Il C.V. danzante di Lutz Forster

di Emanuela Cassola Soldati

Nella cornice dello spazio contemporaneo dell’ Arena Shakespeare, Fondazione TeatroDue di Parma, prende forma in una atmosfera rarefatta, l’assolo di Lutz Forster, icona maschile e protagonista assoluto del teatro in danza di Pina Baush, sacerdotessa del nuovo linguaggio coreografico che, per oltre un trentennio, ha siglato la matrice stilistica del Wuppertal Tanz Theater.

Omaggio alla produzione poetica della Bausch, che esordì in prima italiana nel 1981 al TeatroDUE con “ Caffè Muller”, gemma e spettacolo cult della cultura artistica di Pina, in un’arena sobria con un pubblico attento e attonito, prende corpo, il C.V. danzante di Forster.

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Lutz, nella nutrita carriera collabora con grandi e pionieri della modern dance americana, da José Limon, a Robert Wilson, e prende parte a numerose produzioni, quali: Hamburg State Ballet Opera, Teatro alla Scala, Salzburg Festival con la direzione musicale di sir  S.Rattle.

Forster, ballerino, attore, performer raffinato dai lineamenti androgeni alla Bowie, dalle lunghe leve corporee, seducenti e marcatamente evidenti, come linee virtuali nello spazio, disegna, all’alba dei suoi oltre sessant’anni, un’auto ritratto, ironico, malinconico e ricco di aneddoti.

Nel film che Wim Wenders dedica a Pina Bausch, Forster, muove sempre le fila delle famose passerelle, in cui anche la nostra connazionale, Cristiana Morganti, imprime i passi del linguaggio recitato e danzato tipico del vocabolario “bauschiano”.

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Mentre la Morganti, con Jessica and me, interagisce monologando con un progetto artistico più danzato, frutto senza dubbio di un fisico ancora capace di sostenere la routine performativa del ballerino, qui, Lutz Forster, con Dance Stories, affronta la propria retrospettiva, in un contesto scenico, pieno solo della sua presenza, di una sedia, oggetto simbolico, caro alla Bausch, un microfono e sottotitoli tradotti in italiano, …per fare arrivare meglio il senso  alle persone…diceva Pina, che imponeva ai suoi danz-attori di recitare in diverse lingue, anche in giapponese.

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Nello spettacolo, intercalato solo da alcuni estratti di cammei tratti dal famoso repertorio del Tanz Wuppertal, come “Nelken”, in cui Forster, descrive gestualmente attraverso il linguaggio dei sordomuti, la canzone The man Love, Lutz, abbraccia un arco di tempo molto ricco di avvenimenti che lo proiettano nel più recente passato della direzione artistica della Compagnia del Wuppertal dal 2013 al 2016.

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Una lettura monologante quella di Forster, che cede il passo al linguaggio della parola dell’attore, comune anche ad altri esempi di stars della danza, come l’étoile Michail Baryshnikov, reduce dal suo “on man show”, sul testo letterario di Josif Brodskij.

Un fil rouge corre nella narrazione delicata di Lutz Forster, un’aria retrò degli anni ’20-’30 del novecento, che suggerisce alla immaginazione scenografica la proiezione di pellicole cinematografiche, riconducibili alla produzione coreografica di Pina Bausch, che avremmo voluto ri-vedere, ma che le pagine illustrate della memoria sono affiorate dalle parole dell’interprete.

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 Direzione artistica e interprete Lutz Forster    assistente Franko Schmidt    direzione tecnica Tomas Wacker    tour manager Inge Zisk  per l’Italia Daniele Cipriani Management  produzione Spring Dance Festival (2009).

 

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