Intervista con Ciro Formisano, regista de L’esodo

Ci sono tematiche importanti che è necessario raccontare per portare alla luce problemi che a volte rischiano di essere dimenticati o messi in secondo piano. Proprio partendo da questa urgenza narrativa, il regista Ciro Formisano ha deciso di realizzare il film “L’esodo”, opera prima che, partendo da una storia vera, affronta il delicato tema degli esodati.
Una pellicola sincera, realistica ed emozionante, in cui spicca l’interpretazione eccellente di Daniela Poggi, nel ruolo della protagonista Francesca.

Siamo in Italia nel 2012, durante il governo tecnico Monti. Francesca, una donna di 59 anni, è un’esodata senza alcun reddito con a carico la nipote Mary, un’adolescente che disprezza la miseria in cui riversa improvvisamente sua nonna. Non trovando alcuna soluzione sulla grave condizione economica, Francesca finisce a mendicare in piazza della Repubblica a Roma, con davanti a sé un cartello che la identifica. Così facendo, la donna conosce molte persone ma le cose si complicano quando la nipote durante una manifestazione, la sorprende mentre mendica in piazza.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Ciro Formisano, ecco cosa ci ha raccontato.

Lesodo

Buongiorno Ciro, ci racconta com’è nata l’idea di girare il film “L’esodo”?

“L’idea nasce tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 quando era in carica il Governo Monti e ho iniziato a raccogliere testimonianze di esodati per farne un documentario chiamato Figli dell’esodo, solo che mi sono reso conto che sarebbe stato poco fruibile all’enorme platea di italiani che doveva essere sensibilizzata verso questo problema che rischiava di finire nel dimenticatoio. Prima ho scritto un libro che ha lo stesso titolo, poi con Angelo Pastore abbiamo creato la sceneggiatura, sapendo che il film sarebbe stato una memoria di questo problema che è ancora aperto, in quanto ci sono circa 6.000 esodati non salvaguardati”.

La protagonista del film è Francesca, interpretata magistralmente da Daniela Poggi…  

“Daniela Poggi era perfetta sia come età che come vissuto, era un ruolo inedito per lei ma con il bagaglio di formazione di attrice frutto di quaranta anni di carriera in cui è passata dalla tv al teatro e al cinema poteva essere l’unica ad interpretare Francesca e poi questo personaggio non doveva essere una mendicante confondibile con la strada ma una esodata che finisce a chiedere l’elemosina, quindi doveva avere l’aspetto e la forma della schiena tale da sembrare la nostra vicina di casa. Ecco perchè Francesca veste abiti normali, un esodato è diventato povero dalla sera alla mattina. Doveva sembrare quindi una signora che siamo abituati a vedere al ristorante, sul pianerottolo. Questa era forse l’immagine piu’ dura però rendeva l’idea che non solo il ceto medio è sparito ma è stato ridotto a chiedere l’elemosina”.

“L’esodo” ha riscosso un grande apprezzamento da parte di pubblico e critica. A Torino in sala era presenta anche l’ex ministro Fornero…

“Ha mantenuto la parola, quando l’avevo invitata mi aveva risposto che era impossibilitata a venire ma quando le abbiamo proposto di prendere parte alla proiezione di Torino ha accettato. La Fornero ha ribadito quello che ha sempre detto, non c’è stato nessun mea culpa ma ha solo sottolineato di aver fatto qualcosa di importante per il nostro Paese, senza però parlare dei danni che ha provocato questa riforma e questo a me dispiace perchè la mancanza di sensibilità da parte di chi ci governa è una cosa grave soprattutto nei confronti dei cittadini”.

E’ importante che ci siano registi che attraverso il cinema portino in primo piano delle tematiche sociali che rischiano di finire nel dimenticatoio, come questa degli esodati… 

“Adesso se ne parla grazie al film perchè ogni volta che c’è una proiezione in una città vengono anche politici locali e si torna a parlare degli esodati. Il motivo per cui esiste questo film era fermare nella memoria questo problema ma anche sperare che si possa risolverlo in qualche modo”.

Come si è avvicinato al mestiere di regista e quali sono i maestri a cui si ispira?

“Io sono da sempre nel cinema, la mia famiglia mi ha indottrinato ma nessuno si aspettava che avrei intrapreso questa strada essendo figlio di pasticceri napoletani,. Spero di continuare a fare questo mestiere. Fino a quando ci sarà la volontà da parte del pubblico di andare a vedere questo genere di film, che realizzo con pochi soldi, ci sarò, altrimenti c’è la possibilità che vada a fare il pasticcere (scherza). I miei maestri sono Fellini, con il suo linguaggio, e Kieslowski che è stato il mio amore artistico giovanile, quando ero all’università guardavo Kieslowski tutti i giorni. Per quanto riguarda le immagini, inconsciamente sento di riprodurre quello che vedevo nei suoi film”.

A quali progetti sta lavorando?

“In questo momento mi sento piu’ fortunato rispetto a quando ho deciso di realizzare L’esodo perchè ero completamente da solo e affrontare un’opera prima senza qualcuno alle spalle che crede in te non è facile, così come non è semplice avere la fiducia da parte degli attori e del produttore. Ringrazio Daniela Poggi perchè è una grande professionista e mi ha trattato come se fossi un regista già affermato mentre giravamo. La fiducia è il dono piu’ grande che una persona possa fare ad un’altra. Adesso sto lavorando a un nuovo film che tratterà un tema sociale”.

di Francesca Monti

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