Torna a Milano l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai per il concerto che chiude la dodicesima giornata dell’edizione MITO SettembreMusica 2017. Alle ore 21, in Sala Verdi, al Conservatorio di Milano, l’orchestra torinese si esibirà sotto la guida del direttore ospite Semyon Bychkov, bacchetta apprezzatissima e pluripremiata, applaudito internazionalmente per le sue recenti esecuzioni e registrazioni discografiche dedicate alle pagine meno frequentate di Čiajkovskij. In programma due primavere antitetiche, composte a inizio Novecento, da giganti del calibro di Sergej Rachmaninov e Igor Stravinsky.
Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon e si aprirà con il Concerto per pianoforte n. 2 in do minore op. 18 di Sergej Rachmaninov (1873-1943). Al pianoforte il russo-americano Kirill Gerstein, tra i protagonisti della nuova edizione del documentario che RAI 5 realizzerà sul festival quest’anno. Il pianista, classe 1979, trasferitosi negli Stati Uniti all’età di quattordici anni per diventare il più giovane studente del Berklee College of Music di Boston, ha recentemente ha debuttato con i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker e con l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, partecipando al Čajkovskij Festival curato da Semyon Bychkov con la BBC Symphony. Il programma proseguirà con Le Sacre du Printemps, quadri della Russia pagana di Igor Stravinky.
I due brani, che nascono nei primissimi anni del Novecento, dimostrano come il tentativo di inscatolare la storia in contenitori definiti sia molto lontano dalla realtà. Partiture del passato, sono frutto di primavere improvvise, correnti impetuose che hanno nutrito il terreno rendendolo fertile o segnandolo in modo indelebile. Nel 1901, dal tronco di un Ottocento che sembrava ormai sterile, Rachmaninov fece germogliare la sua partitura più nota, segnata dal lirismo e dalla felicità espressiva. Dodici anni dopo Stravinskij inventò un rito battesimale per il Novecento, e, con l’esplosione del suo Sacre, diede il la all’effervescenza delle avanguardie.
Il Concerto per pianoforte n. 2 in do minore op. 18 di Sergej Rachmaninov e Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij sono, dal punto di vista puramente anagrafico, parenti stretti. Il primo, il più agé, nasce nel 1901, all’alba del nuovo secolo, anche se non ne sente ancora il profumo. Il fratello minore, invece, vede la luce nel 1913 ed è subito protagonista di un rumorosissimo succès de scandale: lui il sentore del Novecento non solo lo avverte, ma lo anticipa, lo detta, ne costruisce il paradigma. Tanto da sollevare, appunto, l’oltranza del rifiuto.
Quando compone il suo concerto per pianoforte n. 2, Rachmaninov sta vivendo una condizione di profonda solitudine. Il compositore russo di 27 anni, in bilico tra un secolo e l’altro, un po’ sgomento di fronte a un genere così carico di storia, reagisce cercando rifugio nella tradizione e lo fa guardando a Čajkovskij. E difatti il Secondo Concerto è, da cima a fondo, la parafrasi stilistica del modello incarnato dal celeberrimo Concerto in si bemolle maggiore. Al tema e alla sua potenza oratoria è ancora affidato il ruolo che la prassi classico-romantica gli ha attribuito: la persuasione. È per questo motivo che i temi del Secondo Concerto sono marchiati a fuoco, come un tatuaggio permanente, nella nostra memoria, come nell’Allegro scherzando conclusivo, quando viole e oboi lanciano il secondo tema, una melopea ampia e vibrante ed estremamente “persuasiva”: e qui il Concerto di Čajkovskij non è più relegato al ruolo di archetipo, ma diventa un concretissimo oggetto sonoro che ritorna prepotentemente alla memoria.
Il Sacre di Stravinsky abbandona, invece, il concetto di “tema”. Ed è questa la novità più sconvolgente. Non solo il ridimensionamento del suo ruolo guida, ma il superamento dell’idea di tema e dunque di elaborazione tematica. Le nervature tematiche della tradizione classico-romantica si riducono a icastiche figurazioni ritmiche, timbriche e coloristiche. La trama è costituita da semplici elementi frammentari e privi di sviluppo tematico. Ma il vero tratto rivoluzionario del Sacre è costituito dal procedimento con il quale questi materiali vengono assemblati ed elaborati, secondo la logica compositiva inedita dell’accumulazione. Stravinskij tende a sovrapporre tra loro elementi fortemente contrastanti, ricorrendo al procedimento della stratificazione: tonalità diverse vengono sovrapposte, usate sonorità in apparenza incompatibili, con effetti spesso stridenti, brutali e violenti; l’uso sistematico ed esasperato di metri divergenti (binari su ternari e viceversa) che crea un senso permanente di squilibro, di irregolarità, di asimmetria. Un risultato estremo che la sera del 29 maggio 1913 ha provocato un rigetto altrettanto furioso e assordante. Una legge fisica di azione e reazione della quale la storia del Novecento ha fatto – fortunatamente – giustizia.
Il contributo musicologico da cui attinge questo testo, edito sul programma di sala, è a cura di Guido Barbieri.
Il Festival delle Città di Milano e Torino, realizzato da I Pomeriggi Musicali di Milano e Fondazione per la Cultura di Torino con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è reso possibile anche grazie al prezioso contributo del partner Intesa Sanpaolo, che ha creduto al progetto sin dalla prima edizione, al sostegno di Compagnia di San Paolo e degli sponsor Pirelli e Fondazione Fiera di Milano.
La biglietteria di MITO SettembreMusica a Milano, presso il Teatro Dal Verme, in via San Giovanni sul Muro, 2 è aperta da martedì a sabato, con orario 11-19. Se ancora disponibili, i biglietti dei concerti a pagamento saranno posti presso la sede dei concerti in vendita 45 minuti prima dell’inizio dei concerti. Per i nati dal 2002, i biglietti per tutti i concerti hanno un costo di euro 5.
Informazioni: +39.02.87905201 – biglietteriamito@ipomeriggi.it
