Caparezza racconta il nuovo disco: “Prisoner 709 è un album sulla mia prigionia”

di Francesca Monti

Venerdì 15 settembre esce “Prisoner 709” (Universal Music), il nuovo album di Caparezza, un progetto che contiene 16 canzoni ricche di pensieri, riflessioni, ricordi, citazioni. Un album in cui Caparezza (vero nome Michele Salvemini) autoanalizza se stesso, le sue paure, le angosce di cui è prigioniero, a partire dal disagio provocato dai fastidiosi acufeni, attraverso un percorso musicale fatto di parole e catene, numeri e opposti, che trasporta l’artista in un vortice di domande esistenziali, che lo portano a conoscere meglio se stesso fino a raggiungere la serenità. In “Prisoner 709” troviamo anche delle special guest come John De Leo, Max Gazzè e DMC.

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Caparezza ha raccontato il nuovo disco alla stampa, cominciando dal titolo: “Il sette e il nove sono i due poli opposti presenti in tutto il disco e rappresentano la prigionia ma anche la libertà. Il ruolo centrale di questo disco è lo zero che ha la forma del disco stesso e che rappresenta la scelta tra una parola di 7 lettere e una di 9, ad esempio Michele o Caparezza. Ogni traccia di questo disco ha un suo 709, libertà o prigionia, aprirsi o chiudersi. E’ il disco numero sette ma potrebbe essere anche il nono contando i due fuori catalogo. Mi piace giocare con i doppi sensi e con le sottoletture. Prisoner invece deriva dal fatto che durante le mie letture mi sono imbattuto in quello che viene chiamato “Esperimento della prigione di Stanford” a cura dello psicologo Philip Zimbardo. L’esperimento consisteva nel far recitare il ruolo di guardie e di prigionieri ad alcuni studenti universitari per due settimane. Fu interrotto dopo appena sei giorni perché nessuno riusciva più a sganciarsi dal ruolo assegnato“.

La cover del disco e il lavoro sui testi:La scelta del bianco e nero per la copertina del disco, in contrapposizione all’esplosione di colori di quella di “Museica”, è dovuta al bipolarismo del progetto ed è perfetta per raccontare come ho visto il mondo in questo anno e mezzo di composizione. Dopo diciassette anni di album e concerti, in cui ho sempre avuto un approccio ironico e ho sempre rivolto lo sguardo verso l’esterno, mi sono sentito intrappolato nella mia vita. Così ho iniziato a riflettere su me stesso. Ho anche scoperto di soffrire di una patologia che si chiama acufene e che porta ad avere un fischio insopportabile nelle orecchie, probabilmente causata dall’abuso di volumi alti e questo rappresenta un grosso problema per chi fa questo lavoro. Però con coraggio ho deciso di affrontare quello che mi stava succedendo tornando a scrivere. Dobbiamo prendere quello che viene dalla vita. E’ questa la rappresentazione visiva del disco, io amo e odio la musica, è la sintesi perfetta. La musica mi ha dato e tolto tanto, a volte ti guarda in faccia e a volte dà le spalle. Tutte le cose belle tolgono qualcosa“.

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Un album che pone Caparezza al centro: “Quando ho scritto questo disco il referente ero io, volevo dare un senso a questo progetto, senza pensare al passato. Spero che questo album abbia un senso per me, perchè non è il mio scopo catechizzare attraverso la musica. Mi piace fare citazioni di cose che sento, legate a letture, a film che vedo o a dischi che ascolto. Questo disco è dedicato al mio produttore Carlo U. Rossi, scomparso recentemente“.

Prisoner 709 è un disco in cui vittima e carnefice, guardia e prigioniero, sono la stessa persona: “Sono in carcere per il fatto di esistere. Ho cominciato a pensare alle varie gabbie, da quelle corporali fino alla mancanza di fede. Michele è il prigioniero e Caparezza la guardia. Mi sono chiesto cosa non vada in me. Quindi il mio reato è pensare sempre alle cose e non godermele fino in fondo. In questa mia autoanalisi, il pezzo che apre la tracklist, “Prosopagnosia” è lo stesso che chiude il disco, ma il primo è angosciante mentre l’ultimo sereno. L’accettazione di sè è il primo step per la liberazione“.

L’accettazione consiste anche nel ritrovare un po’ di quello innocenza e leggerezza tipica dei bambini, come quelli che cantano insieme all’artista nel brano “Ti fa stare bene”: “Un coro di bambini mi suggerisce alcune cose da fare per ritrovare la libertà“.

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Caparezza si diverte ancora a fare rap: “Fare rap a 43 anni non è facile, ma a me piace ancora farlo. Il rap è giovane, per sua natura è attaccato al presente. Non vedo limiti se non nel genere umano“.

Caparezza presenterà live il nuovo disco con un tour nei palazzetti che prenderà il via a novembre. Questo il calendario: 17 novembre –  Ancona, PalaPrometeo Estra;18 novembre – Bari, PalaFlorio, 24 novembre – Firenze, Mandela Forum; 25 novembre –Bologna, Unipol Arena; 28 novembre – Napoli, Palapartenope; 29 novembre – Roma, PalaLottomatica; 1 dicembre – Montichiari (BS), PalaGeorge; 2 dicembre – Padova, Kioene Arena; 6 dicembre – Milano, Mediolanum Forum; 7 dicembre – Torino, Pala Alpitour.

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