Viaggio alla scoperta della Sicilia: Cefalù

Oggi, nella seconda tappa del nostro viaggio in Sicilia, vi portiamo alla scoperta di Cefalù, una splendida cittadina sul Mar Tirreno, in provincia di Palermo, che fa parte dei borghi più belli d’Italia. Abitato fin dalla preistoria, il territorio di Cefalù fu fortificato già mille anni prima della nascita di Cristo e ne conserva ancora le testimonianze. Nel V secolo a.C. vi si insediarono i Greci, che diedero al borgo il nome di Kephaloidion, dal greco kefalé, testa, probabilmente dovuto alla forma del monte alle sue spalle che, secondo il mito, avrebbe visto la fine di Dafni, figlio di Ermes (Mercurio per i Romani) e della ninfa Dafnide. Conquistata da Siracusa nel IV secolo a.C. e dai Romani a metà del III, assunse il nome di Cephaloedium. Con la dominazione araba esso fu cambiato in Gafludi, tornando poi al nome latino con la venuta dei Normanni del Gran Conte Ruggero (XI sec.). Questi edificarono la Chiesa di San Giorgio (1129) e la Basilica Cattedrale.

Sono tanti i luoghi interessanti da visitare in questa magnifica città, baciata dal sole e cullata da un mare blu incantevole. Scesi dal treno, ci incamminiamo verso il centro della città. La prima tappa è la Basilica Centrale, il duomo di Cefalù voluto in epoca normanna da Ruggero II, che conservò le sue spoglie e quelle della moglie fino alla trafugazione ad opera di Federico II, che portò i sarcofagi a Palermo. Una antichissima leggenda narra che Ruggero II, sorpreso in mare da una terribile tempesta, per salvarsi fece il voto che se fosse riuscito a restare in vita, avrebbe innalzato un tempio maestoso al Salvatore. Il 7 Giugno del 1131 ebbe così inizio la costruzione della sontuosa Basilica Cattedrale, destinata a diventare uno dei monumenti più belli ed emblematici di Cefalù e della Sicilia. La Cattedrale è una perfetta fusione di architettura e arte araba, bizantina, latina e nordica in un tripudio di culture e stili. Il Duomo si innalza sull’alto di una scalinata e domina la piazza antistante ornata da palme. La facciata del Duomo è opera di Giovanni Panettera e risale al 1240. Due imponenti torri a quattro piani circondano la facciata e hanno nella parte superiore due singolari coperture piramidali che caratterizzano il profilo del Duomo e lo rendono unico. La Basilica Cattedrale conserva al suo interno meravigliosi mosaici, come quello del Cristo Pantocratore che si trova nel catino dell’abside e sembra accogliere ed abbracciare i fedeli, o la Madonna, raffigurata nella fascia sottostante il Cristo, insieme agli Arcangeli e agli Apostoli, che sembra unirsi alla preghiera dei fedeli. I mosaici recano iscrizioni greche e latine.
All’interno della Chiesa è possibile ammirare anche una splendida Madonna del Gagini del 1533. Le vetrate delle finestre del Duomo realizzate intorno al 1990 dall’artista Michele Canzoneri, si ispirano a vari temi che vanno dall’Apocalisse agli Atti di Pietro e Paolo, all’Assunzione di Maria. Annesso al Duomo è il Chiostro del XII sec., quadrato e per tre lati circondato da un portico a colonne binate, che sorreggono archi, impreziositi da curiose raffigurazioni.  Nel XVI secolo il Chiostro fu colpito da un incendio, che ne distrusse un’ampia parte.

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La seconda tappa è stata il Teatro Comunale, restaurato di recente, dove furono girate alcune scene del film “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, e che conserva al suo interno la macchina da presa utilizzata nelle scene. Il soffitto è decorato da una tela di Rosario Spagnolo, della fine del XIX secolo. Camminando per le stradine di Cefalù, respirando il profumo del mare, del pesce fritto e degli arancini, abbiamo raggiunto il Lavatoio Medievale, ricostruito nel XVI secolo in una posizione differente rispetto all’originale. E’ composto da ventidue bocche di ghisa e si trova in fondo ad una scalinata in pietra lavica, detta “a lumachella”. Sul lato destro dell’ingresso del lavatoio c’è scritto: “Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”. La leggenda racconta che Cefalino fu generato dalle lacrime incessanti di una ninfa pentita di avere punito, con la morte, il tradimento del suo amato. A queste pure acque correnti, fino a pochi decenni fa le donne del paese andavano a sciacquare i panni facendo echeggiare le loro voci e i loro canti pieni d’allegria. L’acqua che sgorga dalle bocche presenti in tre pareti, passando da un piccolo antro per arrivare al mare, con il suo suono rende veramente speciale questo posto. Altri luoghi da vedere sono la Cinta Muraria Megalitica, le fortificazioni risalenti al V secolo avanti Cristo, che si trovano nei pressi del promontorio; il Tempio di Diana, posizionato sulla rocca alle spalle della Cattedrale, risalente al V secolo avanti Cristo. Al suo interno si trova una cisterna protostorica, costruita nel IX sec. a. C.; la Chiesa di San Leonardo, la più antica di Cefalù, che in origine era dedicata a San Giorgio; l’Osterio Magno, erettoprobabilmente per essere la dimora di Ruggero II, fu ricostruito nel XIV secolo dalla famiglia Ventimiglia e successivamente diviso ed adibito a botteghe; il Promontorio di Torre Caldura, con una suggestiva veduta sul mare, che prende il nome dai resti della Torre di avvistamento che lo domina. Infine il Museo Mandralisca, che porta il nome del Barone Enrico Piraino di Mandralisca, nato a Cefalù nel 1809. Il Barone, oltre che uomo amante della cultura fu anche attento alle necessità della gente di Cefalù, costruì a sue spese le scuole per i figli dei contadini e dei pescatori del paese. Fu arrestato nel 1856 a causa del suo amore per la giustizia e del suo fervore patriottico, e, divenuto consigliere di luogotenenza per il dicastero della pubblica istruzione rappresentò Cefalù al primo Parlamento Italiano a Torino. Il patrimonio del Barone Mandralisca passò alla sua morte interamente alla città, con la sola richiesta da parte del Barone di costituire una Fondazione, per consentire la visione dei pezzi e delle opere che egli aveva raccolto in tanti anni di appassionata ricerca e amore per la cultura. Il Museo contiene vari reperti archeologici molti dei quali provenienti da Lipari, dove, il Barone stesso effettuava scavi archeologici. Fra tutti i reperti, quello che spicca per bellezza ed originalità è il “Cratere del venditore di tonno”, di origine Siceliota, a figure rosse risalente al IV sec. a.C. Fa parte del museo una biblioteca contenente circa seimila volumi, tra cui alcuni testi rari, come il “De Origine Ecclesiae Cephaleditanae” di Frà Benedetto Passafiume, risalente al 1645.

Nella Pinacoteca invece, possiamo ammirare fra le altre opere, nature morte, opere di scuola bizantina, splendide vedute di Venezia e soprattutto il famoso “Ritratto di Ignoto” del grande maestro siciliano Antonello da Messina. Nel Museo Mandralisca anche il settore della Numismatica è abbastanza completo, infatti sono custodite monete che vanno dall’arcaismo maturo al periodo dei “Maestri monetieri”.

Infine, il museo possiede una ricchissima collezione malacologica comprendente più di 20000 esemplari di conchiglie provenienti da ogni parte del mondo.

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Dopo una buonissima brioche con gelato, la giornata è terminata sulla spiaggia Lungomare (una delle più belle spiagge insieme a Caldura, alle Salinelle, a Capo Playa, a Mezzaforno, a Sant’Ambrogio, a Finale di Pollina), per prendere il sole e fare un tuffo nel favoloso mare della città.

La meravigliosa Cefalù è famosa anche per le sue Feste, come quella del Santissimo Salvatore.Nonostante la patrona ufficiale della città sia l’Immacolata, la festa più importante viene celebrata dal 2 al 6 agosto, in onore del Santissimo Salvatore, ritenuto il patrono storico. In occasione dell’ultimo giorno di festa si svolge la tradizionale “Antinna a mari”, gara di agilità tra la popolazione del paese, impegnata a far sua una bandiera collocata al termine di un lunghissimo tronco insaponato, sul quale i partecipanti devono camminare, posto a qualche metro di altezza sul mare. La festa di chiude con dei suggestivi fuochi d’artificio. Ci sono poi la Festa dell’Immacolata, la patrona della città, che si festeggia l’8 dicembre, lo Sherbeth Festival, che si tiene ogni anno nel mese di settembre, con decine di stand di mastri gelatai provenienti da tutto il mondo che attendono migliaia di visitatori, pronti ad assaggiare gusti di ogni tipo, dal tradizionale pistacchio di Bronte al gelato al gorgonzola. Secondo la tradizione infine, “a vecchia strina”, cioè un’anziana signora scende dalla rocca per portare regali ai bimbi buoni ogni 31 dicembre. Le strade vengono invase da ragazzi che suonano contenitori di latta e vasi (i cosiddetti “rinali”). E domani andremo alla scoperta di un luogo che profuma di storia e magia: Agrigento e la Valle dei Templi. Stay tuned!

testo e foto di Francesca Monti

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