Intervista con Silvia Salemi: “Il disco 23 rappresenta un percorso personale di verità”

di Francesca Monti

Il 7 luglio è uscito “23”, il nuovo disco di Silvia Salemi, che arriva a 10 anni di distanza dal precedente “Il mutevole abitante del mio solito involucro” e che segna il grande ritorno della cantautrice siciliana sulle scene musicali. L’album è stato anticipato dal singolo di successo “Potrebbe essere”, e contiene dieci brani, otto inediti e le nuove versioni di “A casa di Luca” e “Silence”, a metà tra il pop e il cantautorato moderno, caratterizzati da un sound attuale e impreziositi dalla splendida voce di Silvia Salemi.

“23” è prodotto dalla stessa artista e da Francesco Tosoni, che ha curato anche gli arrangiamenti. Tra le prestigiose collaborazioni del disco, spiccano quelle con Giovanni Veronesi, che ha scritto il testo della canzone “Credo” e con Andrea Amati e Gabriele Oggiano per “L’ultimo”.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Silvia Salemi. Ecco cosa ci ha raccontato.

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Ciao Silvia, è uscito il tuo nuovo disco che si intitola “23”. Ci racconti com’è nato e se questo numero ha un significato particolare per te?

“23 è un disco che ci ha messo dieci anni per vedere la luce nel senso che mi sono presa il tempo necessario per la mia creatività. Dopo aver pubblicato 5-6 album in pochissimi anni, ho deciso di prendermi un tempo lungo, mi sono allontanata dalla musica per seguire un percorso personale, famigliare, mi sono sposata, ho avuto due figlie, e quando il disco è stato pronto e ho trovato un ottimo team che mi ha convinto a pubblicarlo ho fatto questo passo. 23 è il numero più importante della mia vita perché ricorre spesso, in senso temporale, numerico, ad esempio mia figlia è nata il 23, il co-produttore di questo disco è nato il 23, ho conosciuto mio marito il giorno 23 dell’anno 2003, io sono nata il 2 e lui il 3 e poi il Salmo 23 che dice “il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”, quando cerco una risposta importante nella mia vita il 23 mi guida. E poi ricorrono quest’anno i miei primi 23 anni di carriera, quindi era bello legare questo numero a qualcosa di celebrativo che rimarrà sempre nella mia vita”.

Il disco è stato anticipato dal singolo “Potrebbe essere”. Come mai hai deciso di puntare proprio su questo brano per il tuo ritorno sulle scene musicali?

“Mi ha convinto la sonorità di “Potrebbe essere”, che riassumeva tutti i suoni di questo album, che è sia suonato che sintetico, perché siamo figli degli anni ’80 e abbiamo un’influenza ricollegabile al sinth e al suonato. Tutta la nostra vita è legata al condizionale, quindi potrebbe essere, inteso come possibilità, come ciò che può avvenire in base anche alle nostre azioni, mi affascina. Quindi mi è sembrato il brano più adatto per il mio ritorno sulla scena musicale”.

Nell’album c’è la collaborazione con Giovanni Veronesi per il brano “Credo”. Come si è sviluppata?

“Questa collaborazione è nata casualmente a Radio 2 quando io e Giovanni ci siamo conosciuti, durante una mia partecipazione qualche tempo fa. Lui ha scritto per me una poesia lunga e bella, dal titolo Credo, dal testo sociale, poi io ho fatto dei tagli metrici per adattarla alla musica. Mi sono accorta che nel disco, in cui ho puntato molto sulle emozioni della vita sentimentale e mentale delle persone, mancava un pezzo che guardasse alla vita concreta della gente, così ho inserito questo brano che non parla solo d’amore ma anche delle difficoltà quotidiane per arrivare a fine mese e dei problemi lavorativi”.

In “23” ci sono anche due brani rivisitati del tuo repertorio, “Silence” e “A casa di Luca”. Quest’ultima canzone quest’anno compie 20 anni ed è stata sicuramente importante per la tua carriera. Cosa rappresenta per te?

“Questa canzone rappresenta il mio battesimo dell’aria, il mio primo volo nel mondo della musica, che è andato molto bene, che mi ha ha fatto scoprire certi mondi che si aprono solo quando una canzone è molto ascoltata e arrivi al grande pubblico. Quando questo avviene capisci che fare musica non è più un gioco, un tentativo ma diventa una responsabilità, perché ciò che dici viene ascoltato dalle persone e prende un percorso serio, anche se resta sempre un lavoro di intrattenimento, perchè non salviamo le persone in mare né facciamo interventi a cuore aperto. Però la parola rimane e quindi bisogna stare attenti a quello che diciamo. “A casa di Luca” è una canzone impegnata socialmente ma anche leggera, per cui mi piaceva celebrarla quest’anno nei suoi venti anni”.

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Dicevi all’inizio di questa chiacchierata che ti sei presa il tempo necessario per realizzare questo nuovo disco. Dieci anni nell’ambiente musicale sono tantissimi. Quanto ti senti cambiata musicalmente parlando? 

“Eh sì, dieci anni sono un’era geologica (ride). Gli altri dischi erano molto più suonati, in questo ci sono l’onestà, la consapevolezza del tempo, di aspettare il momento giusto, unite all’esperienza musicale, per cui ne esce un percorso personale di verità. Questo album non è stato fatto per la paura di sparire dal mondo musicale, ma pubblicato adesso che le canzoni mi piacciono, che ci sono i suoni giusti, ora che sono pronta. Non ho più fretta o timore di essere dimenticata dal pubblico, sono io a dettare i tempi, questo lo si acquisisce col tempo, la pazienza, lo studio, l’età. A venti anni si ha fretta di dimostrare quello che sai fare, quando sei maturo capisci che c’è spazio per tutti. Questo è un disco molto sereno e tranquillo”.

Tra le esperienze fatte in questi anni c’è anche quella a Tale e Quale Show. Cosa ti ha lasciato e qual è stata l’imitazione che ti ha dato più soddisfazioni?

“Mi ha regalato tanti momenti belli con i miei colleghi ma anche momenti faticosi, perchè dietro alla preparazione di un’imitazione ci sono apprendimento, cura del dettaglio, studio, è come se facessi una scuola. Mi ha dato tanto Adele, uno dei personaggi più complessi che ho interpretato perché molto diversa da me, con più peso, con una grande chioma, una presenza scenica molto statica, mentre io mi muovo sul palco, quindi mi ha dato motivo di felicità. Alla fine sono soddisfatta di quell’imitazione che mi ha portata anche a vincere una puntata e il premio come miglior voce a Tale e quale show. Sono molto onorata di questo”.

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Cosa ci racconti invece della tua esperienza come conduttrice televisiva? 

“Arrivo dall’esperienza di Piccole Luci su Rete quattro che è andata molto bene per quanto riguarda gli ascolti. Ci sarà prossimamente una seconda stagione. In questo programma ho portato tematiche che mi hanno appassionato. Quando facevo solo la mamma mi sono dedicata molto al sociale, al buddhismo, ho incontrato i ragazzi delle scuole per parlare di violenza sulle donne, ho sostenuto la causa di Save the children come testimonial per i bambini che non hanno accesso all’istruzione. Insomma mi sono un po’ documentata su questi mondi che si affacciano alla realtà concreta, nuda e cruda, che ti insegnano tanto, per cui è stato naturale arrivare a questi programmi sociali. Ora sono in onda il martedì pomeriggio su Rai 1 con una rubrica all’interno de La Vita in diretta Estate, che si chiama A casa di Silvia, dove incontro persone che ci portano tematiche attualissime e ci dicono come stanno le cose realmente”.

Tornando alla musica, all’uscita del disco seguirà un tour?

“Farò un tour che partirà prossimamente, stiamo preparandolo, facendo le prove per definire una grande scaletta che accontenti tutti. Nel frattempo sono impegnata anche nella preparazione di un progetto letterario che pubblicherò prima di Natale e spero di continuare a portare avanti parallelamente sia la musica sia la tv”.

Tra i tuoi progetti c’è un ritorno al Festival di Sanremo?

“Al momento no, ma sono una grande ammiratrice e sostenitrice del Festival di Sanremo. Mi piace pensare che sia la più grande kermesse musicale italiana in grado di dare ampio spazio alla musica”.

 

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