Intervista con Alessandra Usai, regista e autrice di “Eva Mameli Calvino. La signora dei fiori”: “Attraverso questo docufilm vorrei trasmettere l’importanza di credere in ciò che si fa e sentire la responsabilità di lasciare qualcosa di utile a chi verrà dopo di noi”

“Quello che più mi ha colpito di questa donna è sicuramente la sua generosità nel divulgare il suo sapere”. Alessandra Usai ha scritto e diretto il docufilm “Eva Mameli Calvino. La signora dei fiori”, prodotto da Nical Films e Luce Cinecittà, presentato in prima mondiale il 17 ottobre all’Auditorium del MAXXI, nella sezione Special Screening della Festa del Cinema di Roma.

Protagonista del film è Silvia Salvatori, che interpreta Eva Mameli Calvino, figura di primo piano della botanica italiana e pioniera di una sensibilità ambientalista ante litteram. Attraverso ricostruzioni, materiali d’archivio, interviste, testimonianze e animazioni originali, il documentario ripercorre la vita di una scienziata che ha saputo affermarsi in un mondo accademico dominato dagli uomini, superando convenzioni sociali e pregiudizi per seguire la propria vocazione.

Una storia di talento, determinazione e indipendenza, rimasta a lungo nell’ombra di quella del figlio, il grande scrittore Italo Calvino. Eva Mameli fu una ricercatrice autorevole, una studiosa appassionata e una donna capace di coniugare l’attività scientifica con la vita familiare, senza accettare l’alternativa che la società del suo tempo imponeva alle donne. Il legame tra la scienziata e il figlio apre anche una suggestiva riflessione sul rapporto tra natura, conoscenza e immaginazione letteraria.

Il documentario restituisce inoltre la dimensione concreta e sorprendentemente attuale del lavoro di Eva Mameli Calvino, il cui contributo alla botanica si intreccia con una questione oggi cruciale: la tutela della biodiversità. Attraverso lo studio e la selezione delle varietà vegetali, Eva ha contribuito ad ampliare le conoscenze sul patrimonio botanico e sulle possibilità offerte dalla natura. Nel film, il riferimento alle rose diventa particolarmente emblematico: prima del suo lavoro esisteva un determinato numero di varietà, dopo di lei il patrimonio conosciuto e selezionato arrivò a contarne migliaia.

A dare ulteriore profondità al racconto contribuiscono i preziosi materiali dell’Archivio Luce, insieme a straordinarie immagini personali di Eva al lavoro, accanto al marito Mario Calvino e con i figli. Ne emerge il ritratto di una donna capace di tenere insieme ricerca, affetti e impegno, restituendo alla memoria collettiva una figura complessa e ancora oggi di grande attualità.

Alessandra Usai sul set con il cast del film

Alessandra, ha scritto e diretto il docufilm “Eva Mameli Calvino. La signora dei fiori”, girato tra la Sardegna e la Liguria, che sarà presentato in prima mondiale all’Auditorium del MAXXI, nella sezione Special Screening della Festa del Cinema di Roma. Ci racconta come e quando è nata l’idea?

“Da sempre sono affascinata dalle donne nella storia. Il mio primo docufilm storico, girato in Irlanda, raccontava due pioniere della scienza dell’Ottocento, e da lì è nato il desiderio di portare alla luce altre donne che si sono distinte, spesso in silenzio, nella scienza e nelle professioni.
Tendiamo a considerare l’accesso delle donne allo studio e agli incarichi prestigiosi come una conquista recente, ma la storia è ricca di figure eccezionali che, passo dopo passo, ci hanno aperto la strada. Eva Mameli Calvino è una di esse.
A questo si è unita la mia passione per i giardini botanici. Nel 2024 stavo lavorando proprio a un progetto sull’Orto Botanico di Cagliari quando, approfondendo la figura di Eva, il progetto si è trasformato nella sua biografia. Più studiavo la sua storia, più sentivo l’urgenza di raccontarla: per la sua straordinaria attualità umana, scientifica e sociale”.

Il docufilm unisce materiale d’archivio, interviste, ricostruzioni. Com’è avvenuta la selezione?

“Conoscevo la storia che volevo raccontare: l’avevo scritta e immaginata quasi come si fa con una fiction, ma volevo che il film conservasse il gusto del reale e del vero. Per questo ho scelto una serie di testimonianze, quasi tutte donne e accomunate da una profonda ammirazione per Eva, che si percepisce chiaramente dalle loro voci.
Molte di loro avevano scritto e approfondito un aspetto diverso della sua vita e del suo lavoro: Elena Macellari, Loretta Marchi, Maria Cristina Secci, Elena Accati; e poi Laura Guglielmi, che attraverso Italo Calvino ci permette di scoprire molto anche della madre. Il gioco è stato andare a incontrarle e poi intrecciare le loro voci, quasi fosse una cena tra amiche in cui ciascuna aggiunge un particolare, un ricordo, una curiosità e completa il racconto dell’altra. A queste testimonianze si affiancano quelle di studiose e scienziati come Luca Iiriti, Annalena Cogoni, seconda direttrice dell’Orto Botanico di Cagliari dopo Eva, e Barbara Ruffoni, già direttrice del Centro di ricerca per la floricoltura.
Le ricostruzioni storiche, con Silvia Salvatori che interpreta e dà voce a Eva, insieme alle animazioni, raccontano i momenti chiave della sua vita in una dimensione più intima e poetica. I materiali d’archivio restituiscono invece il contesto storico che Eva ha vissuto con grande consapevolezza e partecipazione”.

Eva Mameli Calvino fu la prima donna a ottenere la libera docenza in Scienze Naturali a Pavia, a ricevere un incarico ufficiale in ambito agronomico botanico a Cuba e a dirigere un orto botanico, in un’epoca in cui il mondo accademico e sociale era rigorosamente maschile. Qual è l’aspetto del suo carattere che l’ha colpita maggiormente durante la ricerca?

“Curiosa, ambiziosa, rigorosa: spesso Eva veniva descritta così. Ma seguendo la sua vita emerge soprattutto una donna tenace, capace di perseguire in silenzio obiettivi che per una donna della sua epoca sembravano quasi impensabili. È diventata ricercatrice, insegnante, divulgatrice, madre e moglie attraverso scelte precise, direi coraggiose, e anche grandi sacrifici. Ma ciò che più mi ha colpito di lei è sicuramente la sua generosità nel divulgare il suo sapere”.

Guardando il docufilm ho annotato in particolare due riflessioni che vorrei condividere con lei. La prima è “i fiori ci restituiscono ciò che spesso dimentichiamo, la bellezza della natura, della vita” …

“Quella frase in realtà esprime anche un mio pensiero molto personale. Per me i fiori sono una delle espressioni più immediate della bellezza della natura: forme, colori, profumi che mi danno felicità. Anche ricevere un fiore è un gesto semplice, ma capace di emozionare e di cambiare l’atmosfera di una casa e persino il nostro umore. Mi ricorda quanto la natura, anche nei suoi dettagli più piccoli, possa regalarci bellezza e pace.
Poi ho ritrovato più volte questo pensiero negli scritti di Eva, persino nello statuto de Il Giardino Fiorito, la rivista fondata nel 1931 insieme a Mario Calvino: diffondere la cultura di piante e fiori e portarli nella vita quotidiana, nella convinzione che la loro presenza facesse bene anche all’animo. Se l’agricoltura ci sfama e ci cura, i fiori ci alleggeriscono l’animo e sicuramente alleggeriscono il mio”.

La seconda, relativamente al periodo della Prima Guerra Mondiale in cui Eva Mameli Calvino diventò crocerossina, è “credevo e credo ancora nella società e nello spirito collettivo, gli esseri umani dovrebbero aiutarsi l’un l’altro, soprattutto quando le guerre annientano tutto, la vita e la dignità”…

“Durante la Prima Guerra Mondiale Eva, che aveva appena ottenuto la libera docenza e iniziato la carriera accademica, prese il brevetto da infermiera. Negli archivi ho trovato moltissime fotografie di lei in quel periodo: mi piace pensare che volesse sentirsi utile e mettere a disposizione le sue conoscenze scientifiche. Con i fratelli al fronte, non credo fosse nel suo carattere restare a casa ad aspettare.
Anche a Cuba sostenne iniziative per l’educazione dei più sfortunati, durante la Seconda guerra mondiale, appoggiò la Resistenza. È un tratto che ritorna nella sua vita: quando c’era bisogno di aiutare qualcuno o di difendere i suoi valori di libertà e rispetto per gli altri, Eva non si tirava indietro”.

Quanto l’amore per la natura e l’attenzione alla botanica di Eva Mameli Calvino hanno influenzato le opere e la sensibilità del figlio Italo?

“Ne parla molto bene Laura Guglielmi nel documentario. Nei libri di Calvino affiorano spesso elementi che rimandano alla madre: dall’educazione rigorosa, che credo avesse l’obiettivo di rendere i figli liberi e indipendenti, fino al metodo quasi scientifico, preciso e ordinato, che caratterizzava già la scrittura di Eva e ritorna in Italo. E poi naturalmente l’attenzione e il rispetto per la natura, temi che ritroviamo in molte opere di Calvino, come La speculazione edilizia”.

Il documentario riflette l’attualità del lavoro di Eva Mameli Calvino, il cui contributo alla botanica si intreccia con la tutela della biodiversità che oggi è minacciata dal cambiamento climatico, ma anche la sua scelta rivoluzionaria per l’epoca di conciliare una carriera scientifica straordinaria con la vita familiare …

“Eva appartiene a un’epoca in cui molte delle minacce ambientali di oggi erano ancora lontane, ma ne aveva intuito alcuni rischi. Aveva compreso l’importanza della biodiversità e della protezione degli uccelli per l’equilibrio naturale e l’agricoltura, ed era critica verso una speculazione edilizia che sacrificava la natura agli interessi economici. Naturalmente era anche una donna del suo tempo: pratiche allora considerate positive, come l’introduzione di nuove specie vegetali, oggi sappiamo che possono rappresentare un rischio per la biodiversità.
Anche il rapporto tra famiglia e lavoro è un aspetto molto attuale della sua storia. Eva partì giovanissima per Pavia per studiare e costruirsi una carriera, senza che il matrimonio fosse la sua priorità. Quando arrivarono i figli furono una grande gioia: nei filmati di famiglia in cui la vediamo con Italo e Floriano, il suo sguardo cambia completamente.
Quando Eva ricevette l’incarico a Cagliari, il marito e la madre si occuparono di Italo permettendole di partire da Sanremo a Cagliari e accettare il ruolo. Nessuno le chiese di scegliere tra carriera e maternità: una libertà che ancora oggi non è così scontata”.

Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse al pubblico guardando il docufilm su Eva Mameli Calvino?

“Penso che la vita di Eva Mameli Calvino possa essere ancora oggi fonte di ispirazione, soprattutto per i giovani. È la dimostrazione di quanto lo studio, il lavoro e la tenacia possano portarci lontano, anche quando il risultato non è immediato o garantito.
Eva ha seguito le sue passioni e i suoi valori senza arrendersi alle difficoltà, ma soprattutto ha trasformato il successo personale in qualcosa di collettivo: ha messo la ricerca al servizio delle persone, studiando le potenzialità delle piante, dei fiori e dell’agricoltura per migliorare concretamente la loro vita, sempre nel rispetto della natura.
È questo il messaggio che vorrei arrivasse: cercare la propria strada, credere in ciò che si fa e sentire la responsabilità di lasciare qualcosa di utile a chi verrà dopo di noi. Eva lo ha fatto senza gesti plateali, semplicemente vivendo fino in fondo ciò per cui sentiva di essere nata”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Cristina Scognamillo

credit foto ufficio stampa

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