Intervista con la cantautrice Lighea, che ci presenta il singolo “La casa capovolta” a sostegno del progetto Sincerus per aiutare le popolazioni terremotate: “Per cambiare le cose ognuno di noi può fare qualcosa”

Si intitola “La casa capovolta”, il singolo realizzato da Lighea e Roberta Orru’ a sostegno del progetto culturale Sincerus, che vede il coinvolgimento di professionisti nel settore del canto, della musica e della ricerca scientifica, con lo scopo di mantenere accesi i riflettori sulle popolazioni colpite dal terremoto del 2016/2017.

Il progetto Sincerus nasce da un’idea della cantautrice Lighea e di Amadeo Furlan(membro del Senato Accademico e Professore presso la University of Northwest New York USA, dove insegna al corso di Laure in Osteopatia, e al corso di Laurea in Psicologia) a cui si sono aggiunti Roberta Orrù e l’attore Arturo Sepe, e si pone l’obiettivo di raccogliere fondi per fornire un contributo economico concreto al fine di realizzare progetti di piccola e media dimensione, ma sempre di importanza strategica per il territorio, per l’economia della zona e per i bambini e ragazzi residenti.

Chi farà una donazione di 5 euro parteciperà alla realizzazione di un giardino Sincerus in uno dei paesi terremotati mentre chi farà una donazione di 25 euro, oltre a partecipare alla realizzazione del giardino, darà la possibilità di realizzare anche altri progetti e riceverà in regalo:

– Un libro dal titolo “Vivere la vita in tutte le sue stagioni” scritto dal dott. Amadeo Furlan e da Lighea, un piccolo manuale per cominciare un percorso di crescita interiore così da imparare ad affrontare le varie tappe della vita.

– Un cd contenente: Il brano “La casa capovolta” scritto da Lighea e cantato da Lighea e Roberta Orrù, il videoclip della canzone girato ad Amatrice e Campotosto (ha partecipato ai girati l’attore Arturo Sepe), una meditazione legata ad uno dei capitoli del libro, un video con l’intervista che Lighea ha fatto a 5 donne che hanno perso la casa durante il sisma che ha colpito il centro Italia, il video “Una Voce Per Sincerus”, che vede coinvolti 12 giovani artisti che hanno voluto prestare il loro talento per veicolare questo messaggio di solidarietà.

Lighea (vero nome Tania Montelpare), dopo le vittorie del Festival di Castrocaro e Sanremo giovani del 1993, partecipa al Festival di Sanremo nel 1994 nella categoria Nuove Proposte e nel 1995, con la canzone “Rivoglio la mia vita” (contenuta nell’album “Tania”) raggiunge il sesto posto nella categoria “Campioni”. Intensissima la sua carriera artistica, fatta anche di collaborazioni con grandi artisti del panorama musicale italiano come Eugenio Finardi e Gaetano Curreri. Ha realizzato sigle televisive, pubblicato 5 album, è stata protagonista di 3 musical e negli ultimi anni ha lavorato a progetti musicali con finalità sociali, compreso uno spettacolo di teatro canzone sul tema della violenza di genere. Dal 2013 è impegnata nell’arte di trasferire la propria esperienza artistica tramite stage tradizionali e sperimentali per la formazione di giovani artisti e cura professionalmente la produzione artistica di alcuni di loro. Dall’estate 2017 è la voce del Pigro Tour: spettacolo organizzato dalla famiglia Graziani, omaggio alla musica di Ivan Graziani.

In questa intervista Lighea ci ha raccontato com’è nata la canzone La casa capovolta e parlato degli obiettivi di Sincerus, ma anche dei suoi progetti.

Com’è nato il singolo “La casa capovolta” che canti con Roberta Orru’?

“Questa canzone è nata dall’esperienza che ho vissuto legata al terremoto. Un giorno mi sono seduta al pianoforte a scrivere un pezzo perché avevo una melodia in testa che mi piaceva e invece è nata La Casa Capovolta, come un fiume in piena, e l’ho parcheggiata lì, perché scrivo molto anche per i giovani ma non ho in programma al momento un album. Quindici giorni dopo si è sviluppato questo progetto insieme a un amico psicologo che stava seguendo le persone colpite dal terremoto, ed è stata per me anche l’occasione per fare qualcosa per la mia terra, visto che quando c’è stata la prima scossa mi trovavo in Sicilia e mi sono sentita un po’ una traditrice perché ero lontana, al sicuro e non in grado di fare qualcosa”.

Quali sono gli obiettivi del progetto Sincerus?

“Gli obiettivi sono raccogliere fondi con cui realizzare dei giardini, simbolo di rinascita. Abbiamo parlato con diversi abitanti dei paesi colpiti dal terremoto e sono stati contenti di questa idea. Vorremmo poi invitare tutti i donatori a piantare questi giardini organizzando una festa, insieme alle persone del luogo. Poi vorremmo aiutare qualche famiglia, qualche ragazzo che ha bisogno di comprare delle cose e in questo momento non ha la possibilità di farlo. Infine vorremmo far parlare le persone terremotate, abbiamo dato spazio a cinque donne che ci hanno raccontato il loro percorso verso la vita dal terremoto in poi, i loro bisogni. Quello che mi è arrivato è la voglia di essere presenti, il sentirsi parte di una terra non divisa in regioni, ma di una terra dell’essere umano di cui siamo tutti figli e in cui siamo tutti insieme a tirarci su le maniche. A volte una parola giusta al momento giusto è sufficiente per dare forza a una persona. Quindi vorremmo creare una rete che interagisca con chi è in uno stato di difficoltà”.

Com’è in questo momento la situazione nelle zone terremotate?

“La ricostruzione è lenta, non so di chi sia la colpa, ma è lenta anche perché non è facile,  quando ci si deve rimettere in piedi è un percorso faticoso e lungo. Gli abitanti non si lamentano, vedono che delle cose stanno accadendo, che qualcosa si muove, non si sentono abbandonati in quel senso, ma sentono la fatica di poter raggiungere risultati e la paura di rimanere nel buio, che si spenga l’attenzione. Amatrice, Norcia, Cascia, sono città da sempre famose per il turismo, invece adesso il turismo non c’è piu’, i ragazzi se ne vanno per cercare lavoro e gli abitanti stanno cercando di creare delle realtà per non far partire le madri e i figli e dare un senso a questo rimanere. Queste persone si commuovevano nel ricordare come fosse diversa la vita quando non ci si voltava dall’altra parte. Per cambiare le cose ognuno di noi può fare qualcosa. Pensiamo sempre che ciò che possiamo fare sia troppo poco e quindi non facciamo nulla, ma se uniamo le forze e ognuno di noi fa la sua parte possiamo davvero cambiare le cose. Quando c’è un movimento di tante persone si crea anche attenzione da parte dei media, si continua a mantenere la luce accesa su questo problema perché l’emergenza va avanti finchè non ti sei rimesso in piedi”.

A un certo punto della tua carriera, dopo diverse partecipazioni al Festival di Sanremo, importanti collaborazioni e cinque dischi hai deciso di dedicarti al teatro. Com’è avvenuto questo passaggio? 

“Mi sono allontanata dalla musica perché il modo di concepire il pop in Italia è un po’ lontano dalla mia idea di fare questo mestiere. Mi sono stancata di stare dietro a certi meccanismi perché mi allontanavano dalla voglia di fare musica. Il teatro è molto piu’ autentico, non ti gratifica se stai in una posizione alta in classifica ma nel momento in cui la gente è felice di quello che hai proposto. Nella discografia dipende da quanto spazio ti viene dato per far conoscere il tuo progetto. Poi negli ultimi anni ho scoperto  questo nuovo modo di fare musica, di portare un contributo sociale anche seguendo un percorso personale di formazione. Ho scoperto quanto la musica possa aiutare gli altri, ha aiutato me per prima, sia facendola che ascoltandola. Una canzone è la scusa per parlare di qualcosa di importante”.

Nel 2015 hai lanciato il Lighea Talent Show e hai scritto diverse canzoni per giovani artisti…

“Il mio talent show non andava in tv ma portava i ragazzi ad esibirsi dal vivo con l’obiettivo di scoprire degli artisti già pronti per affrontare un percorso discografico, poi mi sono fermata perché il mio compagno si sta occupando di Area Sanremo Tour, sta facendo la stessa cosa ma a piu’ ampio raggio e quindi non aveva senso continuare con due cose simili. Lavoro sempre con i giovani, faccio stage in Italia in cui mi occupo dell’aspetto comunicativo dell’artista, cercando di tirare fuori la loro anima e far superare ad esempio la paura di esibirsi sul palco. E poi lavoro con alcuni artisti nella scrittura delle canzoni in modo che possano creare un repertorio di inediti, ma aiuto anche chi scrive i propri pezzi a mettere a fuoco quello che fa, perché alcuni ragazzi non hanno ancora gli strumenti o l’esperienza necessaria e quindi vanno aiutati”.

Ti piacerebbe in futuro, con la canzone giusta, tornare al Festival di Sanremo?

“Se fosse una canzone importante ci tornerei, sarei andata a Sanremo con La casa capovolta perché il Teatro Ariston è una delle vetrine piu’ importanti per mettere in luce quello che stai facendo, ma non scriverò mai una canzone appositamente per il Festival o per passare in radio, mi importa vivere della mia musica e questa per me è la cosa piu’ bella”.

di Francesca Monti

 

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...