Intervista con Elya che ci presenta il suo disco d’esordio: “Ogni traccia racconta frammenti di vita vissuta”

Si intitola “ELYA” (K1 Records/Warner), l’omonimo album d’esordio del cantautore veneto, originario di Monselice (PD), che contiene 13 brani da lui scritti e prodotti. Un progetto versatile ed eterogeneo, in cui si mescolano tutte le influenze musicali che fanno parte del mondo di Elya che si è messo in gioco in prima persona, raccontando il suo mondo, i locali, le periferie e il desiderio di riscatto.

Dopo un’anteprima al Goganga di Milano, dall’8 dicembre l’artista presenterà questo suo nuovo progetto dal vivo. Queste le prime date: 8 dicembre a Manerba del Garda – BR (Carpe Diem), 13 Dicembre a Locorotondo – BA (20m2), 14 dicembre a Monopoli – BA (20m2), 15 Dicembre a Cisternino – BR (20m2).

Elya è il fondatore e leader della band “Attika”, che viene selezionata nel 2012 da MTV NEW GENERATION con il brano “Non arrenderti”. Particolarmente significativa è stata la partecipazione al “Human Right’s Tour”, in collaborazione con Amnesty International, in cui la band ha condiviso il palco con artisti come Enrico Ruggeri, Eugenio Finardi e Chiara Canzian. Il secondo singolo estratto dall’album di debutto “Verde”, con la produzione artistica di Roberto Visentin, vince il Festival Show (2013). Nel 2016 Elya intraprende un percorso solista. Dopo la partecipazione a The Voice of Italy nello stesso anno, duetta con Max Pezzali sul palco di Piazzola sul Brenta (PD) durante il “Max Tour”, cantando “L’universo tranne noi”. Ad ottobre del 2016 pubblica il singolo “Evelyn”, prodotto da Max Pezzali, Claudio Cecchetto, Pier Paolo Peroni e Davide Ferrario. Ad aprile 2017 esce il singolo “Che bella che sei”, a luglio dello stesso anno il brano “Ho conosciuto Paolo”, presentato al Pistoia Blues Festival dove Elya è stato opening act di Tom Odell.  Il 30 Maggio 2018 Elya è premiato dalla SIAE e dalla Nazionale Italiana Cantanti, durante la partita del cuore presso lo Stadio Luigi Ferraris di Genova, come “Artista emergente dell’anno”.

Questa la tracklist di “ELYA”: “Cosa ti farei”, “Ti verso il cuore”, “Vorrei sentirci litigare” “Notturno Ino”, “L’ho fatto per te”, “Indivisibili”, “Preludio Ypn”, “Una ragazza così”, “Niente”, “La cura che oggi ci va”, “Un altro Brandy”, “Periferie annoiate”, “Norimberga”.

 

Ciao Elya, è uscito il tuo album d’esordio, anticipato dal singolo Una ragazza così. Ci racconti com’è nato questo progetto?

“E’ un disco nato non con l’idea di fare un disco, nel senso che è una raccolta di brani scritti in due anni e mezzo, avevo una cinquantina di pezzi ma ho scelto questi 13 perchè sono quelli che amo portare sul palco. Ognuno racconta frammenti di vita vissuta, è tutto molto autobiografico, sono situazioni che ho vissuto direttamente o che ho visto con i miei occhi. Ad esempio L’ho fatto per te racconta un’esperienza di un mio carissimo amico o La cura che oggi ci va appartiene a un avvenimento esterno che ho avuto la possibilità di vedere”.

Le tracce del disco raccontano la tua storia, dalle periferie in cui hai vissuto, ai locali frequentati, ai tuoi ascolti musicali…

“Ogni brano ha avuto la fortuna, anche grazie alla discografica con cui lavoro, di avere la libertà di esprimersi e non limitarsi agli ascolti sonori che esclusivamente si fanno oggi in radio e di avere la propria tempistica, e non è una cosa scontata. Periferie annoiate nasceva come un inno contro la periferia da cui volevo fuggire ma il tempo ha fatto sì che si modificasse e cambiasse il senso della canzone trasformandosi in una lettera d’amore nei confronti della periferia stessa. E’ ovvio che è una prima parentesi che ho chiuso ma voglio aprirne altre”.

cover Elya demo - low (1)

Cosa ci racconti invece riguardo i brani Notturno Ino e Un altro brandy?

“Notturno Ino è un brano dedicato alla mia infanzia, Ino è il nome che ho dato al pupazzo che avevo da piccolo, era un cavallino e non riuscendo a pronunciare il nome per intero lo chiamavo Ino. E’ una canzone che racconta la nostalgia e la gratitudine verso l’infanzia che ho avuto, grazie alla mia famiglia, ai miei amici, e alle esperienze che ho vissuto. Un altro brandy è nato invece in un locale che ho frequentato tantissimo da ragazzo, dove il titolare mi dava la possibilità di leggere, di ascoltare Jimi Hendrix e i Radiohead che sono la mia band preferita in assoluto e all’interno di questo locale si è presentata una situazione molto teatrale dalla quale ho tratto ispirazione per scrivere la canzone”.

Sei stato fondatore e leader della band Attika, poi nel 2016 hai deciso di intraprendere la carriera solista. Com’è avvenuto questo passaggio? 

“Ho partecipato ad Amici con la band ma il percorso solista è nato da una mia esigenza che già portavo avanti quando cantavo con gli Attika, perchè scrivevo e producevo le canzoni ma avevo voglia di prendermi la responsabilità di tutto questo e di metterci la faccia. Inoltre volevo anche migliorarmi, è quello che faccio ancora oggi con l’ascolto di nuove canzoni e con la lettura”.

Quali libri stai leggendo?

“Ho iniziato per la seconda volta a leggere Così parlò Zarathustra. L’influenza maggiore a livello letterario l’ho avuta leggendo poesie legate alla Beat Generation, da Kerouac a Gregory Corso, che è colui che mi ha portato alla curiosità verso la poesia e la letteratura e che ho conosciuto grazie a un’intervista di Fabrizio de Andrè, di cui sono un grande amante”.

Dopo l’anteprima al Goganga di Milano sono in programma altre date…

“Farò otto date a dicembre tra Puglia, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il tour poi proseguirà con una leg invernale e una estiva. L’intenzione è anche quella di tornare in studio e lavorare al materiale nuovo che già sto scrivendo”.

In futuro ti piacerebbe partecipare al Festival di Sanremo?

“Quest’anno ho voluto accantonare l’idea perché avevo l’esigenza di pubblicare questo disco ma non escludo di provare a partecipare a Sanremo, perché è un palco che amerei tanto calcare. Magari l’anno prossimo si potrebbe fare un tentativo”.

di Francesca Monti

 

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