Si intitola “Credici” il nuovo singolo del “cantautore errante” Luca Marino, un brano che
parla di un uomo alle prese con i suoi desideri e la realtà, che fa da antipasto, insieme a “Ma chi ti capisce a te”, al nuovo disco in uscita il 15 Novembre, caratterizzato da un sound variegato che spazia dal funk al soul, dall’hip hop al latino americano, dal cantautorato più classico all’indie-pop, dal folk all’elettronica, dal punk rock allo stornello romano.
Dal suo esordio al Festival di Sanremo nel 2010 con il brano “Non mi dai pace” fino alla sua ultima esperienza da Busker per le strade d’Italia, Luca Marino non ha mai tradito la sua più grande passione: la musica. L’album, il terzo della sua carriera, è costituito da dieci tracce che hanno come tema principale la vita intesa come esperienza da fare non per cercare di comprenderla in tutte le sue sfumature ma semplicemente per viverla.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Luca Marino, parlando non solo del nuovo disco ma anche dell’esperienza come busker e dei prossimi progetti.

Ciao Luca, è uscito il tuo nuovo singolo “Credici”, un invito ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità…
“In tutti i miei brani c’è sempre una componente autobiografica, parlo di me ma quello che racconto è riconducibile a tutti. Penso che il tema della fiducia sia universale. Nel mio caso tante volte mi è capitato in questi ultimi anni di pensare di concludere il discorso artistico ma alla fine è stata piu’ forte la voglia di fare qualcosa in quell’ambito, quindi mi sono dato fiducia. Fare l’artista di strada mi ha aiutato molto perché ho unito l’utile al dilettevole e ho avuto dei riscontri da parte della gente che mi hanno dato la fiducia in me stesso”.
Quindi è stata questa ritrovata fiducia in te stesso che ti ha portato alla scelta di proseguire nel tuo percorso musicale…
“Sì, è stata importante nel mondo musicale ma anche nella vita di tutti i giorni, anche perché senza quel tipo di forza, senza lo spirito giusto non vai avanti, al di là del suonare ad alti livelli o nei pub”.
Cosa ci racconti invece del video di Credici che vede protagonista l’orsacchiotto Bum Bum?
“Ho curato io regia, storia, montaggio e produzione del video avvalendomi di un attore che avevo utilizzato anche in passato, ad esempio per Guernica, l’orsacchiotto Bum Bum, è diventato il mio alter ego per diverso tempo ma adesso ho deciso di tornare a mettere la mia faccia”.
Credici sarà contenuto nel tuo nuovo disco, cosa puoi anticiparci a riguardo?
“Non c’è un brano uguale all’altro, ho voluto mostrare tutte le influenze musicali che ho avuto da quando ero bambino ad oggi, quindi ci sono generi differenti, il denominatore comune è dato dai testi che parlano della vita. La chitarra “zappa” come la definisco io non manca mai, in ogni pezzo c’è la componente acustica, solo che ho giocato con i generi e anche con le tematiche. Il primo disco che ho pubblicato, Con la giacca di mio padre, parlava di emozioni, il secondo, Guernica, di disgrazie, il terzo è vario come la vita, capita che ti innamori, ti arrabbi, capita che sei felice, che sei triste”.
Tra le tracce contenute nel disco ce n’è una a cui sei piu’ legato?
“A dir la verità è la prima volta che sono legato a tutte le tracce perché sono parti del mio vissuto, se devo sceglierne una dico Come i gatti, ma anche Non voglio che Nadia, una delle canzoni che non mi stanco di ascoltare perché dura poco ed è la piu’ leggera del disco, la piu’ giocherellona”.
Hai in programma delle date per presentare il disco?
“Sono in fase di programmazione, di sicuro continuerò a usare la strada come veicolo di promozione diretta. Da quando ho iniziato due anni fa ho sempre visto il busking in maniera cavalleresca, come i cavalieri erranti che devono dimostrare il loro lavoro sul campo, così attraverso la strada posso far conoscere la mia musica alla gente. Poi c’è qualche data nei locali in programma per il prossimo anno”.

credit foto FM
Quanto è stata utile a livello umano e musicale l’esperienza di artista di strada?
“La strada mi ha dato molto a livello umano, è servita per tanti aspetti, ero mosso dalla necessità e dall’esigenza di suonare, ma mi sono scontrato con un problema che avevo con il mio ego. Fare il busker mi ha aiutato ad annullare questa problematica. A livello umano è un continuo conoscere persone, situazioni, sentirsi parte di un momento e questo mi ha fatto riflettere anche sul concetto di successo, che ancora non ho ben capito cosa sia. Il fatto di sentirsi parte del momento ridimensiona queste cose e le riporta sul qui e ora. Un applauso è simile a una carezza per certi versi”.
C’è un incontro particolare che hai fatto da quando fai il busker che ti è rimasto nel cuore?
“Una delle cose che ricordo con piacere è quando una bambina mi ha messo nel cappello una caramella, che ancora conservo sulla mia scrivania tra le cose che mi ispirano e che mi danno fiducia. E poi c’è un altro episodio recente che mi ha colpito molto: un senzatetto mi ha messo quello che aveva nel cappello, io gli ho detto di lasciare stare ma lui se ne è andato. E’ un continuo dare e ricevere”.
Nel 2010 hai preso parte al Festival di Sanremo con “Non mi dai pace”. Che ricordo hai e ti piacerebbe tornare sul palco dell’Ariston?
“Se dovese capitare lo rifarei, al momento è improbabile ma non si sa mai. L’esperienza del 2010 al Festival di Sanremo oggi la vedo un po’ come il primo anno di liceo, con angoscia, nostalgia e dolcezza. Era un’esperienza da fare e sono stato fortunato per aver avuto la possibilità di partecipare al Festival che è stato finora la kermesse piu’ importante che ho fatto a livello nazionale”.
di Francesca Monti
