INTERVISTA CON FRANCESCO RAINERO, VINCITORE DEL PREMIO LUNEZIA NUOVE PROPOSTE 2018 CON IL BRANO GENERAZIONE

Francesco Rainero è un giovane talento della musica italiana, che con il brano “Generazione” ha vinto il premio Lunezia Nuove proposte 2018, a coronamento di un’estate eccezionale, iniziata con la vittoria a Musicultura 2018, proseguita con l’apertura di due concerti di Francesco De Gregori e con tanti live in giro per l’Italia.

Il cantautore fiorentino ha già importanti esperienze alle spalle, dall’apertura del concerto di Ligabue al Parco di Monza di fronte a 80.000 persone, ad uno speciale house concert con Niccolò Fabi e Max Gazzè, alle collaborazioni con Bungaro e con Grazia Di Michele, con cui ha duettato nel suo album d’esordio Mancino.

In questa intervista Francesco Rainero ci ha parlato della vittoria al Premio Lunezia, del nuovo disco che uscirà prossimamente ma anche dello spettacolo “La parola è donna”, da lui scritto e interpretato, che fa parte del programma OFF del festival “L’Eredità delle Donne”, curato da Serena Dandini.

Ciao Francesco, con “Generazione” hai vinto il prestigioso premio Lunezia Nuove proposte 2018 in una serata tutta toscana che ha visto protagonista Gianna Nannini. Ci racconti le tue emozioni e com’è nata questa canzone?

“L’emozione è stata tanta perché il palco del Lunezia è pieno di storia, grande musica e grandi nomi, e portarci sopra il mio brano e sentirlo così apprezzato mi ha riempito di gioia. “Generazione” è nata proprio un anno fa dall’esigenza che avevo di raccontare che in ogni nostro gesto – pubblico o privato – abbiamo una responsabilità da cui non possiamo esimerci. Con il mio produttore Michele Vitulli e Pio Stefanini abbiamo cercato poi di dare a questa canzone un vestito sonoro potente e immediato, che sottolineasse l’urgenza del messaggio”.

Il premio Lunezia arriva dopo la tua vittoria a Musicultura 2018 e l’apertura di due concerti di Francesco De Gregori. Che esperienze sono state per te?

“Questa è stata un’estate di quelle che “se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto”. Il viaggio di Musicultura, che mi ha visto arrivare sempre con “Generazione” tra gli 8 vincitori del concorso, mi ha permesso non solo di esibirmi in un contesto straordinario come quello dello Sferisterio di Macerata e di far conoscere il mio progetto, ma anche di condividere pensieri, sogni e musica con gli altri giovani artisti che ho conosciuto. È una cosa rara che mi porto dentro. L’apertura a De Gregori è stata un fulmine a ciel sereno: ho avuto la notizia che “lui” mi aveva scelto pochi giorni prima delle due date e stentavo a crederci. Un’occasione così è preziosa per due motivi: da un lato è un frutto che raccolgo, perché è un’esperienza artistica unica e una vetrina di grande prestigio, ma dall’altro – cosa ancora più importante – è un seme buttato: ho conosciuto tanti professionisti che mi hanno accolto e aiutato e ho potuto avere un bello scambio con De Gregori che mi ha in qualche modo dato la sua “benedizione”. E la vittoria del Premio Lunezia, oltre che prestigiosa in sé, mi ha consegnato anche due premi inaspettati: il premio del Nuovo Imaie per la realizzazione di 8 concerti e una partecipazione al Warner Camp”.

Come ti sei avvicinato alla musica?

“Canto da quando avevo 7 anni, ho iniziato in un coro di voci bianche e poi non ho più smesso. Mi sono avvicinato alla musica fondamentalmente perché sono curioso, ed è questa stessa curiosità che ancora adesso mi riempie di energia ogni volta che salgo su un palco”.

Sei giovane ma hai già aperto il concerto di Ligabue al Parco di Monza, ti sei esibito in uno speciale house concert con Max Gazzè e Niccolò Fabi e con Bungaro. Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?

“Di sogni nel cassetto ne ho tanti, anche se devo dire che negli scorsi anni mi sono tolto delle soddisfazioni non indifferenti! La sparo alta: mi piacerebbe scrivere un pezzo per Mina!”.

di michele-rainero

Come si è sviluppata la collaborazione con Grazia Di Michele con cui hai duettato nel tuo album d’esordio Mancino?

“Posso dire che con Grazia sia stato un colpo di fulmine! L’ho conosciuta due anni fa durante uno stage e pochi mesi dopo ho aperto un suo concerto nel senese. In quell’occasione le raccontai che stavo lavorando al mio primo disco, e in particolare le parlai di un brano a cui tengo molto. Il brano si chiama “È volato via luglio”, e Grazia lo canta con me nel mio disco Mancino, uscito a maggio 2017. Ha passione, rispetto, amore e generosità per la musica e per chi come me prova a farne la sua vita. Non è da poco, le devo molto”.

Stai lavorando a un nuovo disco?

“Con Michele Vitulli stiamo lavorando a nuovi brani, ne abbiamo già pronti circa una decina. Il prossimo sarà un disco in cui sperimenteremo un mondo sonoro più moderno ed elettronico, ma senza lasciare da parte alcuni elementi fondamentali del nostro lavoro e della nostra “filosofia musicale”: la chitarra acustica, il Chapman Stick, un suono di voce pulito e molto schietto e una cura speciale nei testi e negli arrangiamenti. Spero che questo progetto riesca a vedere la luce nella primavera del 2019″.

Tra i tuoi obiettivi c’è anche la partecipazione al Festival di Sanremo?

“Credo che la partecipazione a Sanremo debba essere subordinata a una bella canzone. Se la canzone c’è, la strada si prova. È una manifestazione che seguo e amo da sempre, non nascondo che sarebbe un privilegio viverla da protagonista”.

Per concludere puoi parlarci dello spettacolo “La parola è donna”, da te scritto e interpretato, che fa parte del programma OFF del festival “L’Eredità delle Donne”, curato da Serena Dandini?

“”La parola è donna” è un esperimento: insieme all’attrice Elisa Vitiello, con cui già avevo collaborato per la stesura del testo di “Mare che cammina” – il mio brano finalista al Premio Bertoli – abbiamo allestito uno spettacolo inedito di musica e parole che domenica 23 settembre andrà in scena nella speciale cornice dello Studio Tommasi di Firenze, dopo essere stato scelto per far parte del programma off di questo nuovo festival dedicato all’universo femminile. Racconteremo delle storie di donne, diverse ma collegate, figlie di una memoria antica cui tutti attingiamo. Cercheremo un modo nuovo di parlare di donne, senza retorica e con passione. Vi aspettiamo!”.

di Francesca Monti

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