MITO 2018: TRE MINUETTI A PRANZO con il Trio Boccherini, al Piccolo Teatro Studio Melato, il 6 settembre alle ore 17

Appuntamento sfizioso quello proposto a Milano, giovedì 6 settembre, alle ore 17, al Piccolo Teatro Studio Melato da MITO SettembreMusica. Un pomeriggio da far venire l’acquolina in bocca, tra musica e cucina. Tre Minuetti a Pranzo propone un menu a base di musica. Il pranzo è quello di Babette, dal celebre film di Gabriel Axel, evocato dalla Pastorale di Per Nørgård, parte della colonna sonora del film. Il menu è composto da tre portate: tre minuetti inseriti rispettivamente nel Trio in fa maggiore op. 14 n. 1 G. 95 di Luigi Boccherini come antipasto. Franz Schubert e il suo Trio in si bemolle maggiore D. 581 a mo’ di arrosto. E il Trio in re maggiore op. 9 n.2 di Ludwig van Beethoven quale sorprendente dessert finale.

Ad aprire il concerto sarà l’esecuzione de La Pastorale di Per Nørgård, celebre compositore danese nato nel 1932, che ben si presta a illustrare le portate e la civiltà contenute nel film del regista Gabriel Axel Il pranzo di Babette, tratto dall’omonimo romanzo di Karen Blixen, nel quale una governante francese, che ha vinto una cospicua somma, insegna a un’austera comunità protestante danese quale sia il senso della vita, organizzando un fastoso pranzo.

Il menu del concerto prosegue con il Trio in fa maggiore op. 14 n. 1 G. 95 di Luigi Boccherini. Scritto nel 1772 e pubblicato nel 1773 a Parigi, il Trio in fa maggiore per violino, viola e violoncello fa parte di un gruppo di sei collocati nel catalogo redatto dall’autore fra le “opere grandi”, declinate cioè in più movimenti. Virtuoso del violino, la cui tecnica la imparò giovanissimo dal padre, Boccherini, compone con equilibrate arcate melodiche gettate su solidi pilastri armonici, e giocate sul costante dialogo fra timbri e registri dei vari strumenti. L’Allegro iniziale costruito in forma-sonata, probabilmente acquisita dalla frequentazione dell’autore con Sammartini a Cremona nel 1765. Segue un Adagio assai (in do minore), per chiudere con un Minuetto (in fa maggiore), che invita a ballare, seguito dal Trio bipartito e accompagnato dalla ripresa della prima parte.

Il Trio in si bemolle maggiore D. 581 presenta una forma classica, che ha per modelli Haydn e Mozart, scelta da un ventenne Franz Schubert, autore che incarna nelle proprie intime corde tutta l’ambiguità del primo Romanticismo, in precario equilibrio tra movenze neoclassiche e improvvisi turbamenti. Composto nel 1817 in due versioni, fu scoperto nel 1860 e presentato in prima esecuzione a Londra nel 1869. Il sereno Allegro moderato, in forma-sonata, l’Andante, nella parte centrale del quale compare al violoncello un’idea più severa, che lascerà spazio alla dolcezza dell’inizio affidata al violino su un letto armonico degli altri strumenti. Quindi il Minuetto, che incarna il senso stesso di tutta la composizione, e il Trio (seguito dalla ripresa della prima parte), una pagina malinconica tipica della produzione matura dell’autore, giocata magistralmente fra modo maggiore e minore. Infine il Rondò, che ricorda alcuni dei celebri Lieder.

A chiudere il programma sarà il Trio in re maggiore op. 9 n.2 di Ludwig van Beethoven. Il secondo e più meditativo dei tre Trii dell’op. 9, composti nel 1797 insieme al primo concerto per pianoforte e ai due quintetti, mostra un Beethoven lontano dai turbamenti della Patetica (di soli due anni successiva), ma pur sempre contrassegnato da una potente tensione espressiva. L’Allegretto iniziale, in forma-sonata, presenta la prima idea al violino, un ponte modulante a tre e un secondo tema, affidato a violino e viola. Nel successivo Andante quasi Allegretto dalla forma di Lied la predominante parte violinistica è ripresa dal registro tenorile del violoncello. Il Minuetto si avvicina nella giocosa espressività ritmica a uno Scherzo, soprattutto nella seconda parte, il Trio, suonata anche in ottave. Il Rondò conclusivo presenta un tema brillante giocato fra gli strumenti.

Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Giulio Castagnoli.

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