Addio a Francesco Guccini, Maestro del cantautorato italiano

Si è spento a Pavana a 86 anni il maestro del cantautorato italiano Francesco Guccini. Lo ha reso noto la famiglia precisando che “nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata”, chiedendo che “questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità”, ringraziando “tutti coloro che si uniranno al lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre”. 

Nato a Modena il 14 giugno 1940, Guccini è stato cantautore, poeta, intellettuale, narratore, scrittore e attore. Nel 1957 ha iniziato a scrivere le prime canzoni, creando poi il gruppo I gatti con si esibiva all’osteria delle Dame. Dopo una parentesi come giornalista alla Gazzetta di Modena, dal 1965 ha insegnato lingua italiana all’Università americana Dickinson College di Bologna.

Dall’anno successivo ha iniziato come autore a scrivere brani per altri artisti, in particolare Beat, Equipe 84 e Nomadi, che hanno portato al successo “Auschwitz”, “Per fare un uomo”, “Dio è morto”, “Noi non ci saremo”. Tra le sue canzoni più celebri ricordiamo “Locomotiva”, “L’avvelenata”, “Eskimo”, “Piccola città”, “Il vecchio e il bambino”, “Vedi cara”, “Incontro”, “Autogrill”, “Canzone per un’amica”, “Cirano”.

Ha pubblicato 18 album in studio, gli ultimi sono stati Canzoni da intorto e Canzoni da osteria, nel 1989 ha esordito come scrittore con il romanzo Cròniche epafàniche e negli anni è stato autore di ben 26 libri tra saggi, narrativa, racconti e fumetti.

Nel 1998 ha recitato nel film di Luciano Ligabue, Radiofreccia, e successivamente in tre pellicole di Leonardo Pieraccioni, Ti amo in tutte le lingue del mondo, Una moglie bellissima, Io e Marylin.

Il Maestro lascia la moglie Gabriella Zuccari e la figlia Teresa, avuta da Angela Signorini.

Francesco Guccini ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana, con la sua voce unica e inconfondibile per oltre cinquanta anni ha raccontato sentimenti, vita, cambiamenti della società, unendo musica, poesia e impegno sociale.

Questo il ricordo dei suoi colleghi e amici artisti:

Luciano Ligabue: «Ti ho ammirato e ti ammiro sconfinatamente, ma ancora di più ti ho voluto e ti voglio davvero bene».

PFM: «Ciao Francesco, un abbraccio grande alla tua famiglia e buon viaggio a te. Sarai sempre qui, anche se in un’altra dimensione. Continua a scrivere!».

Claudio Baglioni:

“Addio Maestrone.

Porti via con te
pezzi di storie di molti.
Possano farti compagnia.
Claudio”

Franco Mussida: «Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne “L’isola non trovata”. Quello dell’isola è un tema affascinante e suggestivo per il mondo dell’arte e della Musica in particolare. Anch’io, negli anni della PFM, mi ero confrontato con un’isola, quella de “L’isola di niente”. Ogni isola, si sa, ha qualcosa di speciale nel suo delimitare un territorio. La mia con Francesco fu una di quelle occasioni nate quasi per caso. Ero stato convocato alla Sax Record, uno studio di registrazione nel quartiere Isola — e anche questa, col senno di poi, sembra una piccola coincidenza — per una sessione con la chitarra acustica. Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima. Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi. Erano tempi in cui convivevano tanti mondi e generi musicali diversi. C’era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca. Accanto c’erano tante altre tipologie di voci, rauche, soul, e anche tenorili, capaci di scuotere “fisicamente” il sistema emotivo della gente. Ma il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni. E le emozioni non si giudicano, si rispettano. Con Francesco ci reincontrammo a metà degli anni Novanta. Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica. Forse anche per via della mia storia personale ho sempre sentito in Francesco qualcosa di familiare. Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l’Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l’oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo. Forse per questo, osservando l’Isola di Francesco, l’ho sempre immaginata come un’isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Governatore di un senso di giustizia capace di smascherare l’arroganza dei “furbi di professione”. Un’isola dove vive l’indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità. In cui al posto delle vigne si coltiva l’amore e la compassione per le fragilità dell’uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un’isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione. Mancherai Francesco, eccome mancherai».

Il Club Tenco:Per noi del Club Tenco Francesco Guccini non era solamente un cantautore. Era un punto di riferimento assoluto, uno dei primissimi che ha creduto nella forza visionaria dell’idea di Amilcare Rambaldi: presente già prima della rassegna e della nascita del Premio Tenco, molto generoso in tutti questi anni.

Con alcuni di noi il rapporto era diventato un legame profondo e fraterno.

Dell’intellettuale e del cantautore sappiamo tutto: ha rivoluzionato la direzione della canzone italiana, ha creato una dignità letteraria che prima era messa in discussione, perché la canzone sembrava un’arte di serie B.

Francesco Guccini è stato un artista straordinario, che ha abbracciato tutte le potenzialità della canzone: da quella di lotta a quella intima, dagli americani ai francesi, lui è stato un raccordo e un caleidoscopio di capacità artistiche.

Il Club Tenco non sarebbe stato lo stesso senza Francesco Guccini: La nostra gratitudine è immensa, il nostro dolore incolmabile”.

Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri, curatori della Mostra attualmente in corso “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo” allo Spazio Gerra di Reggio Emilia, visitata dal cantautore stesso pochi mesi fa, ricordano Francesco Guccini sui social di Spazio Gerra.

«Oggi è un giorno triste per i tanti che hanno ascoltato e vissuto con i versi di Francesco Guccini. Tra le centinaia, forse migliaia di messaggi a lui dedicati dai visitatori della mostra, molti raccontano di come in alcuni momenti importanti della vita ci fosse un verso di Guccini a cui ritornare per cercare un senso, forse una consolazione. Ci mancherà la sua voce, una delle più autorevoli e profonde, un punto di riferimento per comprendere il nostro presente. In questo momento di lutto, ci uniamo tutti intorno alla famiglia, cui esprimiamo il nostro più sentito cordoglio».

Antonello Venditti: «Francesco Guccini ha lasciato questo mondo infame! Ci lascia alcuni capolavori come testimonianza eterna di un Novecento duro a morire nei nostri cuori e nella nostra vita nell’eterna speranza di cambiamento tipica della nostra generazione… Mancherai al futuro e a tutti noi! GRAZIE FRANCESCO e un abbraccio alla tua famiglia riservata e sincera come la tua terra… Antonello».

Cristiano De Andrè:Con la scomparsa di Francesco Guccini se ne va una parte fondamentale della storia del cantautorato italiano. Come mio padre, ha rappresentato una voce libera, capace di raccontare il nostro Paese con poesia, impegno civile e spirito di resistenza. La sua è una perdita immensa per la cultura italiana e per tutti coloro che nelle sue canzoni hanno trovato uno sguardo lucido, umano e vero sulla realtà. Ciao Francesco. Che la terra ti sia lieve“.

Zucchero “Sugar” Fornaciari: «Non ti ho mai perduto, con quanto amore, stai soltanto dormendo in fondo al mio cuore».

Gio Evan: «Ma se io avessi previsto tutto questo…

c’è una canzone che cantavo tre giorni fa a colpi di chitarra, negli Abruzzi del Tirino.
Confidavo a un amico l’importanza della musica incorruttibile.

L’arte che non ha paura di schierarsi, ricordare alle persone che ogni gesto è politica, ogni mossa che facciamo dice all’universo da che parte stiamo.
Ogni parola detta, ogni acquisto, è un voto elettorale dello spirito.

C’è una musica che ha sempre detto da che parte stare.

C’è una musica che non ha paura di perdere consenso, di perdere metà dei biglietti, di perdere posizioni e radio.
C’è una musica che non ha paura di dividere e separare.
C’è una musica che insegna a resistere
“.

Mauro Pagani: «Francesco, sei stato un libero pensatore e il testimone di un’Italia che sa ancora rispecchiarsi nelle proprie radici, senza perdere di vista l’orizzonte.

Mostrarsi coerente per decenni, fedele alla propria coscienza, è la lezione più nitida che ci consegni. La tua voce burbera, che da stamattina, mi risuona costantemente nella testa e nel cuore, ci ricorda che l’indipendenza di pensiero non è una posa, ma un esercizio quotidiano da difendere a ogni costo.

Il tuo tragitto, Amico mio, testimonia una rara coerenza nell’arte e nella vita.

Le tue strofe vive, uno sguardo acceso sul mondo vicino e lontano. Sei sempre stato capace di passare con naturalezza dai dettagli minimi della vita di provincia, alle grandi vicende storiche.

Il tutto stemperato da quella goliardia schietta fatta di tavole imbandite, vino sincero, dove l’amicizia si faceva racconto.

Buon viaggio Francesco, una carezza a te ovunque tu sia».

Eugenio Finardi: «Con Francesco Guccini se ne va una delle più importanti figure del dopoguerra italiano. Ha raggiunto Fabrizio, Franco, Pino, Ivan e troppi altri che hanno segnato un’era storica straordinaria per la canzone popolare italiana».

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