Per tutti è semplicemente il Boss, uno degli ultimi grandi personaggi del rock, indiscusso idolo di generazioni di fan e icona della musica mondiale. Eppure lui, Bruce Frederick Springsteen dal New Jersey, che noi lo vogliamo o no, è una persona normale, che si è trovata ad affrontare le questioni che capitano a tutti.

Fonte Wikimedia, Autore Bill Ebbesem, CC BY-SA 3.0
Il suo “coming out” su problemi di salute come ansia e depressione ha colto di sorpresa tutti e ha probabilmente contribuito un po’ ad “umanizzare” la sua figura di rocker guerriero e invincibile. Ha fatto capire che anche gli dei del rock possono crollare. Non è affatto facile ammettere in pubblico le proprie debolezze e paure ed esporre la parte più nascosta di sé: ci vuole sicuramente tanta forza e coraggio.
E anche stavolta il Boss non si è tirato indietro, raccontando dei suoi problemi di stabilità personale in alcune interviste e confermando quanto già scritto nel suo libro-autobiografia Born to run, uscito circa un anno fa. Aprendosi al suo pubblico con la consueta onestà e passione che hanno contraddistinto quarant’anni e più di carriera.
Il cantante ha spiegato che la gioventù e l’invecchiare rappresentano i due momenti più delicati della sua vita. In special modo da giovane sentiva un grande vuoto interiore, che gradualmente riuscì a colmare grazie alla musica e all’impatto che realizzava di avere su se stesso e sugli altri. La musica gli avrebbe dato un’identità.
Il rapporto col padre Douglas è stato sempre difficoltoso, avendo questi improvvisi cambi d’umore. I suoi comportamenti e il suo carattere hanno sicuramente influenzato la sua crescita. La madre Adele (di origini italiane), invece, era molto premurosa e lavorava sodo per provvedere all’economia della casa. Come dice lui stesso, la morsa della depressione lo ha tenuto immobilizzato per vario tempo tra i sessanta e i sessantaquattro anni, colpendolo a più riprese. E tutti ormai conosciamo gli effetti devastanti che tale malattia può arrecare alla persona, un tempo troppo spesso sottovalutati anche dagli stessi medici.
Il periodo più doloroso si è rivelato durante la registrazione dell’album Wrecking Ball e in tal senso ricordiamo uno dei pezzi che già ci voleva dire qualcosa: Depression, caratterizzato da un testo struggente e dalla chitarra di Tom Morello.
L’autore di pezzi indimenticabili come Born in the USA, Thunder Road, Dancing in the dark, Streets of Philadelphia ha quindi le sue instabilità e per via di due specie di esaurimento ha dovuto iniziare a seguire delle cure in modo regolare. Fu la moglie a portarlo in ospedale dichiarando “quest’uomo ha bisogno di essere seguito”… quando lo stesso Bruce non voleva parlarne con nessuno, e non voleva coinvolgere nemmeno gli amici di una vita della E-Street Band in questo suo calvario privato.
Tuttavia il nostro eroe non si lascia andare al male ma combatte com’è sempre stato nel suo spirito. La musica, d’altra parte, lo distrae da queste situazioni.
Ed infatti continuerà a suonare perché la musica è stata ed è la sua vera salvezza, perché, come ogni grande artista, sa cogliere e sviluppare la sua forza dalla sofferenza. E anche questa volta, ne siamo certi, il Boss giocherà la sua partita, farà ancora un altro lancio di dadi come cantava in quella sua bellissima canzone Roll of the dice, una delle canzoni più famose sul mondo dei casinò, per darsi un’altra opportunità, per stupire ancora se stesso e il mondo, per ispirare migliaia di persone che hanno ancora bisogno di cantori autentici come lui.

Fonte Flickr, Autore Laura, CC 2.0
Oggi Springsteen è più consapevole della sua situazione, sa riconoscere i segnali della malattia quando questa bussa alla porta, sa appoggiarsi alla moglie Patti Scialfa che lo ha sempre sostenuto in tutti questi anni e vuole guardare con orgoglio e amore alla sua famiglia.
Nonostante questi problemi ricorrenti, comunque, l’infaticabile attività di Springsteen non si ferma e a dicembre usciranno gli attesissimi CD e film-concerto Springsteen on Broadway, di cui già si parla molto.
D’altro canto, il Boss resta sempre il Boss e quando si è nati per correre non ci si può certo fermare.
