di Francesca Monti
“Se dovessi definire in due parole questo album direi che è pop cosmico, anche se poi è fondamentalmente rock”, con queste parole Noel Gallagher ha presentato “Who built the moon?”, in uscita il 24 novembre, che vanta le prestigiose collaborazioni di Paul Weller e Johnny Marr.

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Anticipato dal singolo “Holy Mountains” uscito il 9 ottobre scorso, il disco segna l’inizio della collaborazione tra il cantautore e il produttore e compositore David Holmes: “E’ la persona che più ha influenzato questo lavoro. Ha voluto fortemente che non scrivessi brani che potessero ricordare gli Oasis o gli High Flyng Birds, voleva portarmi in una direzione ben precisa e dopo un po’ di titubanza iniziale, devo dire che mi sono divertito moltissimo“.
“Who Built the moon?” riunisce voci e musicisti ospiti da tutto il mondo, come Paul Weller e Johnny Marr, per dare vita a 11 tracce che riflettono un equilibrio tra sperimentazione e influenze senza tempo: “Sono tutti amici, persone con cui avevo già suonato in passato. Weller abita vicino a casa mia, mentre John è un amico di vecchia data e quando sono in studio e ho un problema lo chiamo e lui arriva subito da Manchester“.

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Un disco rock’n’roll ma in cui il rock non è inteso da Noel Gallagher come associato al giubbotto di pelle o ai bicchieri di Jack Daniel’s: “Il rock secondo me è libertà dell’anima e dello spirito, è fare quello che vuoi. David Holmes mi ha fatto scoprire qualcosa che non sapevo di me. Il rock ha ucciso il rock’n roll. A parte U2, Kasabian e pochi altri vedo solo gente che urla: Foo Fighters, Queens of the Stone Age, Green Day… abbassate la voce, per favore. Inoltre penso sia troppo facile prendere le notizie e metterle in musica. Invece scrivere brani che parlano di gioia e speranza è un atto rivoluzionario. Le news sono noiose, così come la politica, Trump è noioso, il ciccione in Corea del Nord è noioso. Io sono un rivoluzionario che fa musica che parla di speranza e gioia. La vita è troppo breve per ripetersi e io tratto ogni disco e ogni tour come se fosse l’ultimo e se anche questo dovesse essere l’ultimo, ne sarei davvero contento e orgoglioso“, ha dichiarato l’artista che farà tappa in Italia con il prossimo tour mondiale previsto per il 2018, con un’unica data l’11 aprile al Fabrique di Milano.

Per quanto riguarda il titolo del disco Noel Gallagher ha dichiarato di aver preso spunto da un libro di un autore che sostiene che la luna sia un corpo estraneo al nostro sistema stellare: “Io non credo alle teorie cospirative, ma il titolo lo trovavo bellissimo e ho deciso di usarlo per il mio disco“.

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Noel Gallagher ha infine risposto ad alcune domande relative al Manchester City, di cui è tifosissimo, al rapporto con il fratello Liam e agli investimenti della Regina Elisabetta nei paradisi fiscali: “Guardiola sta facendo un grande lavoro, sono orgoglioso di quello che sta facendo la mia squadra. Per quanto riguarda Liam è sempre arrabbiato, ma non so perché. Se venite a saperlo prima di me, ditemelo, secondo me Liam avrebbe bisogno di un po’ di terapia. La regina non paga le tasse? Che sorpresa… Io ne pago fin troppe”.
Di seguito la tracklist di “WHO BUILT THE MOON?”:
- Fort Knox
- Holy Mountain
- Keep On Reaching
- It’s A Beautiful World
- She Taught Me How To Fly
- Be Careful What You Wish For
- Black & White Sunshine
- Interlude (Wednesday Part 1)
- If Love Is The Law
- The Man Who Built The Moon
- End Credits (Wednesday Part 2)
La Deluxe Edition dell’album comprende anche la bonus track
- Dead In The Water (Live at RTÉ 2FM Studios, Dublin)
