La puntata di “Ulisse” sul lungo viaggio senza ritorno degli ebrei è stata vista da 3 milioni e 612 mila spettatori. Alberto Angela ai giovani: “Spetta a voi prendere il testimone di questo capitolo incomprensibile della Storia, affinché la tragedia dell’Olocausto venga ricordata e non si ripeta mai più”

“Ulisse – il piacere della scoperta” condotto da Alberto Angela ha conquistato e commosso il pubblico con la puntata andata in onda sabato 13 ottobre su Rai 1, incentrata sul lungo viaggio senza ritorno delle donne, dei bambini e degli uomini ebrei che il 16 ottobre 1943 furono catturati a Roma dalle SS e portati in treno ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Sono stati 3 milioni 612 mila gli spettatori che hanno seguito il programma, con uno share del 18,6%.

Ad inizio puntata Alberto Angela ha lanciato un importante messaggio ai giovani, perché orrori come l’Olocausto non devono essere dimenticate e non devono piu’ ripetersi:

“Sono nato nel 1962. Non ho mai vissuto una guerra. Ho conosciuto la guerra fredda, il rischio di un conflitto, ma mai la guerra. Ho avuto la fortuna di vivere nel periodo più pacifico della Storia d’Europa. 70 anni di assenza di conflitti, a parte quello triste e cruento dell’ex Jugoslavia. Io non so cosa significhi vivere sulla propria pelle le privazioni di una guerra: la fame, i bombardamenti, la morte dei tanti a cui vuoi bene. E non conosco una dittatura. Non so cosa significhi vivere in un Paese che da un giorno all’altro vara le leggi razziali, in grado di modificare e stravolgere la vita quotidiana. Leggi che fanno diventare improvvisamente il tuo vicino, il tuo negoziante che ogni giorno ti vende il pane, il tuo maestro, ma anche i tuoi genitori e te stesso cittadini diversi, privati di tante libertà di base che noi consideriamo scontate.
Persone normali, dunque, come voi e come me, a cui la società chiude le porte senza appello e tutto intorno a loro, a parte qualche eccezione, c’è solo indifferenza e silenzio.
Accadeva esattamente 80 anni fa, in un Paese come il nostro da sempre capace di accogliere a braccia aperte culture e religioni diverse.
C’è sempre il rischio che i volti bui della Storia riappaiano e l’unico modo per evitarlo è conoscere la Storia. È una puntata che abbiamo preparato pensando a voi, che siete più giovani e che in tantissimi ci seguite sui social. Spetta proprio a voi prendere il testimone di questo capitolo incomprensibile della Storia per consegnarlo integro a chi verrà dopo di voi, affinché la tragedia dell’Olocausto venga ricordata e non si ripeta mai più”.

Nel corso della puntata di “Ulisse”, sono andate in onda le testimonianze di alcuni abitanti del quartiere ebraico di Roma, allora bambini, scampati alla razzia del sabato nero per una pura fatalità o grazie alla solidarietà di cittadini non ebrei.
Ma nei giorni seguenti altri ebrei, zingari, omosessuali e oppositori del regime in altre parti d’Italia subirono la stessa sorte. Pochi scamparono alla cattura e pochissimi sopravvissero agli stenti e gli orrori dei campi di sterminio. Tra loro la senatrice a vita Liliana Segre e Sami Modiano, catturato in Grecia. Entrambi hanno raccontato i ricordi del viaggio verso i campi di sterminio: Liliana Segre su un treno merci partito dal tristemente famoso binario 21 della stazione di Milano e Sami Modiano su un battello salpato da Rodi e usato fino a quel momento per il trasporto del bestiame. La loro storia converge e abbraccia quella dei sei milioni di ebrei europei sterminati per volere del Terzo Reich. E se c’è un posto dove lo sterminio si è concretizzato nella sua brutalità più infernale e disumana, quello è proprio il campo di Auschwitz- Birkenau.
Alberto Angela dalla Polonia ha mostrato come e dove vivevano i pochi sopravvissuti ai treni della morte e la tragica fine che invece spettava a chi all’arrivo nel campo era destinato alle camere a gas. L’incomprensibile macchina di sterminio nazista, tanto illogica quanto fredda, calcolatrice ed efficiente, richiama alla mente un verso di una poesia della poetessa polacca Wislawa Szymborska, Nobel per letteratura: “Lo dicono cieco, ma l’odio ha la vista acuta di un cecchino”. E l’odio, la soluzione finale con la quale venne deciso di sterminare gli ebrei, i simboli del potere e il cuore della tragedia dell’Olocausto sono rinchiusi nella città che più ha dovuto fare i conti con un passato difficile: Berlino.
La capitale tedesca è anche il luogo dove oggi si possono trovare diversi monumenti che commemorano la Shoah, come il Museo ebraico dove sono conservati scarpe, vestiti, oggetti appartenenti a bambini, donne, uomini, sterminati dai nazisti, e il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa. Qui, nel centro informativo che “Ulisse” ha visitato, campeggia una frase di Primo Levi sull’Olocausto che suona come un monito per tutta l’umanità: “E’ accaduto, quindi può riaccadere di nuovo”.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...