Arriva nei cinema il 28 dicembre “Come un gatto in tangenziale”, il nuovo film di Riccardo Milani con protagonisti Paola Cortellesi e Antonio Albanese

Arriva nei cinema il 28 dicembre “Come un gatto in tangenziale”, il nuovo film di Riccardo Milani con protagonisti Paola Cortellesi e Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Luca Angeletti, Antonio D’Ausilio, Alice Maselli, Simone De Bianchi, e con la partecipazione di Claudio Amendola.

La pellicola è prodotta dalla Wildside di Mario Gianani e Lorenzo Mieli con Vision Distribution. La sceneggiatura è firmata da Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi e Riccardo Milani. La fotografia è di Saverio Guarna, la scenografia di Maurizia Narducci, i costumi di Alberto Moretti, il montaggio di Patrizia Ceresani.

Giovanni, la teoria. Intellettuale impegnato e profeta dell’integrazione sociale vive nel centro storico di Roma. Monica, la pratica. Ex cassiera del supermercato, con l’integrazione ha a che fare tutti i giorni nella periferia dove vive. Non si sarebbero mai incontrati se i loro figli non avessero deciso di fidanzarsi. Monica e Giovanni, entrambi vittime di spietati pregiudizi sulla classe sociale dell’altro, sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. Per portare a termine il comune proposito, i due cominciano, loro malgrado, a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro: Giovanni, abituato ai film impegnati nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia, tra ragazzini urlanti, spintoni e cestini di pop corn che rotolano per terra, Monica, invece, da sempre abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, tra distese di corpi stipati come sardine e aerei che scaricano carburante sopra la testa, si ritroverà nella scicchissima riserva naturale di Capalbio, tra intellettuali, vip e improbabili conversazioni sull’arte contemporanea. Finché improvvisamente qualcosa tra di loro cambia. Entrambi capiscono di non poter fare a meno uno dell’altra anche se forse la loro storia durerà come “un gatto in tangenziale”.

Così il regista Riccardo Milani ha raccontato la genesi di “Come un gatto in tangenziale”: “Ogni film per me nasce dal desiderio di raccontare e soprattutto condividere una storia. Forse mai come in questo film raccontarla è stato per me divertente e liberatorio. Perché, da padre di tre figlie femmine, l’avventura umana che vivono i nostri protagonisti, Giovanni e Monica, è qualcosa che conosco abbastanza bene. In fondo ogni genitore, anche senza volerlo, si costruisce, giorno dopo giorno, un’idea dei propri figli per poi accorgersi ad un tratto che loro, in realtà, sono altro da noi. E che magari anche il mondo che ci propongono è altro da noi. Le loro passioni, i loro amici e spesso anche i loro amori. Ed è una grande opportunità perché, grazie ai nostri figli, siamo costretti ad uscire dalla nostra zona protetta, e a misurarci appunto con “l’altro”. Il film racconta questa opportunità, quella appunto di confrontarci direttamente con chi è lontano da noi per classe sociale, cultura o nazionalità. Darci la possibilità di entrare in quel contraddittorio, riesce a mettere in discussione le nostre sicurezze e a permetterci così un lusso che sempre più ci fa paura: quello di cambiare. O forse meglio, quello di capire. O forse, ancora meglio, quello di sapere prima di parlare e giudicare. Il privilegio più grande è stato poterlo fare ridendo, con una commedia che vede protagonisti una coppia di attori che ritrovo al mio fianco per la seconda volta, Paola e Antonio. Straordinari nella capacità di dare profondità a due caratteri umani senza giudicarli ma anzi amandoli e facendoli loro, rendendoli rappresentativi di due facce opposte del nostro paese permettendoci di raccontarlo con un linguaggio popolare. Cercando con questo film in particolare di porre al centro dell’attenzione un concetto semplice. In un paese culturalmente e socialmente spaccato in due forse può essere importante fare lo sforzo di capire, conoscendole realmente, le ragioni degli altri. Spero che Come un gatto in tangenziale sia un film sul nostro presente e forse anche sul nostro futuro. Che in certi momenti di scoramento sembra non arrivare mai”.

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Paola Cortellesi, che del film è attrice protagonista e sceneggiatrice, racconta così il suo personaggio: “L’idea era raccontare il conflitto sociale tra Giovanni, progressista e studioso delle periferie e dei modelli di integrazione e Monica, che in periferia ci vive e che esattamente come lui è contraria al legame tra i loro ragazzi perché intuisce le differenze incolmabili che ci sono tra questi due ambienti così distanti. Monica all’integrazione non ci crede: non immagina punti di contatto tra il suo mondo e quello di Giovanni. Sono troppo distanti, così ritiene inconciliabile la sua vita con quella delle tante etnie che popolano il suo quartiere. Monica è la madre di Alessio, l’adolescente di cui si innamora la figlia di Giovanni. Vive come una madre single molto affaccendata, con un marito assente e due sorelle (dedite ad un mestiere non troppo onesto). Porta il fardello di una famiglia particolare con grande dignità anche se non ha un carattere affabile, perché con la rudezza ha a che fare ogni giorno e attraverso la rudezza si esprime. Come avviene spesso nei film di Milani, il tentativo è affrontare con il sorriso temi importanti e raccontare il malcontento che esiste in chi vive ai margini della città, ma anche la distanza tra questi ultimi e le persone chiamate a risolvere i problemi. Giovanni lavora in un think tank, mette a disposizione la sua preparazione e la sua competenza in una causa nobile, al servizio degli altri, fa un mestiere prezioso ma verifica presto che per parlare adeguatamente di certi argomenti bisogna conoscerli da vicino. Monica, invece, ha perso da tempo ogni fiducia nelle istituzioni – pensa inesorabilmente che sia “tutto un magna magna” e che gli “altri” siano tutti raccomandati, è disillusa come quasi tutti nel suo quartiere disagiato e questo si traduce in un completo disinteresse verso la cosa pubblica. È una persona che non ha mai fatto dell’accoglienza e della tolleranza un suo credo e allora si ritrova a cercare ascolto brandendo una mazza da baseball. Finito “Mamma o papà?” Antonio Albanese ed io ci siamo ripromessi di lavorare di nuovo e presto insieme. È stato naturale, così, mentre scrivevamo questo film pensare ad Antonio per il ruolo del protagonista. Il piacere di vederlo mentre interpreta una scena esattamente nel modo in cui l’avevamo scritta è stato esaltante. Io e Antonio possiamo ormai contare su una conoscenza approfondita delle giuste tonalità e di tanti dettagli che ci riguardano: un tipo di armonia così speciale, in un rapporto professionale, non è mai scontata”.

Antonio Albanese, che nel film interpreta Giovanni, si è detto felice di aver lavorato nuovamente con Riccardo Milani e Paola Cortellesi dopo “Mamma o papà?”: “La mia idea era di replicare quella felice esperienza in cui avevo rivisto con grande piacere Riccardo e avevo incontrato per la prima volta su un set Paola, un’attrice dal talento più che versatile, che ho sempre apprezzato. La comicità è fatta di ritmi, colori, sguardi e conoscenze e noi abbiamo avuto l’ambizione di creare nuove combinazioni per offrire al pubblico qualcosa di nuovo ed interessante. L’ambizione sta nel fatto di raccontare la realtà del Paese in un film che fa anche molto ridere. Giovanni vive nel centro di Roma dove dirige un cosiddetto “think tank” dove un gruppo di persone che lavora per migliorare la vita nelle periferie studia e cerca di risolvere vecchie e nuove problematiche. La sua unica figlia si innamora di un ragazzino che vive nell’estrema periferia romana, figlio di una donna che si arrangia con lavori precari (Paola Cortellesi) e di un mezzo criminale piuttosto rude (Claudio Amendola). Giovanni dovrà allora forzatamente e faticosamente iniziare a frequentare da vicino quelle periferie che fino ad allora aveva solo teorizzato senza averle mai vissute e forse nemmeno mai osservate da vicino. Scoprirà, così, che sono luoghi molto diversi dall’immagine stereotipata. Grazie al forzato ma necessario scambio reciproco di conoscenza con una donna schietta e verace come Monica si ritroverà così a disposizione una sorta di sapere in più che gli permetterà di trovare idee e soluzioni e soprattutto di umanizzarsi. L’incontro/scontro con Monica si concluderà con un arricchimento reciproco: quando gli estremi opposti si incrociano possano portare ad una combinazione salvifica e positiva e a raggiungere un’intesa di buon senso, inaspettata e impensabile, romantica e vera. Con Paola Cortellesi c’è un accordo più immediato e naturale: sembriamo una coppia affiatata che recita insieme da decenni, credo che abbiamo centrato pienamente quello che volevamo raccontare e cioè due mondi diversi che si possono ritrovare, rinforzare e di conseguenza aiutare con un arricchimento reciproco”.

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