Intervista con Delia che pubblica il suo primo album “Sicilia Bedda”: “La lingua siciliana funziona con tanti vestiti diversi, dal pop al folk”

“Non sono una persona che le manda a dire, che sta in silenzio, al contrario mi piace parlare ed esprimere quello che penso, sempre con i dovuti modi”. Autentica, energica, talentuosa, dopo un anno che l’ha consacrata tra le voci più sorprendenti e vere della nuova scena italiana, Delia pubblica il suo primo album “Sicilia Bedda” (Isola degli Artisti / Warner Records / Warner Music Italy), disponibile ovunque da venerdì 3 luglio.

Dall’esperienza a X Factor 2025, fino all’approdo sul palco del Festival di Sanremo durante la serata delle cover, accanto a Serena Brancale e Gregory Porter, passando per il successo di “Al mio paese” insieme alla stessa Brancale e a Levante, la cantautrice e pianista siciliana ha costruito un percorso artistico unico, riconoscibile e profondamente identitario.

L’album racchiude la visione musicale di Delia e il suo profondo legame con la Sicilia, mettendo al centro le radici, la memoria, il senso di appartenenza, ma anche uno sguardo contemporaneo sulla figura femminile.

A confermare il momento eccezionale che sta vivendo l’artista c’è anche il successo del “Sicilia Bedda Tour”, che il 10 luglio farà tappa al Teatro Antico di Taormina, dove sarà protagonista di uno show speciale con tanti ospiti.

Delia, il tuo primo album “Sicilia Bedda” unisce radici, memoria, uno sguardo sul femminile ma soprattutto la tradizione con la contemporaneità. Ci racconti come hai lavorato a questo progetto?

“La radice di tutto ciò che è contenuto all’interno dell’album è l’utilizzo della lingua siciliana per far capire che funziona con tantissimi vestiti diversi, dal pop al folk allo stile cantautorale, rendendo più fresco qualcosa di tradizionalmente antico”.

Ci sono diversi brani che mettono in risalto l’idea di una donna libera, indipendente, che fa sentire la propria voce, penso a Libera, a Zitta e Muta, ma anche a Cleopatra, che ha un testo molto divertente …

“Cleopatra è uno dei brani che più mi è piaciuto scrivere, così come Libera, perché ha un taglio ironico e attraverso una storia che in realtà è tutto tranne quello che si possa pensare alla fine ti lascia un sorriso. Ci sono canzoni invece come Zitta e Muta che sono una sorta di manifesto, perché io non sono una persona che le manda a dire, che sta in silenzio, al contrario mi piace parlare ed esprimere quello che penso, sempre con i dovuti modi”.

Nel disco traspaiono le tue varie anime musicali, penso ad esempio a “Ninna Nanna Natìa”, una ballad bellissima …

“Secondo me è un gioiellino, già all’interno del titolo c’è un piccolo gioco di parole, perché mia madre si chiama Nadia, quindi è una ninna nanna che in realtà ho dedicato a lei. Di solito le ninne nanne vengono raccontate o scritte dai genitori, dai nonni, dagli zii, per i bambini, invece in questo caso è stato un modo per ripagare l’affetto e l’amore che mia madre mi ha dato nella vita e l’ho trasposto semplicemente in canzone. Sono pochi i brani di “Sicilia Bedda” in presa diretta, Ninna Nanna Natìa è tra questi e mantiene una magia particolare proprio perchè è stato inserito nel disco così come è stato registrato”.

Ci sono poi le collaborazioni con Fiat131, Serena Brancale e Levante, Gregory Porter …

“Ogni volta che apro il vinile e vedo scritti i nomi di Alfredo (Fiat131, ndr), Serena Brancale, Levante, Gregory Porter mi sembra incredibile che in sei mesi di carriera abbia potuto raggiungere questi traguardi. E’ davvero bellissimo”.

Il disco si chiude con Cu ti lu dissi, omaggio a Rosa Balistreri. Che cosa rappresenta per te questa grandissima artista siciliana?

“Durante i miei concerti in chiusura faccio sempre un omaggio a Rosa Balistreri, che non è soltanto un’ispirazione artistica ma anche sociale. È stata una donna che non si è piegata, che non è mai stata in silenzio, che ha combattuto per i suoi diritti, a volte anche rischiando la vita. Rappresenta veramente tutto ciò che una donna deve riuscire ad essere, ovvero libera dalle catene sociali, dagli stereotipi imposti dalla società, anche rischiando di essere meno gradevole, ma rimanendo sicuramente integra”.

Recentemente hai ricevuto il Taormina Film Festival Award al Taormina Film Festival, che emozione è stata?

“Partecipare al Taormina Film Festival è stata un’esperienza magica. Il red carpet è stato imbastito all’interno di Piazza IX Aprile, che ho sempre frequentato con gli amici, quindi essere lì in veste di artista mi ha fatto un certo effetto. Andare al Teatro Antico, cantare davanti a tutta quella gente, a personaggi importanti, è stata una bella botta di salute. Ancora oggi mi sembra irreale, come se avessi vissuto un sogno”.

Le tue canzoni sono molto cinematografiche a livello di immaginario testuale e sonoro, qual è il tuo rapporto con il cinema?

“Amo tantissimo il cinema d’autore. Penso che ci siano alcune canzoni che ricreano delle immagini che riesci a vedere, non soltanto a sentire. L’augurio che mi faccio è poter scrivere un brano per qualche film, oppure recitarci”.

credit foto Virginia Bettoja

Tornerai al Teatro Antico di Taormina il 10 luglio per un appuntamento speciale del Sicilia Bedda Tour …

“Una delle date di questo bellissimo tour sarà proprio al Teatro Antico di Taormina, che è il mio posto del cuore. E’ tanto bello ma anche spaventoso riuscire a calcare quel palco, dopo neanche sei mesi di carriera. E’ veramente un sogno che si avvera”.

Sei stata ospite di Serena Brancale a Sanremo 2026 nella serata cover cantando “Besame mucho” insieme anche a Gregory Porter, è tra i tuoi progetti provare a partecipare al Festival in gara?

“Sarei un’ipocrita a dire di no. Essere salita su quel palco in veste di ospite è stato meraviglioso e una grande soddisfazione. Ho ringraziato un sacco di volte Serena (sorride). Se dovessi essere chiamata anche come artista in gara toccherei il cielo con un dito. M piacerebbe molto portare al Festival di Sanremo una mia canzone”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Francesca Capozzo – Help PR

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