INTERVISTA CON MICHELE ANELLI: “Il nuovo disco è un’esortazione a cercare di mantenere le cose importanti senza dimenticare quelle divertenti”

Si intitola “DIVERTENTE IMPORTANTE” il nuovo album del cantautore MICHELE ANELLI, ex leader dei “The Groovers”.

“Divertente importante”, prodotto da Paolo Iafelice per Adesiva Discografica, contiene 11 brani scritti interamente dallo stesso artista, con testi che racchiudono momenti quotidiani vissuti dall’autore e altri condivisi con persone che ha incontrato durante la sua vita. Storie e personaggi si mischiano con semplicità per non dimenticare che alle cose importanti bisogna affiancare anche le cose divertenti.

Questa la tracklist dell’album: “Divertente, importante”, “Ignora gli ordini alieni”, “Ruggine”, “Ruvida emozione”, “Est”, “Invisibili”, “Non era la pioggia”, “Raccolgo idee”, “Settembre”, “Il migliore sei tu” e “Buonanotte”.

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Il 20 aprile è uscito il nuovo disco “Divertente importante”. Ci racconti com’è nato?

“L’album nasce a pochi mesi dall’uscita del precedente album. A luglio del 2016 la prima canzone scritta, per questo nuovo lavoro, è stata Est. Fin da subito volevo caratterizzare il nuovo album con un suono omogeneo, considerato che “Giorni usati” aveva la peculiarità di contenere diverse modalità sonore. Per “Divertente importante” ho composto venti brani. La prima scrematura e i primi arrangiamenti li ho preparati con la collaborazione del tastierista Andrea Lentullo. In un secondo tempo sono subentrati Nik Taccori alla batteria ed Elia, mio figlio maggiore, alla chitarra elettrica. Musicalmente il disco contiene pochi strumenti: chitarre acustiche ed elettriche, un piano Wurlitzer, batteria e percussioni e poco altro. Il produttore Paolo Iafelice è stato abile a rendere caldo il suono coniugando sapientemente le atmosfere vintage con un sound moderno. Alla fine sono undici i pezzi finiti nel disco pubblicato. L’ultimo brano scritto è stato “Il migliore sei tu”, che è anche il primo singolo con video tratto dall’album. Avevamo finito di provare ed eravamo rimasti io e Nik in sala prove. Gli chiesi di provare a suonarmi un tempo soul che preferiva tra i tanti che conosce perfettamente. Scelse il groove di un brano di Al Green. Lo registrai in sala prove e alla sera lavorai sulla base. Quando tutti tornarono al mattino trovarono una nuova canzone. Nel corso dei mesi ho perfezionato il testo fino a renderlo definitivo per la pubblicazione. In generale ho lavorato molto sui testi, cercando una sintesi perfetta tra le storie che volevo raccontare e la necessità di non rendere il tutto troppo prolisso o, al contrario, ermetico”.

A cosa ti sei ispirato per scrivere le canzoni contenute nell’album?

“Il titolo “Divertente importante” vuole esprimere la difficoltà che oggi abbiamo a essere felici, come se fosse una colpa o un lavoro, come canto in Est. Siamo circondati da continue notizie dure da assimilare e diventa difficile trovare il tempo e la forza per essere leggeri. L’album è un’esortazione a cercare di mantenere le cose importanti senza dimenticare quelle divertenti”.

E’ in radio il nuovo singolo “Il migliore sei tu”, attraverso il quale lanci un messaggio importante: credere in noi stessi perché siamo migliori di quello che la realtà di oggi ci porta a pensare…

“Mi capita spesso di parlare con persone, soprattutto giovani, che si sentono inadeguati alla vita, agli impegni da affrontare, agli ostacoli da superare. Nella società le persone faticano a esprimere le proprie qualità. Personalmente, da ragazzo, fu l’avvento del punk in Italia a liberarmi la mente e il corpo, che è un po’ la funzione che ha il rock’n’roll fin dai tempi di Elvis. Le canzoni, oltre che a divertirsi, servono anche a veicolare energie nascoste. Oggi servirebbe una scossa trasversale a tante generazioni, non solo a quelle nuove, per sentirsi protagonisti del proprio tempo. Senza diventare presuntuosi, ma capire e conoscere le proprie qualità è un grande passo per sentirsi felici”.

Hai fatto parte per tanti anni del gruppo The Groovers. Quanto è rimasto di quella esperienza nella tua musica?

“Tantissimo in termini di capacità espressiva sul palco e di rapporti con le persone. Per vent’anni i Groovers sono stati l’espressione delle mie passioni musicali. Nel primo dei miei tre recenti dischi in italiano le influenze erano ancora forti. Con l’ultimo lavoro ho maturato una sonorità che ha pochi collegamenti con il passato. Ciò non toglie che tutto quello che è stato fatto è alla base del mio presente musicale”.

Quali artisti ti piace ascoltare?

“Sono fan di un sacco di artisti e band. Tra vinili, cd e cassette ho qualche migliaio di album che mi accompagnano giornalmente. Amo il soul, quello della Stax, della Motown ma anche delle etichette minori. Amo il punk rock, il rock’n’roll in tutte le sue sfaccettature. Ho dei punti fermi: i Clash e JoeStrummer, i Creedence Clearwater Revival e Bruce Springsteen soprattutto nel periodo Darkness e Nebraska e Tom Petty, adoro i Replacements, i The men they couldn’t hang e Billy Bragg, i Fleshtones e gli HoodooGurus. Negli ultimi anni mi sono perso dentro le alchimie dei Wilco che trovo strepitosi, poi Eels, National, BMRC ma la lista è lunga…”.

Nell’autunno del 2017 hai pubblicato un libro sul mondo femminile, “La scelta di Bianca”, diventato anche uno spettacolo…

“Sì, quest’ultimo libro, il terzo di quelli pubblicati finora, nasce da lontano. Mi sono reso conto, un giorno, di aver scritto molti brani sul mondo femminile al quale sono molto legato. E così ho pensato di scrivere otto storie che potessero allargare quanto contenuto, a volte anche ermeticamente, all’interno di un testo di una canzone. Ho dato vita ai personaggi delle canzoni, i racconti hanno lo stesso titolo dei brani, in alcuni casi anche andando oltre al significato originale. Ogni libro che ho scritto è diventato uno spettacolo di musica e parole. Racconto gli altri, quelli che, in tutti questi anni, mi hanno arricchito culturalmente”.

Hai presentato il disco con dei live? Se sì raccontaceli…

“Il palco è il posto in cui mi piace stare e negli anni cerco luoghi nei quali posso esprimere la mia musica senza, o con poche, distrazioni. Meno concerti, ma in posti dove posso interagire con il pubblico presente. Ho effettuato cinque showcase live sfruttando la modalità storytelling ovvero ho suonato tutto il disco in formazione semi unplugged spiegando, brano per brano, il perché delle canzoni. Ho notato, anche grazie all’esperienza maturata con gli spettacoli tratti dai libri, che c’è gente molto ben disposta all’ascolto. In alcuni casi come Alessandria, Novara e Mergozzo il risultato è stato strepitoso. Ho ottenuto quello che volevo. Una completa interazione con i presenti. Questa è la modalità che più mi soddisfa ed è quello di cui le mie canzoni hanno bisogno”.

di Francesca Monti

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