VENEZIA83 – “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher in Concorso alla Mostra del Cinema: “Riuscire ad entrare in questo personaggio ha richiesto un grande lavoro”

E’ stato presentato in Concorso alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, David Talbot, Adrien Bobinet, Sharif Andoura.

A 43 anni, Carla è una dirigente brillante e interamente votata al lavoro. Dietro un’apparenza impeccabile nasconde una profonda insicurezza, ma è comunque riuscita a costruirsi una carriera di successo, spesso a scapito della vita familiare. Da poco nominata responsabile delle Risorse Umane di una grande azienda, ha il compito di conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione. Ma quando scopre un caso di management tossico, il confine tra compromessi e compromissioni si fa sempre più sottile. Fino al punto di rottura.

“Lo psichiatra e psicanalista francese Christophe Dejours ha dedicato gran parte delle sue ricerche ai meccanismi di assoggettamento nel mondo dell’impresa. Descrive il luogo di lavoro come un ambiente plasmato da regole maschiliste, in cui agli individui viene richiesto di affermare la propria idea di potere. Carla, la protagonista del film, è una di quelle donne che lavorano molto, instancabilmente, e che sono sempre riuscite a eccellere malgrado la poca fiducia in se stesse. Forse proprio per questo la sua condizione di assoggettamento nasce in parte dalla persistente sensazione di non essere pienamente legittimata nel ruolo che ricopre, nonostante il suo talento e la sua capacità di lavoro. Dietro il ruolo della dirigente interamente votata alla causa dell’azienda, Carla è una vittima delle proprie fragilità, che ha sempre cercato di evitare adottando il linguaggio virile e dominante della forza che ci illude del nostro potere, tenendo a distanza una vulnerabilità preziosa e profondamente umana. Mi interessa il modo in cui un sistema che io ritengo liberale, arrivato all’ultimo soffio, obblighi le persone ad accettare questa situazione che porta gli uomini e le donne a rivelare la parte peggiore della propria umanità e a perdersi”, ha raccontato il regista.

Alba Rohrwacher è la protagonista Carla: “Riuscire ad entrare in questo personaggio ha richiesto un grande lavoro. I meccanismi del potere mi spaventano ma credo che l’arte sia capace di resistere e trovare vie di fuga sorprendenti. In questo film una persona può essere messa in discussione rispetto alla sua posizione e provare a reagire. E’ un personaggio che occupa un ruolo importante in un’azienda e quindi ho dovuto studiare bene il francese, mi sono trasferita a Parigi e abbiamo cominciato a capire la psiche di questa donna. Conservo un ricordo delle riprese in cui si perdono i punti di riferimento, eravamo posseduti dal racconto di queste dinamiche e di questo essere umano. E’ stato un viaggio importante e intenso. Essere diretta di nuovo da Brizé è stato emozionante. Con lui il lavoro è totalizzante”.

di Francesca Monti

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