Intervista con la cantautrice Linda Gambino: “La musica ha un potere immenso e può guidarci verso un cambiamento positivo”

di Francesca Monti

Dopo essersi fatta conoscere e apprezzare negli Stati Uniti, la talentuosa cantautrice Linda Gambino, romana d’origine, torna in Italia con il nuovo singolo “Revolution”  (distribuito da Artist First), realizzato in due versioni, una italiana e una inglese, entrambe disponibili in digital download e sulle piattaforme streaming.

Il brano è stato composto da Linda insieme al cantautore Marco Iantosca e racconta la frustrazione e la speranza che derivano dal grande cambiamento che stiamo vivendo negli ultimi anni, inteso nel senso più ampio del termine.

“Revolution” è accompagnato da un video per la regia del videomaker, polistrumentista, compositore, arrangiatore Max Minoia, realizzato in bianco e nero.

Ecco cosa ci ha raccontato Linda Gambino riguardo il nuovo singolo e i prossimi progetti.

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Ciao Linda, ci puoi raccontare come è nata la tua nuova canzone Revolution?

“Ciao Francesca! Revolution ha visto le primissime luci circa un anno fa. Avevo conosciuto da poco un cantautore, Marco Iantosca, su Facebook e ci siamo scambiati opinioni, consigli e suggerimenti perché entrambi eravamo alla ricerca di un’etichetta per fare uscire lui il suo primo album ed io il mio. Ho ascoltato la sua musica e, visto che mi era piaciuta, gli ho chiesto se avesse qualche demo lasciato incompleto sul quale potessi scrivere una melodia e un testo. Scrivo anche da sola, cioè compongo armonia e melodia “suonacchiando” sul piano, ma a volte è bello collaborare. Marco mi ha mandato qualche demo e così è nata Revolution. Il testo ha preso forma canticchiando parole a caso alla ricerca della melodia, come spesso succede, e le prime parole che mi sono venute in mente furono “Romeo and Juliet”… da lì ho costruito tutto partendo dal concetto che anche le nostre relazioni personali come tutto quello che riguarda la nostra sfera personale, i nostri sogni, i nostri obiettivi, le nostre priorità sono in una fase di grande cambiamento, influenzati come sono dai mutamenti epocali che stanno avvenendo globalmente”.

Revolution racconta appunto la frustrazione e la speranza che derivano dal grande cambiamento che stiamo vivendo negli ultimi anni. Una possibile soluzione potrebbe essere una “rivoluzione” da attuare anche attraverso la musica?

“Certo! La musica ha un potere immenso, riesce a coinvolgere tantissima gente. Secondo me la potenzialità della musica di portare e guidare verso un cambiamento positivo c’è ed è enorme. I grandi artisti si sentono responsabili dei contenuti che trasmettono, perché possono portare consapevolezza su temi importanti che magari la gente in generale trascura, presa com’è da urgenze più immediate e individuali. Può essere una voce contro l’informazione dei media e dei potenti e, se posso spingermi oltre, può ispirare quegli ideali positivi a cui aspiriamo tutti o quasi. Ma su un altro livello il potere più grande della musica è che ci fa entrare in contatto con le nostre emozioni, cosa sempre più difficile di questi tempi. Se siamo in contatto con le nostre emozioni, siamo in contatto con noi stessi al livello più profondo e “sentiamo” quello che è giusto, quello che ci fa bene… riconosciamo una verità nostra: una cosa preziosa, dato che oggi la verità ci viene offerta continuamente in maniera preconfezionata e quasi sempre contraddittoria. La verità ci sfugge continuamente, ci possiamo fidare solo della nostra se siamo appunto capaci di percepirla. Un bel punto di partenza per un grande cambiamento, credo!”.

Come mai hai scelto di realizzare il video del singolo in bianco e nero?

“Per una pura ragione estetica! Sono una ammiratrice dei Vintage Trouble e di Ty Taylor, e loro hanno fatto un brano che mi piace tantissimo pur essendo semplicissimo: “Nobody told me”. Quel video è appunto in bianco e nero, quindi l’ho proposto a Max Minoia che, oltre ad essere un musicista, compositore e arrangiatore, è anche video director e l’idea gli è piaciuta. Ci siamo adattati alle location scelte e il risultato mi ha molto soddisfatto”.

Com’è nata la tua passione per la musica?

“Da piccola ho viaggiato molto con i miei genitori. Ero figlia unica e quando siamo arrivati negli USA, dove ho vissuto la prima volta per circa 6 anni, mi sono fatta i primi amici a scuola. Capitava però che dopo poco cambiavamo città: altra casa, altra scuola, altri amici… bellissimo da una parte, ma certo ero un po’ sola, così il canto mi faceva compagnia. Uno dei ricordi più belli che ho è di quando con i miei genitori, negli USA, durante i weekend ce ne andavamo a scoprire tutti questi posti nuovi guidando su queste strade infinite… io e mio padre spesso cantando. Poi da grande ho capito che la musica poteva diventare una passione più seria e ho cominciato a studiare”.

Vivi tra l’Italia e gli Stati Uniti. Che differenze hai riscontrato tra i due Paesi riguardo la possibilità di fare musica?

“Già da quando ho avuto la fortuna di poter frequentare, anche se per poco, la BERKLEE College of Music di Boston mi sono resa conto del grande divario che c’è tra il nostro paese e gli USA da questo punto di vista. La musica viene insegnata nelle scuole elementari ed è una materia seriamente presa in considerazione. Tutti o quasi suonano uno strumento o per lo meno lo hanno fatto durante la scuola appunto. Berklee è prestigiosissima ma ce ne sono tante altre. La differenza più grande per chi suona è la quantità di locali e strutture per fare musica e per ascoltarla che ci sono lì e non qui. La gente è abituata ad andare ad ascoltare musica anche nei locali piccoli, anche degli artisti meno conosciuti. Non dico che sia la perfezione… anche lì se non sei nessuno è difficile ma comunque ci sono molte più possibilità. Oramai loro sono entrati completamente in questa nuova era in cui i dischi non si vendono e i soldi si guadagnano solo dai concerti e in cui gli artisti indipendenti sono tanti per cui, avendo già digerito tutto questo, sono passati alla fase successiva e si stanno inventando mille modi nuovi per essere presenti sul mercato. Quindi molte più opportunità ma anche molta più competizione”.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

“Posso dire quali sono gli artisti che mi piacciono, che mi emozionano, da lì a cercare di essere come loro ce ne vuole!! Per esempio Amy Winehouse è stata un’autrice per me eccezionale, a parte quello che lei era dal punto di vista personale. Testi che grondano sangue, sudore e lacrime scritti in maniera attuale, personale, diretta, ironica. Beyoncè per la sua completezza, bellezza e forza. Tina Turner idem. Mi piacciono tanti artisti soul anche classici. Poi icone come Prince, George Michael, Whitney Houston”.

A quali progetti stai lavorando?

“Ho già pronti 4 nuovi brani inediti e sto lavorando su una ballad. Nel frattempo stiamo per far uscire un album rock con una band di cui sono cantante e co-autrice di musica e testi. L’obiettivo è di allargare gli orizzonti per poter suonare su palchi sempre più grandi”.

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