“Il vizio della speranza”, il film (e libro) di Edoardo De Angelis, con protagonista Pina Turco: “Dal fango, dal dolore, dalla disperazione, nasce sempre una speranza”

All’Anteo Palazzo del Cinema di Milano Edoardo De Angelis, pluripremiato regista (vincitore di 6 David di Donatello con “Indivisibili”), insieme all’attrice Pina Turco ha presentato il nuovo film “Il vizio della speranza”, nelle sale dal 22 novembre distribuito da Medusa e vincitore del “Premio del Pubblico BNL” alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

La protagonista della pellicola è Maria, il cappuccio sulla testa e il passo risoluto, la cui esistenza scorre lungo le rive del fiume, trascorsa un giorno alla volta, senza sogni né desideri, a prendersi cura di sua madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. È proprio a questa donna che la speranza un giorno tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni.

Il film è ambientato a Castel Volturno, dove lo stato latita e la maggior parte degli abitanti sono clandestini africani che occupano stabilimenti degradati, tra spaccio di droga, prostituzione e la nuova schiavitù della maternità surrogata, con donne che oltre a vendere il proprio corpo vendono anche il frutto piu’ prezioso, private della dignità e della libertà. Ma anche in un luogo così difficile e umanamente drammatico può nascere una speranza e la possibilità di trovare una luce in una vita buia. E’ quello che accade a Maria, interpretata da una magistrale Pina Turco, che traghetta le donne in stato interessante da un lato all’altro del fiume, come un moderno Caronte, conducendo una vita di solitudine e infelicità, finchè l’incontro con un giostraio le offre l’opportunità di guardare il mondo con occhi diversi e di trovare la forza per cambiare la sua esistenza e diventare una persona migliore.

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credit foto FM

Così Edoardo De Angelis, che anche in questo film conquista lo spettatore con un’opera originale, intensa, che scava in una realtà cruda alla ricerca dei sentimenti piu’ profondi, ha così raccontato Il vizio della speranza, introdotto da Piera De Tassis:  “Credo che un film debba regalare emozioni, a me piace giocare, non amo la uallera, la noia. E’ una storia importante sulla schiavitu’ delle donne ai giorni nostri. Mi viene naturale immaginare dei personaggi femminili perché sono stato cresciuto dalle donne e ho sempre visto il mondo attraverso i loro occhi. Il movimento umano che prediligo è quello che passa dalla debolezza alla forza. Maria è generatrice di umanità non solo dal punto di vista fisico ma anche filosofico e riporta nel mondo che l’ha allevata quel vizio della speranza che può ribaltare la condizione di schiavitu’“.

Pina Turco, che è anche la moglie di Edoardo De Angelis ha svelato un aneddoto divertente: “Castel Volturno è il luogo in cui abbiamo avuto il nostro primo appuntamento, proprio alla foce del fiume dove l’aria era impregnata di un odore sgradevole, e poi siamo andati in un locale gestito da romeni, in cui c’era il karaoke con la gente che attaccava sulla fronte del cantante una banconota da 20 euro e lui cantava su richiesta“.

Dirigere una persona con cui ho un rapporto personale e intimo ti permette di trovare nuove sfumature e attingere quei sentimenti personali che poi diventano universali”, ha detto De Angelis, che ha definito Il Vizio della Speranza il suo film di Natale.

L’attrice ha poi parlato del suo personaggio Maria: “Il tema del film è il futuro. Cosa accade quando in un luogo disperato arriva la speranza? Dal fango, dal dolore, dalla disperazione nasce sempre una speranza per tutti e Maria incarna tutto questo. Il vizio della speranza è un inno all’amore e alla bellezza della vita“.

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“Il vizio della speranza” è anche un libro scritto da Edoardo De Angelis ed edito da Mondadori: “Nel libro mi è venuta voglia di approfondire quello che sta dietro al film, quello che non si vede, non tanto la mia biografia. Due anni fa una megattera si è spiaggiata a Castel Volturno e rischiava di esplodere per via dei gas, poi è stata portata via in tempo, ma l’immagine di quel nobile animale che aveva scelto quel posto per andare a morire mi ha colpito. Questa scena iniziale che apre il libro è stata tolta dal film nel processo di sintesi tipico di ogni sceneggiatura. Ma da lì sono partito per sviluppare l’idea de Il vizio della speranza, scegliendo come location Castel Volturno, un posto di migranti, dove anche il santo patrono, San Castrese era un migrante. Ogni piccola grande difficoltà che si incontra nel mio mestiere può essere quella che chiunque altro ha in ambiti diversi. Per questo ho mantenuto lo stesso titolo, perché nonostante l’insuccesso, la vergogna, il fallimento, l’ossessione di ottenere quella determinata cosa ti porta a quel vizio della speranza che ti spinge ad andare avanti finchè non raggiungi l’obiettivo“, ha dichiarato l’autore.

TRAMA: Fra il lago rosso di rifiuti tossici e i morti ammazzati per strada, c’è una balena che si arena e dalla sua pancia che esplode putrefatta esce un cagnolino. Sulla spiaggia, a osservare questa scena, c’è un bambino che vuole essere cantante, ballerino, cintura nera di karate. Per nonna Mena quella creatura è speciale. Assieme si fanno largo nel mondo, anche se ogni tanto serve un po’ di prepotenza.
È lei che lo aiuta a diventare uno dei migliori registi italiani della sua generazione. Il suo film Indivisibili ha vinto sei David di Donatello, altrettanti Nastri d’argento, otto Ciak d’oro e un Globo. Ora, in questa terra tra il fiume Volturno e la strada Domitiana, il bambino che intanto è cresciuto ha girato il nuovo film, Il vizio della speranza, la storia di Maria che prende ispirazione dalle vicende reali di molte ragazze che vivono ogni giorno un purgatorio senza fine.
Nella sua sconfinata bellezza violentata, la strada statale Domitiana è la milza d’Italia. Una terra di costruttori visionari, rifugio di peccatori di ogni colore, senza legge, senza regole, senza morale, culla di donne e uomini coraggiosi che muoiono per strapparne un pezzo alla barbarie; un quadrilatero di palazzine tutte uguali e prematuramente diroccate, attraversate da strade in cui il cemento fa da padrone e trasformate in una discarica diffusa.
Nascere a Castel Volturno, su questo pezzo di litorale campano a metà strada tra Gaeta e Napoli, è diverso che nascere in qualsiasi altro luogo d’Italia. Un territorio che conta venticinquemila abitanti regolari, più venticinquemila clandestini, tra aborti, superstizione cattolica, crimine organizzato bianco e nero, riti voodoo. Questo succede nelle decine di case sulla litoranea da Mondragone a Lago Patria.
Edoardo De Angelis guarda e descrive questo magma potentissimo con il suo talento visionario, vivendo le storie in prima persona e utilizzando la scrittura come una cinepresa, dando vita a una straordinaria narrazione tra romanzo e reportage. Un libro che è l’atlante dei luoghi e delle vite che hanno nutrito il suo film, ma anche il racconto di formazione del suo regista attraverso il formidabile personaggio della nonna. Un repertorio di storie che rende metafisico un luogo reale, una scrittura in diretta e in soggettiva che scava nella melma alla ricerca della bellezza. E la trova.

di Francesca Monti

 

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