Intervista con Santiago: “Nel brano La Stanza racconto la voglia di sentirsi a proprio agio”

di Francesca Monti

“La Stanza” (Universal Music) è il nuovo singolo di Santiago, un brano pop scritto e composto dallo stesso artista (vero nome Marco Muraglia) e da e Andrea Bonomo.

Santiago ha trentadue anni ed è originario di  Brindisi. Dopo aver studiato in accademia per diventare tecnico del suono, si è avvicinato inizialmente alla musica rap e ha pubblicato l’album “Ghiaccio e Magma” su etichetta indipendente. Quindi ha sentito il bisogno di andare oltre e di evolversi musicalmente verso il mondo pop e cantautorale.  Il suo secondo album “Diamante” rappresenta l’inizio di un nuovo percorso. Il brano “La Stanza” conferma questa svolta musicale e racconta di due persone che non riescono a trovare un posto adatto a loro, ma che si amano a tal punto da creare un loro spazio, un posto da immaginare insieme dove potersi sentire a casa. Il risultato è un brano dal sapore pop che fonde le differenti anime dell’artista, che ha tutte le carte in regola per affermarsi ancora di più nel panorama musicale italiano.

Abbiamo incontrato Santiago a Milano e ci siamo fatti raccontare qualcosa in più sul singolo “La Stanza” e sui prossimi progetti.

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Ciao Marco, è uscito il tuo nuovo singolo La Stanza. Ci racconti com’è nato?

“Faccio una premessa. La mia carriera è partita con il rap, ho fatto i miei anni di rabbia, incazzature, perché ai tempi il rap rappresentava il senso di ribellione, anche se in realtà per me era più che altro il modo per iniziare a fare musica. Facendo rap ho capito che con le parole ci sapevo fare, in dieci anni ho avuto parecchie soddisfazioni, ma poi è uscita questa mia voglia di fare quello che veramente volevo, di pescare dal mio background, dalle canzoni di Battiato, De Andrè, Branduardi, e in punta di piedi ho iniziato a fare il cantautore. Quello di La stanza è stato il primo ritornello che ho scritto, l’ho fatto sentire a persone che scrivono canzoni pop e mi hanno detto che era la strada giusta. E oggi sono felicissimo”.

Penso non sia stato facile il passaggio dal rap al pop…

“E’ stato un passaggio traumatico, è un altro tipo di scrittura, per esprimere un concetto in una canzone pop usi la metà delle parole rispetto al rap ma quando ci riesci la sensazione è bellissima. Vediamo dove posso arrivare”.

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Nel brano La stanza racconti la sensazione che si prova quando sembra che il momento giusto non arrivi mai. A cosa ti sei ispirato per scrivere questo pezzo?

“Il brano racconta una storia d’amore perché non credo ci sia nulla di più universale per far capire il concetto, però parla soprattutto di uno stato mentale. Molto spesso nella vita mi sono sentito fuori luogo, non a mio agio, ecco, racconto la voglia di sentirsi a proprio agio, di sentirsi a casa, al sicuro, di dire sto bene. Io ho utilizzato l’amore per fare capire il concetto tramite un’altra persona, in realtà l’ho scritto per me, come se ci fosse un posto fisico o mentale dove ognuno potesse sentirsi così. E io sono costantemente alla ricerca di quella sensazione e ho voluto fosse l’argomento del primo singolo pop”.

Hai una stanza, intesa come luogo, in cui ti senti a casa?

“Ho dei momenti in cui mi sento così, quel posto ancora non l’ho trovato, ma so che ci si può arrivare e dire davvero di stare bene”.

Per quanto riguarda il video, ci racconti qualche curiosità?

“Una sera abbiamo bloccato una zona di Milano per fare un piano sequenza, una ripresa continua. Passavano le persone mentre giravamo, si fermavano a parlare, è stato fighissimo ma anche un po’ stancante. Sono contento perché nei video fatti in precedenza non ero io al centro dell’attenzione, magari c’era la storia, raccontavo altre cose, invece qui sono proprio io, e sono riuscito a tirare fuori quello che volevo”.

“La Stanza” farà da apripista a un nuovo disco?

“Stiamo lavorando al disco, ho tanti pezzi, tanto materiale che non vedo l’ora di far sentire, per dare un’immagine completa di me e del percorso che voglio fare. Spazierò molto nel sound rispetto a La Stanza, perché mi piace non essere etichettabile e sorprendere l’ascoltatore. Sarà così già a partire dal secondo singolo”.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

“Io sono cresciuto con Battiato, De Andrè, De Gregori, Branduardi, cantautori che ascoltava mia madre e che sicuramente mi hanno influenzato. Fin da piccolo mi interessavano i testi impegnati. Oggi ascolto con piacere Max Gazzè, Carmen Consoli. Ho sempre frequentato l’ambiente rap ma quando sono andato a vedere un concerto di Gazzè ho capito che anch’io nei miei live avrei voluto vedere abbracci, cantare insieme ai fan, non urla e spinte come accade nel rap. La musica deve essere un momento di condivisione”.

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Con chi ti piacerebbe collaborare?

“Tra gli stranieri mi piacerebbe collaborare con James Blunt, ha una delicatezza e sensibilità pazzesche, siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Sarebbe bellissimo. In Italia con Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Loro tre hanno fatto un album insieme fantastico, che fa capire come la musica unisca inconsciamente le persone”.

Farai dei live per presentare il singolo?

“Stiamo suonando ma solo nei festival, perché ho deciso di non cantare pezzi vecchi ma solo questo singolo. Ho parecchie date al Sud”.

Il Festival di Sanremo è tra i tuoi obiettivi?

“Se ci fosse la possibilità sarei felice di andare al Festival di Sanremo, perché non c’è vetrina più grande e immediata, musicalmente parlando”.

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