LIBERI SOGNATORI: Questa sera su Canale 5 il film “A testa alta – Libero Grassi”, con la regia di Graziano Diana, con Giorgio Tirabassi, Michela Cescon, Diane Fleri – La storia di un uomo coraggioso che ha contrapposto la pienezza della vita al vuoto della mafia

Questa sera su Canale 5 va in onda il film “A testa alta – Libero Grassi”, con la regia di Graziano Diana, con Giorgio Tirabassi, Michela Cescon, Diane Fleri, Carlo Calderone, Nionni Bruschetta, primo capitolo del ciclo “LIBERI SOGNATORI. Le idee non si spezzano mai”, un progetto costituito da quattro film per la televisione, della durata di cento minuti ciascuno, incentrato sul racconto di quattro figure emblematiche della cronaca italiana: Libero Grassi, Mario Francese, Emanuela Loi, Renata Fonte vissuti tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90. Un periodo denso di cambiamenti e trasformazioni sociali, ma anche di violenze e oscure trame, in cui quattro persone che hanno semplicemente e coraggiosamente compiuto fino in fondo il proprio dovere di cittadini, di uomini dello stato, di giornalisti hanno dato un esempio che rimane indelebile, combattendo per rendere l’Italia un paese migliore e pagando con la vita i loro ideali di verità e giustizia.

I protagonisti della collana di racconti “LIBERI SOGNATORI” sono il simbolo di un’Italia che resiste e che non si arrende alla sopraffazione e alla corruzione, quattro persone caratterizzate da grande umanità e senso del dovere, a cui si intende restituire voce e dignità, dopo anni di ingiusto isolamento istituzionale e oblio mediatico.

Il produttore Pietro Valsecchi ha dichiarato: “Il progetto si inserisce nel lungo curriculum di impegno civile di Taodue, da sempre orientata alla divulgazione di storie esemplari, legate alla lotta contro le mafie. In oltre vent’anni di attività abbiamo raccontato figure eroiche della nostra storia recente, come Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, i caduti di Nassiriya, insieme a tanti capitoli scomodi e controversi della cronaca italiana, dalla cattura di Riina e Provenzano al caso della Uno Bianca alle nuove BR. La linea editoriale della serie, da me sviluppata insieme a Umberto Ambrosoli, si basa infatti sull’idea che la fiction televisiva possa e debba insegnare contenuti etici profondi, raccontando la realtà attraverso un linguaggio emotivamente coinvolgente in grado di parlare nel profondo alla coscienza degli spettatori. Con ‘LIBERI SOGNATORI’ vogliamo perciò contribuire a diffondere un insegnamento e degli esempi alti ai più giovani, che spesso ignorano le pagine più buie della nostra Storia e i nomi e le vicende delle donne e degli uomini che sono stati in prima linea contro la violenza e le ingiustizie”.

In particolare, parlando del film “A testa Alta – Libero Grassi”, Valsecchi ha aggiunto: “E’ un film che può insegnare qualcosa, far capire cos’è la Sicilia e quali sono gli uomini importanti che hanno trasmesso qualcosa al Paese, lasciando degli insegnamenti indelebili. Penso che, se in Italia ognuno facesse il proprio dovere, le cose cambierebbero. Ringrazio Mediaset che è un’azienda libera e mi ha sempre permesso di affrontare tematiche importanti e delicate. Pina Grassi, la moglie di Libero, voleva che questo film venisse portato nelle scuole ed è quello che faremo perchè credo che i film possano incidere molto sui ragazzi e sulle loro scelte“.

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Protagonista nel ruolo di Libero Grassi è Giorgio Tirabassi:Quando ho interpretato Borsellino ero terrorizzato, leggendo poi una sua frase sulla paura mi sono fatto forza e ho deciso di accettare il ruolo. A questo lavoro sono arrivato invece con meno ansia, e più consapevolezza. Libero Grassi è una persona intelligente e ironica, ma allo stesso tempo autoritaria. Abbiamo studiato, approfondito tanti aspetti, abbiamo fatto lo stesso lavoro sui rapporti famigliari, abbiamo lavorato con il cuore. Libero Grassi era un uomo di cultura, che credeva nella potenza dei mass media per lanciare messaggi importanti e si trova a comunicare la sua vita, la sua lotta, il suo impegno ai ragazzi, come si vede nella scena in cui una scolaresca entra nella sala in cui l’imprenditore sta parlando nel corso di un incontro sulla legalità. E’ un uomo che contrappone la pienezza della vita al vuoto della mafia, senza mai abbassare la testa. Io non avrei avuto il suo coraggio“.

Nel ruolo della moglie Pina Grassi c’è Michela Cescon: E’ stato sufficiente vedere due-tre foto e dopo aver intuito qualcosa di Pina ho iniziato a lavorare al personaggio per poter trasmettere quello che lei era realmente. Una donna forte, dalla grande dignità e di altissima levatura.  E’ stato emozionante essere accolti dalla famiglia Grassi nella loro casa e interpretare questo personaggio è stato per me un grande regalo“.

Diane Fleri interpreta invece la figlia Alice:Ringrazio la famiglia Grassi che ci è stata vicina durante la lavorazione, permettendoci di parlare con le operaie dell’azienda e aprendoci le porte della casa in cui abitava Libero Grassi, che è stata risistemata dalla figlia Alice, da me interpretata nel film. Ho avuto la fortuna di far parte di un progetto che racconta una storia vera e importante. Sul set si percepiva una sorta di energia, un friccichio che ancora è vivo a Palermo. Personalmente non conoscevo la storia di Libero Grassi quindi è stato formativo per me incontrare le persone che l’hanno conosciuto, parlare con loro e informarmi. E’ importante ricordare un uomo quale Libero Grassi attraverso le emozioni. Parlare è centrale nella vita e il film lo dimostra“.

Il regista Graziano Diana ha detto: “Sul set a Palermo ci siamo trovati bene. L’unico episodio spiacevole che è capitato è stato a Mondello, dove eravamo andati per dei sopralluoghi, e una coppia ci ha aspettato fuori dal locale e poi ha insultato Libero Grassi con calunnie e offese“.

Non abbasserò la testa. Cedere alla mafia, sarebbe come perdere l’anima. Il silenzio avvelena l’anima” diceva Libero Grassi, un grande uomo, i cui valori come la dignità, la correttezza, la trasparenza e il coraggio, devono essere da esempio per tante persone perchè la malavita non deve prevalere sulla libertà e sulla dignità della gente. Perchè se si trova la forza, tutti insieme, per ribellarsi ai sistemi, si può davvero migliorare l’Italia e trasformare un sogno in realtà.

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Si chiamava Libero. Libero Grassi. “Più che un nome, è un aggettivo” diceva di sé ironicamente. Ma era più che un nome, era un destino. Decise di fare impresa a Palermo, producendo boxer, vestaglie, pigiami per uomo e donna. Partecipò alla fondazione del Partito Radicale. Ha sempre fatto attività politica, ma prima di tutto c’era la sua fabbrica ben avviata, la “Sigma” che dava lavoro ad un centinaio di operai, soprattutto donne, tutti messi in regola nel pieno rispetto dei diritti sindacali.

Al suo fianco una donna fiera e indipendente che gli assomigliava, Pina Maisano, con cui avevano condiviso due figli e molte battaglie civili, oltre all’attività imprenditoriale.

Poi nel 1979 arriva quel trasferimento. La fabbrica deve abbandonare la vecchia sede in centro. Libero trova un seminterrato nel quartiere San Lorenzo, ma il quartiere dove si sono trasferiti, San Lorenzo-Resuttana, è sotto il controllo del boss Francesco Madonia che schiaccia il territorio con la paura, esigendo da tutti i commercianti e gli imprenditori il pizzo. Nessuno denuncia perché vige un tacito accordo: pagare tutti per pagare meno.

Ecco quindi che la mafia entra nella vita di Libero Grassi: l’anonimo “zu’ Stefano” chiede soldi per le famiglie bisognose. Libero decide di non pagare. Dopo l’ennesima richiesta telefonica, a cui viene opposto un rifiuto definitivo, due uomini fanno irruzione nella sede della “Sigma” e rapinano gli stipendi. I dipendenti trovano però la forza di denunciare e i rapinatori vengono arrestati: sono membri del clan Madonia. Ma non basta a Libero che avvisa i giornalisti e scrive una lettera al  “Giornale di Sicilia”; è una pietra scagliata nello stagno del silenzio e dell’omertà. A Libero Grassi arriva l’invito da Michele Santoro, conduttore di Samarcanda, di andare a raccontare la sua esperienza. Libero accetta. Il mezzo televisivo amplifica a dismisura la denuncia e la figura di Libero Grassi, ma quella “ribellione possibile” provoca una serie di reazioni diverse e contrastanti. Libero alla fine però viene lasciato solo da troppi esponenti della società civile siciliana.

Giovedì 29 agosto 1991, Libero Grassi esce di casa e viene ucciso da un killer che gli spara cinque colpi.

Ai funerali ci saranno le operaie, gli amici più stretti, ma complessivamente non più di trecento persone. Nel 2004, per l’anniversario della morte, un gruppo di studenti ha affisso per tutta la città migliaia di adesivi che ricordano Libero Grassi. Da loro prende vita l’associazione Addiopizzo, che oggi conta migliaia di aderenti, in un network di imprenditori, commercianti, ambulanti che hanno saputo dire NO alla mafia, e LIBERA FUTURO.

a cura di Francesca Monti

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