Prosegue il nostro viaggio nella meravigliosa Puglia. Oggi andiamo alla scoperta di Polignano a Mare, Castellana Grotte, Margherita di Savoia e Alberobello, il paese dei trulli.
Polignano a Mare è un meraviglioso paese formato da case bianche, che si affacciano sul mare blu, creando un paesaggio talmente bello che sembra un dipinto. A Polignano nacque il grande Domenico Modugno, e al cantante che vinse il Festival di Sanremo nel ’58 con “Nel blu dipinto di blu”, diventata ben presto un successo internazionale e canzone che rappresenta l’italianità nel mondo, è stata dedicata una statua in bronzo, che sorride alla sua città natale. Ci sono tanti posti interessanti da vedere a Polignano, a cominciare dall’Abbazia di San Vito sorta nell’alto Medioevo, in passato dimora dei monaci basiliani fuggiti dall’Oriente. A lungo protettrice delle reliquie del santo Patrono, oggi è proprietà dei Marchesi La Greca, che mettono a disposizione la piccola cappella per le funzioni religiose domenicali. Ampliata nel 1938, la chiesa dei Ss. Medici Cosma e Damiano risale alla metà del XVII secolo, e fu edificata in periferia rispetto al centro urbano dell’epoca. All’interno si conservano le statue dei santi Medici, portate in processione all’inizio di agosto. Costruita nel 1819, dopo la demolizione di un imponente torrione circolare, la chiesa della Natività sorge all’estremità di piazza Garibaldi. Viene anche chiamata Madonna di Grottole, per l’antica consuetudine di trasportare l’immagine della Madonna in processione sino alla contrada Grottole. Il Ponte Lama Monachile risale invece all’età Borbonica, e sorge sul vecchio ponte Romano posto sulla via Traiana. Lama Monachile è stato un antico porto commerciale durante la dominazione veneta nel XV secolo ed è oggi fulcro della vita turistica di Polignano. Unico accesso al paese sino al XVIII secolo, l’Arco Marchesale è oggi l’ingresso del centro storico di Polignano, frequentatissimo da turisti e visitatori. In piazza Garibaldi si erge il Monumento ai caduti che ricorda le vittime polignanesi dei due conflitti mondiali. In via Pompeo Sarnelli, principale snodo commerciale del paese, si trova invece la statua raffigurante Pompeo Sarnelli, nato a Polignano il 16 gennaio 1649 e morto il 7 luglio 1724. Vescovo di Bisceglie dal 1692 e uomo erudito, fu autore di importanti testi sacri e letterari, come il Bestiarum Schola, rarissima raccolta di centodieci favole scritte in latino. Da vedere anche il Palazzo Marchesale e il più importante monumento storico della città, la Chiesa Matrice, cattedrale sino al 1818, dedicata a S. Maria Assunta nel 1295, nella quale sono conservate opere d’arte di Vivarini e di Stefano da Putignano, fra cui il “Presepe” (monumento nazionale) scolpito in carparo del ‘500. Nel cuore del borgo antico, si trova piazza Vittorio Emanuele II, con il suo famoso orologio. In piazza è situata anche l’antica Casa Parrocchiale del 1596, nelle cui vicinanze si trova l’antica via Giudea (il ghetto degli ebrei). Nel centro storico sono ubicate la vecchia Chiesa del Purgatorio e la ex chiesetta di Santo Stefano, dedicata alla Galleria d’Arte “Pino Pascali”. Ma Polignano a Mare custodisce anche delle meraviglie speleologiche-archeologiche, come le splendide grotte, dove sono stati ritrovati reperti archeologici di ogni epoca. Tra queste ricordiamo la grotta del Commisso, la grotta di San Lorenzo, la grotta di Cagione, la grotta delle Caselle, la grotta Valentini, la grotta dei Ladroni, la grotta del Guardiano, la grotta del Muretto, la grotta delle Rondinelle, la grotta della Foca, la Grotta Azzurra, la grotta dell’Arcivescovo, la grotta Ardito, la grotta delle Monache, la grotta dei Colombi, una delle più belle ed affascinanti per il colore verde ed azzurro. Tra tutte spicca La Grotta Palazzese, la più maestosa e suggestiva. La cosa più bella in assoluto è camminare per le piccole stradine del pittoresco borgo di Polignano a Mare, tra il bianco delle case e gli archi abbelliti da fiori colorati, che custodiscono le icone dei Santi, tra il profumo del mare blu e quello del pesce fresco pulito e preparato dalle signore sedute all’esterno delle loro case. E’ un posto incantevole che ti conquista con i suoi meravigliosi panorami visibili dalle caratteristiche logge, dove si può ammirare anche l’Isolotto San Paolo, noto a tutti come lo Scoglio dell’Eremita, una sorta di simbolo cittadino, che offre una romantica vista al sorgere del sole o al tramonto. Imperdibile un giro nella zona poetica della città, con tante citazioni famose rivisitate in onore di Polignano come ad esempio: Questo luogo è stato creato prima del Paradiso…”(Mark Twain). Suggeriamo anche una sosta al Mago Del Gelo, il bar in cui è nato il Caffè Speciale, dal sapore unico per l’aggiunta di panna, scorza di limone e amaretto, nel quale si può gustare anche un buonissimo gelato con panna. “Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto: ti hanno inventato il mare! Tu dici non ho niente Ti sembra niente il sole! La vita. L’amore. Meraviglioso”, cantava Domenico Modugno, una canzone perfetta per descrivere Polignano a Mare, un gioiello incastonato nella roccia che si tuffa nel mare.

Le Grotte di Castellana sono un complesso di cavità sotterranee di origine carsica, situate nel Comune di Castellana Grotte, che è stato scoperto il 23 gennaio 1938 da Franco Anelli e successivamente esplorato insieme a Vito Matarrese. Franco Anelli si calò nella Grave, il cui fondo era ricoperto da una grande quantità di rifiuti, che si erano accumulati nel tempo. Raggiunto il suolo, l’esploratore individuò un corridoio che si perdeva nel buio; avventuratosi all’interno, si ritrovò in breve, di fronte a un’esaltante scoperta: un cavernone, poi denominato Caverna dei Monumenti, così ampio che il fascio della sua lampada non riusciva a illuminarne la volta e le pareti. Portata la notizia all’esterno, Anelli programmò di tornare due giorni dopo, per proseguire le esplorazioni. Stavolta, per scendere assieme a lui nella Grave, c’era anche un coraggioso operaio castellanese: Vito Matarrese. Assieme proseguirono le esplorazioni interrotte e si portarono nell’interno per circa 300 metri, quando si fermarono al termine di una breve galleria discendente, oggi denominata Corridoio del Serpente, di fronte a un profondo pozzo. Due mesi dopo, nel marzo 1938, Anelli tornò a Castellana e, sempre assieme a Matarrese, proseguì le esplorazioni, portandosi così a oltre 600 metri dalla Grave, dove una nuova voragine, ubicata nell’attuale Corridoio del Deserto, arrestò ancora una volta le esplorazioni. Fermatosi alcuni giorni a Castellana, Anelli provvide anche all’esecuzione di un primo rilievo delle grotte, che completò nel settembre dello stesso anno, nel corso della sua terza visita a Castellana. Dopo la partenza di Anelli, Vito Matarrese proseguì le esplorazioni, con il superamento della voragine del Corridoio del Deserto e il raggiungimento del termine ultimo delle grotte: la Grotta Bianca, scoperta nel 1940. Le Grotte di Castellana si sviluppano per una lunghezza di 3348 metri e raggiungono una profondità massima di 122 metri dalla superficie. La temperatura degli ambienti interni si aggira attorno ai 18°C. La visita alle Grotte, aperte tutto l’anno, esclusi i giorni di Natale e di Capodanno, si sviluppa, con orari differenziati a seconda della stagione, lungo due itinerari: il primo della lunghezza di 1 km e della durata di cinquanta minuti, il secondo della lunghezza di 3 km e della durata di quasi due ore. Nel periodo estivo sono previste anche visite notturne. Sono tante le meraviglie naturali racchiuse all’interno delle Grotte di Castellana: la Grave, prima e più vasta caverna del sistema carsico, 100 metri di lunghezza, per 50 di larghezza, per 60 di profondità, è l’unica che comunica con l’esterno. Oltre la Grave, stalattiti, stalagmiti, cortine, colonne, preziosi cristalli brillano ovunque. Proseguendo troviamo la Lupa, i Monumenti, la Civetta, la Madonnina, l’Altare, il Precipizio, il Corridoio del Deserto, la Colonna Rovesciata, il Corridoio Rosso, la Cupola, e la Grotta Bianca: l’ultima e la più splendente, uno scrigno in alabastro che regala uno spettacolo senza pari. Il Museo Speleologico Franco Anelli è ospitato in una bellissima struttura realizzata in pietra calcarea, nella quale è stata realizzata l’area espositiva, con pannelli informativi inerenti la speleologia e il carsismo, vetrinette con reperti fossili, minerali, concrezioni e testimonianze della preistoria dell’uomo.
Margherita di Savoia è il paese delle Saline, che si estendono su una fascia lunga circa 20 km, spingendosi nell’interno per una profondità massima di circa 5 km. La superficie totale è di circa 4500 ettari. La superficie utile coperta dalle acque è di circa 4000 ettari. La produzione media annua di sale è di circa 6 milioni di quintali. L’attuale Salina di Margherita di Savoia è situata lungo una fascia costiera, nella parte settentrionale della Puglia, che va dal territorio di Barletta a sud e termina a nord tra quello di Zapponeta e quello di Manfredonia. Le sue saline sono le più grandi d’Europa e le seconde nel mondo. È presente il Museo Storico delle Saline, situato in un vecchio magazzino del sale adiacente alla cinquecentesca Torre delle Saline. All’interno della riserva si trova anche l’Osservatorio naturalistico “Salpi” in gestione alla Lipu. La fauna delle Saline è prevalentemente ornitica, qui vivono ad esempio il cavaliere d’Italia, il gabbiano, il chiurlo e il fenicottero rosa, anche se non è da trascurare la presenza ittica e di pipistrelli, attirati nell’area dall’abbondante presenza di insetti.
Alberobello: è il fiabesco paese dei trulli. Il nome Trullo deriva dal latino “ turris” o dal greco “Tholos” , o ancora dal greco-bizantino “ torullosa”, tutti nomi che significano “cupola”. Si tratta infatti della caratteristica costruzione con forma esterna a cilindro e copertura a cono realizzata in pietre assemblate a secco, senza nessun altro materiale. I trulli vengono accomunati ad antiche e primitive costruzioni come i “nuraghe” sardi , i “bories” francesi o altre costruzioni primitive esistenti in Turchia, Spagna ed Africa. In realtà il trullo è una costruzione originale e nella sua concezione costruttiva ed architettonica non ha niente di primitivo: si tratta infatti di una ingegnosa soluzione di un problema di statica, e per costruirlo bisogna essere dei “maestri Trullari”. La tradizione, a metà fra storia e leggenda, fa risalire l’origine dei trulli alla necessità di costruire delle abitazioni precarie in pietra facilmente e velocemente smantellabili per eludere una antica legge seicentesca del regno di Napoli che obbligava ogni agglomerato urbano ad acquisire il regio assenso e di conseguenza a pagare i dovuti tributi al Re. I conti di Conversano, padroni per secoli del territorio su cui oggi sorge Alberobello, per non pagare i tributi, costrinsero gli abitanti a costruire solo case in pietra realizzate “a secco”; in caso di regia ispezione i trulli potevano così essere smontati velocemente spargendo le pietre sul terreno, per poi essere ricostruiti subito dopo la regia ispezione. Il trullo è tradizionalmente composto da un vano principale coperto dalla falsa cupola e da altri locali dette “alcove” che si aprono direttamente sullo spazio centrale, coperti da volte o da tetti a “conversa” , in cui solitamente alloggiavano i letti. Spesso il cono all’interno veniva soppalcato per realizzare un magazzino a cui si accedeva da una scala in legno. Esternamente l’ingresso al trullo è caratterizzato dal frontone che si innesta nella cupola ed è anch’esso rivestito con le chiancole. Alberobello è l’unico agglomerato urbano costituito da più di mille trulli che oggi sono diventati patrimonio mondiale dell’UNESCO. I misteriosi segni dipinti sul frontale del cono dei trulli sono simboli magici e propiziatori. Alcuni di origine pagana, altri cristiana, perché la popolazione raggruppava famiglie di diverse origini. Ad alcuni di questi simboli disegnati a calce sulle “chianche” si possono attribuire vari significati, i più comuni sono: protezione della famiglia dal malocchio, venerazione di qualche divinità propiziatoria di un buon raccolto. Detti simboli sono in grande parte scomparsi, col passare del tempo hanno perso il loro significato e valore, e gli abitanti dei trulli non hanno tenuto viva questa usanza dei loro antenati. La copertura del trullo si conclude con il pinnacolo. E’ generalmente formata da tre pietre soprapposte: una di forma cilindrica, una a forma di scodella o di piatto, ed una a sfera. Il suo vero significato è tuttora oscuro, ma sono state avanzate diverse ipotesi; c’è chi attribuisce ad esso dei valori magici, chi invece pensa che il pinnacolo abbia solo funzione ornamentale, posto sul trullo a complemento dell’opera, secondo le fantasie del trullaro costruttore; ed infine, c’è chi ritiene che il pinnacolo, prima di divenire ornamentale, fosse un segno distintivo, utile al regnante ed imposto da egli stesso. Alberobello sorge su due colline, ad est troviamo la zona recente del paese mentre ad ovest è situato l’agglomerato di caratteristici trulli divisi in due rioni. Il rione Aia Piccola è caratterizzato da antichi trulli fra cui si snodano anguste vie e vicoli; i trulli in questo rione sono prevalentemente ad uso residenziale. Vicino all’Aia Piccola si trova anche il Museo del territorio, all’interno di un agglomerato di quindici trulli risalenti al secolo XVIII. Assolutamente da non perdere il suggestivo paesaggio dell’Aia Piccola nei mesi invernali, quando si possono vedere i trulli innevati; a Natale all’Aia Piccola si svolge inoltre il caratteristico Presepe vivente: all’interno dei trulli è possibile osservare abitanti in costume che rievocano antichi mestieri. Si preparano i taralli, le focacce, i dolci natalizi, e si scopre il segreto del fare una buonissima mozzarella o un’ottima scamorza. In estate vi si svolge la manifestazione culturale Experimenta. Il Rione Monti è invece caratterizzato da scalinate su cui si affacciano i trulli per lo più oggi diventati botteghe artigiane o negozi di souvenir. Qui è possibile acquistare piccoli trulli fatti in pietra, manufatti artigianali e indumenti in lana realizzati al telaio; inoltre si può visitare l’interno dei trulli ancora arredati come un tempo. Sulla sommità del Rione Monti si trova la meravigliosa Chiesa di Sant’Antonio, dalla forma di un trullo. Fu edificata nel 1927 ed è stata recentemente restaurata. Sempre nel rione Monti sono situati in via Monte Nero, anche i trulli siamesi, caratterizzati dalla particolare forma dei due coni uniti sulla sommità, caso unico ad Alberobello. La loro forma è probabilmente indicativa della remota età di questa costruzione. I coni coprono due locali ad oggi separati, ma un tempo comunicanti attraverso una porta, e che si affacciano con due ingressi separati su due diverse strade; questa particolarità lega i trulli siamesi ad una leggenda popolare, secondo la quale i trulli erano di due fratelli che vivevano insieme. I due si innamorarono della stessa fanciulla, la quale promessa al maggiore, convolò invece a nozze col minore. Il fratello maggiore cacciò di casa i due amanti, ma il minore pretese la sua parte di trullo, che fu così diviso e le entrate furono separate su due strade diverse in modo che il fratello maggiore non avesse più a che fare con i due amanti. Il trullo sovrano si trova a pochi passi dal centro pedonale di Alberobello, in Piazza Sacramento, subito dietro la Basilica Minore dei Santi Medici. La particolarità del trullo sovrano è che è l’unico trullo a due piani che si trova ad Alberobello. Costruito nella metà del ‘700, anch’esso senza malta, costituisce un raro esempio di maestria ed elevata tecnica dell’arte dei trullari. E’ possibile visitare il trullo sovrano tutti i giorni. Inoltre nella Piazza antistante vengono spesso organizzati concerti, spettacoli teatrali, serate di cultura e poesia. Nei giorni precedenti il Natale si tiene la manifestazione “A tavola come una volta…i piatti tipici della Vigilia”: in ogni stradina del rione si possono degustare i piatti tipici natalizi della tradizione pugliese, come il baccalà fritto, la focaccia o le cartellate (dolci natalizi cotti con vino e miele). Casa Pezzolla si trova fra L’Aia Piccola e Piazza del Popolo, ed è il più grande agglomerato di trulli comunicanti fra loro visitabili ad Alberobello. Sono quindici trulli, di cui i più antichi risalgono al ‘700. Attualmente al suo interno si trova il Museo del Territorio, che ospita una collezione espositiva permanente sulle tradizioni architettoniche di Alberobello, oltre ad altre mostre a carattere temporaneo. Casa D’Amore è la prima casa eretta con l’uso della calce nel 1797 quando Alberobello fu finalmente riconosciuta dal re di Napoli come Regia Città. Da quel momento gli abitanti non furono più costretti all’obbligo feudale di costruire le case in pietra a secco. Rappresenta il punto di passaggio fra l’architettura dei trulli e le case ottocentesche di Alberobello. Proseguiamo la nostra visita alla Basilica dei Santi Medici Cosma e Damiano. Il culto per i Santi Medici Cosma e Damiano, sembra sia stato introdotto già alla metà del ‘600 dai Conti di Conversano Acquaviva, proprietari del feudo. Nella selva da cui ha origine Alberobello, i conti costruirono infatti una prima chiesetta dedicata ai due fratelli Cosma e Damiano. I due Santi sono i patroni di Alberobello; la Basilica ad essi dedicata è oggi un edificio in stile neoclassico, più volte rimaneggiato ed ampliato. Gli ultimi interventi sono stati ad opera dell’architetto locale Antonio Curri. La bellissima facciata neoclassica è del 1885. Il 25 e 26 settembre si celebra ad Alberobello la Festa dei Santi Medici, manifestazione folkloristica con spettacoli e giochi pirotecnici. In questa occasione si rievocano mercatini tradizionali come quello del bestiame, si partecipa alle processioni religiose ed è possibile degustare la carne al fornello. Il nome Alberobello (da Arboris Belli) trova le sue origini nel Bosco Selva, una selva di querce che si trova a circa 800m dal centro abitato. Oggi è diventata Oasi di protezione di Flora e Fauna con percorsi naturalistici con cui è possibile osservare specie botaniche e animali tipiche della zona. A poca distanza da Alberobello si possono fare interessanti escursioni a Ostuni, la città bianca, allo zoo safari di Fasano, alle Grotte di Castellana. Con circa 30 minuti di auto si raggiungono il litorale adriatico di Monopoli e, sull’altro versante, il Golfo di Taranto, mentre ad un’ora di macchina da Alberobello si trova la bellissima Lecce e la penisola del Salento.
Testo e foto di Francesca Monti
