Terzo appuntamento, domenica 22 ottobre alle 20.30 su Rai3, con “Le ragazze del ’68”

Terzo appuntamento, domenica 22 ottobre alle 20.30 su Rai3, con “Le ragazze del ’68”. Protagoniste del programma sono dodici donne che nel 1968 avevano circa 20 anni e che hanno vissuto in prima persona il grande cambiamento del ruolo femminile nella società dell’epoca, quando l’onda delle contestazioni degli Stati Uniti raggiunse l’Europa e anche l’Italia, dando il via ad una vera e propria rivoluzione politica, ideologica e sociale che ha cambiato in profondità l’immagine della donna italiana: dalla moda, al lavoro, fino ai costumi sessuali. La terza puntata della serie racconta le storie di Vittoria e di Silvia.
Vittoria è nata a Tuscania in una famiglia di contadini. Nonostante sia premiata come migliore della scuola, deve lasciare gli studi dopo la quinta elementare. D’estate aiuta i genitori nel lavoro dei campi, d’inverno impara dalle suore a ricamare. A partire dal ‘68 inizia la sua esperienza di lavoro fuori casa per le colonie estive ed è il momento più bello della sua giovinezza. E’ sposata da oltre 30 anni con l’uomo che l’aveva notata tredicenne sul carretto di papà, ha una figlia, continua a collaborare con le attività parrocchiali ed è una cuoca fenomenale. “Per me il ’68 è stata una cosa un po’ marginale perché, non andando a scuola, ho vissuto queste cose un po’ dal di fuori… Una donna deve essere capace di lavorare, di guardarsi la famiglia, di saper curare la casa e, dico sempre a mia figlia, di coccolarsi il marito.”

Silvia, insegnante, è nata a Roma in una famiglia borghese. Nel ’68 aveva 20 anni ed era in giro per l’Europa con la compagnia del Living Theatre. Negli anni ’70 fonda con il suo compagno una comune in Sicilia, dove cresce il figlio Amore. Oggi tiene lezioni di “meditazione sociale”. “Nel ‘68 mi sono detta: la mia vita la prendo in mano io, quello che sarà non lo so. Ma avevo chiaro in mente che per vivere una mia libertà e vivere la vita, dovevo tagliare i ponti con un modo di vivere molto comodo, molto carino, molto infantile.”

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