti da film e cartoni celebri, dialoga con l’ambiente che lo circonda, scatenando risate e applausi. Lo spettacolo unisce tecnica e fantasia: giocoleria contemporanea di alto livello, comicità fisica, danze volutamente scoordinate e improvvisazione travolgente. Un concentrato di energia e creatività, contenuto in una sola valigia. In largo Vidale, venerdì 4 e sabato alle 18.00 e alle 21.00, domenica 6 settembre alle 17.00 e alle 18.30.
A Palazzo Borromeo “Arcipelago”, teatro per ragazzi, con Teatro Telaio. Il 4 e 5 settembre alle 19 – 20.15 e 21.30. Arcipelago è una sapiente ed emozionante installazione teatrale. Protagonisti assoluti sono i ragazzi, invitati a esplorare un luminoso arcipelago composto da particolari isole, piccole tendine luminose, custodi di mondi meravigliosi. Ogni ragazzo, ogni ragazza, mossi da parole magiche (ascolta, guarda, senti, racconta) vi si immergerà, rispondendo ai diversi stimoli suggeriti da ogni isola, creando un proprio diario emozionale che poi condividerà con tutti.
Mythos sull’acqua si ispira alla proposta innovativa e per alcuni tratti sovversiva dello scultore Fabio Viale. Lo spettacolo con autore, regista e interprete Milo Scotton, riporterà in vita i protagonisti dei miti greci più conosciuti trasposti in linguaggio circense. Icaro tra piume volanti e volteggi. Narciso sopraffatto dalla propria bellezza tra ninfee e ardite verticali in uno specchio d’acqua. Medusa pronta a testare il coraggio degli eroi tra volteggi ed equilibri precari. Penelope consumata nell’attesa tra pene d’amore e sinuose tessiture corporee.
Il 5 e 6 settembre alle 19.00 alla Spiaggia delle Rocchette (via Sempione).
“Brigitte et le petit bal perdu” porta il teatro in miniatura. Brigitte è un minuscolo teatro da camera per soli quattro spettatori, un gioiello poetico in cui Nadia Addis dà vita ai ricordi di un’anziana pittrice e del suo inseparabile cane. Attraverso marionette, ombre cinesi e un salotto in miniatura, lo spettacolo apre una finestra su un mondo intimo fatto di nostalgia, amore e sogni d’oceano. In pochi minuti lo spazio si trasforma: la casa si anima, la memoria prende forma e lo spettatore assiste da vicino a un viaggio delicato e onirico che parla di giovinezza, partenze e attese. Un’esperienza rara, capace di evocare emozioni profonde e di ricordarci quanta meraviglia possa nascondersi nelle cose più piccole. Il 5 e 6 settembre dalle 16 alle 20, ogni 15 minuti, sotto il pergolato di lungolago Nassiriya.
E non può mancare “Il menù della poesia”: sedetevi al tavolo e ordinate un aperitivo o la cena, poi prendete il menù teatrale e scegliete la poesia o il testo che volete ascoltare. Gli attori e le attrici reciteranno per voi. Il teatro alla carta è diviso in diverse categorie per soddisfare tutti i palati. Potrete ordinare poesie della tradizione o poesie a lume di candela, poesie ironiche e piccantine oppure brani dedicati alle famiglie e ai più piccoli. Con Anna Charlotte Barbera, Valeria Perdonò e Riccardo Pumpo. Il 4 settembre Spiaggia delle Rocchette, il 5 settembre Ca de’ Pop, il 6 settembre Condividere Bistrot, sempre dalle 18.30.
La Barcascenica Pinta
Si naviga di sera, quando il cielo muta colore. Si ascoltano i movimenti del lago, il respiro del vento e “Una barca di storie” quelle storie scritte e interpretate da Alessandro Barbaglia, con musica dal vivo di Andrea Fabiano. Le storie che salgono a bordo dicono di essere vere… ma solo fino a un certo punto. Il resto è meraviglia, immaginazione, stupore. Racconti che mescolano realtà e fantasia, capaci di trasformare persone comuni in protagonisti di avventure incredibili, così sorprendenti da sembrare inventate e così plausibili da sembrare vere. In questa barca ogni storia cambia forma, si intreccia alle altre, si reinventa. E’ impossibile capire dove finisca il vero e inizi l’invenzione: ed è proprio lì, in quel confine mobile, che nasce la magia del racconto. Ogni viaggio è diverso dal precedente: le storie si combinano, si scambiano di posto, creano ogni volta uno spettacolo nuovo e imprevedibile. Venerdì 4 e sabato 5 settembre partenze da lungolago Nassirya, imbarco Idrovia, alle 19.00 – 20.00 e 21.00.
Il palco al Lido
Hanno risposto 82 compagnie teatrali amatoriali d’esperienza alla call lanciata da Act per inserire uno spettacolo nel programma del Festival 2026 che desse spazio proprio a questo settore, in continua crescita. La direttrice artistica Dacia Maraini ha selezionato “Antitempesta” portato in scena da Gruppo adulti Bausch – Scuola del Teatro delle Arti di Gallarate, a cura di Giulia Provasoli: la Tempesta è l’ultima grande opera di Shakespeare, un racconto che racchiude in sé, tra gli altri, i temi del potere, dell’amore, della magia. Prospero, duca di Milano, è stato spodestato dal fratello Antonio, grazie all’intervento militare del re di Napoli; esiliato su un’isola insieme alla figlia Miranda, Prospero padroneggia le arti magiche e piega al suo comando Calibano, il giovane selvaggio, figlio di strega, che prima controllava l’isola, e Ariel, uno spirito dell’aria; scatenerà una tempesta, per attirare sull’isola tutti i suoi nemici e ottenere la sua resa di conti. L’opera è un gioco, spesso grottesco, di teatro nel teatro, che termina col perdono, ma lascia aperte tematiche importanti, più che attuali. “In questa nostra riscrittura – dicono gli interpreti – ci siamo concentrati sui tempi che precedono e seguono la narrazione, tirando un filo esplicito con il nostro presente. Studiando l’opera, vi abbiamo trovato tutti i grandi temi che ci interrogano, oggi, come uomini, donne, cittadini e cittadine: i legami familiari, d’amore, di amicizia; la guerra, il desiderio di potere o di riscatto, la violenza sulle donne e su chi non detiene privilegi; forme nuove e allarmanti di discriminazioni. Lo spettacolo procede per immagini, evocazioni, non segue un percorso lineare, ma emotivo, giocando sul filo – tra il sogno e la veglia”. Sul palco del Lido in corso Europa 12, martedì 2 settembre alle 21.00.
Un attore e una fisarmonica per dare vita a “Poveri Cristi”. In una periferia di Roma che potrebbe essere ovunque, prendono voce figure ai margini: un magazziniere analfabeta che ha inventato un suo modo di leggere il mondo, una vecchia che insegna alla prostituta che la cultura è un diritto, Joseph che attraversa mille vite prima di approdare in Italia, e poi il razzista, la Donna Impicciata, lo zingaro bambino, il Preposto, persino San Francesco. Ogni sera lo spettacolo sceglie solo alcune di queste storie, come un concerto che cambia scaletta, componendo un mosaico umano fragile e potente. Sono personaggi che spesso finiscono sui giornali solo quando accade qualcosa di scandaloso; qui vengono raccontati con uno sguardo capace di coglierne la grazia inattesa, come santi nel momento in cui accade un prodigio. Con Ascanio Celestini e Gianluca Casadei sul palco del Lido in corso Europa 12, venerdì 4 settembre alle 21.00. Produzione Fabbrica, Teatro Carcano.
In “L’amore rubato” della Compagnia Tangram Teatro. La regista Ivana Ferri mette in scena le donne di Dacia Maraini. I protagonisti di questo viaggio ci mostrano qualcosa di intimo e necessario. Un mondo diviso tra coloro che vedono nell’altro una persona da rispettare e coloro che considerano l’altro un oggetto da possedere. Le protagoniste de “L’amore rubato” combattono una battaglia antica e sempre attuale, contro gli uomini amati che sempre più spesso si dimostrano incapaci di ricambiarle, di confrontarsi con il rifiuto, il desiderio. Davanti a queste donne, mariti, amanti, compagni si rivelano ragazzini che stentano a crescere e confondono la passione con il possesso e, per questo, l’amore lo rubano: alle bambine che non sanno, alle donne che si donano troppo.
Sul palco del Lido in corso Europa 12, sabato 5 alle 21.00.
Si canta e ci si incanta con …Fino alle stelle. Nella Sicilia degli anni ’50 Tonino e Maria, due cantastorie uniti da un’immediata intesa artistica, decidono di partire senza un soldo per inseguire un sogno folle: attraversare l’Italia e arrivare… fino alle stelle. Il loro viaggio diventa un percorso attraverso tradizioni, leggende e sentimenti, tra entusiasmi, gelosie e piccoli conflitti che li spingono a cercare quella grande occasione capace di cambiare la loro vita — forse reale, forse immaginata. Guidati dalla regia di Raffaele Latagliata, Agnese Fallongo e Tiziano Caputo portano in scena una commedia musicale brillante e profondamente radicata nella nostra memoria collettiva, ricordandoci che non si può sapere dove si va se non si conosce da dove si viene. Sul palco del Lido in corso Europa 12, domenica 6 settembre alle 21.00.
La parola
Il teatro e la parola. Tornano gli incontri con gli autori, il confronto sui temi che scuotono l’animo umano. Il 30 agosto a Dagnente e dall’1 settembre in piazza San Graziano ad Arona.
Domenica 30 agosto alle 18.30 a Dagnente un dialogo che porta in Siria. La giornalista e scrittrice Asmae Dachan presenta “Siria, il giorno dopo. Le ferite e le speranze” (ADD editore). Asmae Dachan compie un viaggio che da Ancona, dov’è nata, la porta ad Aleppo, la città della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone. Da Jiza, la città di Hamza al-Khatib, torturato e ucciso a undici anni, a Dar’a; da Darayya a Sednaya, «la macelleria umana di Assad»; da Damasco, dove la guerra sembra non esserci mai stata, a Ghouta, Homs e Hama, Idlib e infine Aleppo, le radici. Incontri pieni di dolore si mescolano a incontri di speranza, come quelli con due adolescenti che salvano libri e oggetti d’arte o un artigiano che riapre la sua bottega di biciclette. Storie di famiglie che riportano in vita i morti e gli scomparsi, i mafqudin, le persone arrestate, allontanate forzatamente dalle loro case, lasciando chi resta in una vita sospesa. Come si scrive la parola fine a tutto questo?
Con lei, PhD, arabista, giornalista e scrittore Lorenzo Trombetta, e il suo libro “Damasco”: è la geografia a fare di Damasco un nodo obbligato: crocevia tra montagna, pianura e steppa, tra Mediterraneo, Arabia e Mesopotamia. E’ una centralità imposta, che ne fa una camera di compensazione delle contese regionali più che un luogo di decisione sovrana. Questa tensione si riflette nello spazio urbano. Centro e periferia non sono opposti ma soglie mobili. Damasco emerge così come una città che cambia senza spezzarsi e, proprio per questo, rivela meglio di ogni discorso ufficiale come funziona la Siria.
Martedì 1 settembre alle 18.30 Dacia Maraini con “Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola” (Rizzoli). A lume di candela o su un prato fiorito, in cucina o – le più fortunate – in una stanza tutta per sé, le donne hanno sempre letto. E fintanto che i loro occhi si posavano su libri scelti dagli uomini, non hanno mai fatto troppa paura. Così, per secoli, le donne hanno conosciuto solo gli scritti dei padri, gli stessi che fin da bambina anche Dacia Maraini ha divorato, e che hanno nutrito la sua fantasia. Poi, da adolescente, con la curiosità ribelle di chi per leggere ha spesso rinunciato a giochi e gite in spiaggia, si è chiesta dove fossero i libri delle madri: perché faticava a trovarli in biblioteca? Perché la critica se ne occupava quasi con condiscendenza? Lo avrebbe scoperto presto, la ragazzina che sarebbe diventata scrittrice: le madri esistevano eccome e non avevano nulla da invidiare ai padri, ma la Storia le aveva dimenticate, censurate, o più spesso ignorate. Tra le pagine di questo libro, Dacia Maraini ce le racconta, disegnando attraverso le loro storie e le loro parole una mappa luminosa e appassionata delle scrittrici che hanno abitato la sua immaginazione, che ha amato, studiato o incontrato: dalle mistiche alle cortigiane, dalle monache disobbedienti alle rivoluzionarie, passando per le romanziere dell’Ottocento, le teoriche del femminismo novecentesco e le vincitrici di Premi Nobel. Un viaggio inaspettato e intimo che attraversa e reinterpreta la storia della letteratura, da Vibia Perpetua a Michela Murgia, intrecciandola alle vite ordinarie o straordinarie delle donne che hanno fatto della scrittura uno strumento di libertà, cambiando il nostro modo di guardare il mondo.
Mercoledì 2 settembre alle 17.30 Alessandro Barbero dialoga con Dacia Maraini a partire da “San Francesco” (Editori Laterza). Nel 2026 sono 800 anni dalla morte di san Francesco, uno dei più popolari fra i santi della Chiesa cattolica. Tutti crediamo di conoscerlo, ma niente è mai come ci immaginiamo. Le più antiche biografie di Francesco furono scritte da frati che l’avevano conosciuto da vicino. Perciò potremmo credere, ingenuamente, che le informazioni di cui disponiamo su di lui siano non solo molto numerose ma sicure. Non è così. I testimoni si contraddicono continuamente: chi li ascoltava non amava ricordare che Francesco era stato un uomo pieno di durezze e di contraddizioni, che aveva sperimentato la delusione e la sconfitta. Volevano ricordare un santo perfetto in tutto, privo di dubbi e di amarezze e, in definitiva, simile a Cristo. Era tale il contrasto tra le versioni di san Francesco proposte dai suoi biografi che, quarant’anni dopo la sua morte, l’Ordine prese una decisione senza precedenti: far distruggere tutte le biografie esistenti e sostituirle con una nuova e definitiva, la Legenda maior scritta dal generale dell’Ordine, Bonaventura. I codici contenenti le vite del santo scritte da chi lo aveva conosciuto vennero cercati nelle biblioteche e fatti sparire. Solo dopo secoli hanno cominciato a riemergere dall’oblio grazie a fortunati ritrovamenti, rivelandoci un Francesco molto diverso. Non il santo sempre lieto che parlava agli uccellini, raffigurato negli affreschi di Giotto ad Assisi, il santo che ammansiva i lupi, precursore dell’ecologismo moderno, che discuteva amichevolmente con i musulmani, precursore del pacifismo e dell’ecumenismo. Non è questo il Francesco che i suoi discepoli ci hanno raccontato. Il Francesco che emerge dai loro ricordi è un uomo tormentato, duro, capace di gesti dolcissimi e di asprezze inaspettate. Ma soprattutto non raccontano un solo Francesco perché ognuno lo ricordava a suo modo. E dunque? Chi è stato davvero quest’uomo straordinario?
Giovedì 3 settembre alle 18.30 protagonista Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli). E’ un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel mattino decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Questa storia. Una storia d’amore. E’ un romanzo di verità, che per la prima volta ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre. Bambino timido e facile all’ira, all’inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un’operazione politica sanguinaria, ma resiste. Ha conosciuto Socrate, infatti, l’uomo più strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia però non basta, Socrate viene condannato a morte. Platone allora parte verso Cirene e l’Egitto per trovare la sua strada. Sarà una strada retta e tortuosa assieme. Ciò che la segna, tuttavia, è l’eros, l’amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l’amore totalizzante, la passione sublime, il motore più potente dell’animo umano. Un romanzo fuori dal tempo, frutto di anni di studio e di sana ossessione. Scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicità, un “atleta dell’anima”; seguendone dolori, fallimenti e amori.
Venerdì 4 settembre alle 18.30 Elvira Seminara con “Lunario dei giorni insonni” (Einaudi). Iris non ha dubbi: per lei l’inferno sono gli altri. Il paradiso invece è Alert, l’insediamento umano piú a nord del pianeta, dove riposano in ibernazione tutti i sogni che non ha realizzato. Ma ormai persino ad Alert i ghiacci si sciolgono, e lontano migliaia di chilometri, in un residence sul mare che è un perfetto campo di osservazione delle piccole assurdità umane, Iris affronta la sua solitudine durante un’estate senza fine, in cui anche la natura è in preda a un disastro che ci somiglia. A quasi cinquant’anni, dopo un matrimonio fallito, Iris si è trasferita lí a vivere con Jacopo. Condividono l’affitto e qualche mania, nient’altro. Lei lavora online insegnando letteratura a manager in cerca di citazioni pronte all’uso, e intanto compone mappe per orientarsi nel caos. Ma soprattutto si scopre parte di una stirpe antica e smisurata: quella degli insonni, creature di confine che abitano il tempo rovesciato della veglia. Una confraternita segreta, sparsa ovunque, fatta di chi teme i sogni perché sa che dicono il vero, e di chi, come lei, cerca nella notte una possibilità. Nelle sue passeggiate notturne incontra anche Aida, una vecchia vicina che ha dimenticato molte cose, inclusa la ragione di un dolore che però non la abbandona. Ed è questo legame, cosí strambo da apparirle innocuo, a dilatare improvvisamente il suo orizzonte. Perché per quanto tentiamo di resisterle, la vita si infiltra dappertutto. Un romanzo con una protagonista spigolosa e stralunata il cui sguardo sa, però, sempre posarsi sulla bellezza nascosta del mondo.
Sabato 5 settembre alle 18.30 Antonella Lattanzi in “Chiara” (Einaudi). Marianna e Chiara crescono a pochi passi, nella Bari popolare degli anni Novanta, in due famiglie che sembrano agli antipodi – una ruvida e irrequieta, l’altra ordinata e colta, apparentemente perfetta – ma che si rivelano uguali nel modo in cui tradiscono, soffocano, feriscono. Tra le due ragazze nasce subito un legame assoluto, fatto di intesa e di coraggio, di un bisogno vitale di raccogliersi a vicenda. Così, contro la violenza che le circonda, costruiscono un mondo solo loro, e negli anni l’affetto si confonde con l’amore, in alcuni momenti diventa anche attrazione e desiderio. Ma la vita adulta le allontana, crescere in fondo è irreparabile. E allora, quando sarà il momento, sapranno tenere fede a quella promessa di esserci sempre l’una per l’altra, anche di fronte al Terrore? Il romanzo sa tenere insieme la tenerezza dell’infanzia, l’erotismo come scoperta e il senso di minaccia incombente tra le mura di casa, la paura che qualcosa si spezzi all’improvviso, senza avvisare. Ma proprio dentro la tensione, contro ogni aspettativa, si accende la poesia della vita, e insieme un bene ostinato e splendente, capace di disarmare il cuore di chi legge.
Domenica 6 settembre alle 18.30 Maura Gangitano e Andrea Colamedici con “Botanica della meraviglia” (HarperCollins). C’è una domanda essenziale che ci assale quando tutto intorno crolla e il caos sembra dilagare: come possiamo andare avanti senza impazzire? Questo libro non è certo un manuale di sopravvivenza per i momenti di crisi con soluzioni definitive e istruzioni chiare, ma un’indagine sullo spirito umano che aiuta a scoprire le pratiche di resistenza culturale che continuano a sbocciare e crescere tra le crepe dell’apocalisse e che ci stupiscono proprio per questo. Un viaggio filosofico e critico che documenta i “fiori” che nascono nei posti più improbabili: dal corpo che custodisce dissolvendosi alla gioia che non spera, passando per la lettura silenziosa che genera comunità e le maschere che rivelano invece di occultare. Pur sapendo che l’habitat è ormai compromesso e che molte di queste forme di vita culturale sono già in via d’estinzione, gli autori hanno compilato un prezioso erbario, frutto di anni di studio e di pratica del fatto che la meraviglia è in grado di germogliare dove non dovrebbe – negli interstizi tra stupore e spavento – e che è capace di prendere forme ostinate e contrarie. A conferma che l’umano, nonostante tutto, continua a generare bellezza e senso anche quando sa che è tutto inutile.
La biglietteria teatrale
Prevendite: librerie Mondadori e Fetrinelli Point Arona.
Vendita diretta a partire da mezz’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Online: ciaotickets.com
