Intervista con Mohammed Timraz, ideatore della mostra internazionale itinerante “HeART of Gaza”: “Credo che l’arte possa curare le ferite dell’anima”

“Provo a raccontare la realtà attraverso gli occhi dei bambini di Gaza”. Mohammed Timraz è l’ideatore della bellissima mostra internazionale itinerante “HeART of Gaza” che unisce il cuore, inteso come sentimenti ed emozioni, e l’arte, raccogliendo i disegni realizzati da bambini e ragazzi, dai 3 ai 17 anni, della Striscia di Gaza all’interno della cosiddetta “Tenda degli artisti”, uno spazio creativo per offrire loro un luogo protetto in cui esprimere sogni, paure e speranze.

L’arte diventa così uno strumento fondamentale di elaborazione del trauma e al contempo un potente mezzo educativo e di testimonianza, con l’obiettivo di dare voce all’infanzia colpita dalla guerra e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione umanitaria a Gaza.

Ogni disegno racconta infatti in modo autentico una storia di vita quotidiana, i bombardamenti, la sofferenza per un’infanzia strappata, la perdita della propria casa e dei propri cari, ma ci ricorda anche il valore di quelle piccole cose, come ad esempio una torta di compleanno o una giornata al mare, che troppo spesso tendiamo a dare per scontate e che per i bambini di Gaza e di qualsiasi altro Paese che vive il dramma della guerra diventano dei sogni impossibili da realizzare.

Mohammed Timraz è cresciuto a Deir Al-Balah con la sua famiglia, si è laureato in letteratura inglese e francese all’Università Al-Azhar e nel 2023 ha aperto una caffetteria, il Grey Café, che il 10 ottobre dello stesso anno è stato bombardato. Con grande coraggio, Mohammed ha scelto di restare a Gaza e di sostenere la sua comunità, alla quale è da sempre molto legato, creando il progetto “HeART of Gaza” e fornendo beni di prima necessità ai palestinesi di Gaza City e Deir Al-Balah.

Nell’ottobre 2025 è arrivato in Italia a seguito dell’ammissione all’Università di Parma come dottorando in ricerca sull’arteterapia.

foto © Instagram HeArt of Gaza

Mohammed, com’è nata l’idea della mostra “HeART of Gaza”?

“L’idea del progetto “HeART of Gaza” è nata un giorno in cui ero a Gaza e ho visto un disegno della mia nipotina Shahed che ha solo 7 anni e aveva raffigurato un bambino senza testa. Le ho chiesto il motivo e mi ha raccontato che aveva guardato un video sui social media di un bombardamento a Khan Younis in cui tante persone erano state uccise e tra loro c’era un bimbo senza testa. Mi ha detto anche che da quel momento erano trascorsi dieci giorni e non riusciva più a dormire né a mangiare bene. Allora ho pensato ad un modo per aiutarla”.  

Così ha ideato la “tenda degli artisti” …

“Ho costruito una tenda artistica a Deir al Balah, nel centro di Gaza, a giugno 2024, e ho iniziato a fare un workshop con Shahed, coinvolgendo anche una ventina di bambini della mia comunità, per dare loro la possibilità di immaginare qualcosa di diverso dal genocidio in atto. Ho proposto loro di fare un disegno sulla natura, poi uno sul futuro, sulla persona preferita, sul cibo che amano, e laboratorio dopo laboratorio Shahed ha iniziato a disegnare cose belle, a dormire e a mangiare bene. Oggi abbiamo diciassette tende artistiche a Gaza City con 2000 bambini”.

Ogni disegno racconta una storia, ce n’è una che l’ha colpita in modo particolare?

“Ogni disegno racchiude una storia, un sentimento e un’emozione diversi vissuti da questi bambini mentre cercano di mostrare il loro modo di vivere e lottano nel mezzo del genocidio. Forse avete visto che alcuni disegni trasmettono tristezza e dolore ma ce ne sono altri che parlano di speranza e di sogni. In particolare mi ha colpito il fatto che Hassan, 7 anni, disegnasse sempre la stessa immagine, il mare e i pesci, nonostante nei laboratori chiedessi magari di raffigurare la natura o la frutta. Ho provato una sensazione strana, mi chiedevo il perché. Parlando con lui mi ha spiegato che lo rendeva felice e lo faceva sorridere dipingere il mare e i pesci in quanto gli ricordavano i momenti belli e spensierati trascorsi con suo papà, che non ha più visto dal 7 ottobre 2023 perchè è stato ucciso, e che portava lui e il suo fratellino al mare a giocare e a divertirsi”.

Quanto è terapeutico il disegno per questi bambini?

“Io sono venuto in Italia per studiare l’arteterapia. Quando qualcuno disegna esprime l’emozione di quel momento e io in quanto terapeuta posso analizzarla. Ad esempio, un bambino di Gaza che vive il genocidio disegnerà in maniera diversa rispetto ad uno che abita a Milano, in un luogo sicuro. Sappiamo che il corpo è composto da una parte fisica che necessita di determinate cose per stare bene e da una psicologica di cui devi prenderti cura. Con l’arte puoi curare le ferite dell’anima”.

La mostra “HeART of Gaza” a Rovello Porro (Co) – credit foto FM

Qual è la situazione attuale a Gaza, soprattutto a livello umanitario?

“La situazione a Gaza è tuttora terribile, anche dal punto di vista umanitario, ed è molto diversa da come viene spesso mostrata dai media e dalla propaganda. Un giorno vengono lasciati entrare i rifornimenti e poi, per due-tre settimane, viene bloccato di nuovo il confine. Inoltre, i bombardamenti e gli attacchi continuano. Ad esempio, prima di sentirci per questa intervista ho dato un’occhiata alle notizie e ho visto che questa mattina ci sono stati quattro attacchi nella città di Gaza. Quando voglio mettermi in contatto con la mia famiglia o con il mio team sono necessari anche alcuni giorni per riuscire a sentirli”. 

Lo scorso ottobre è arrivato in Italia come studente rifugiato. Quanto è difficile vivere lontano dalla propria terra e dai propri cari?

“Sono in Italia dal 1° ottobre 2025, quindi da otto mesi e ho una borsa di studio all’Università di Parma come ricercatore in arteterapia. Penso sempre alla mia famiglia. Non riesco a dormire più di cinque ore a notte. Mi sento come un corpo senza anima, in quanto la mia è rimasta a Gaza, con i miei cari e la mia comunità”.

foto © Mohammed Timraz

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

“Anche se mi trovo in Italia, in un luogo sicuro, continuo a vivere alla giornata come ho sempre fatto. Tornare a Gaza ora è impossibile, quindi penso che rimarrò qui e continuerò a fare il ricercatore”.

La mostra “HeART of Gaza” proseguirà il suo tour in altre città d’Italia e d’Europa?

“Solo nel mese di giugno la mostra è presente in quaranta città italiane … è stato fatto un lavoro davvero fantastico. In Europa siamo invece presenti in Germania, in Irlanda, in Scozia, in Lussemburgo, in Svizzera, mentre negli Stati Uniti a Chicago”.

di Francesca Monti

foto © Instagram Mohammed Timraz

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