“Orchestra in Opera”: Concerto dei detenuti della Casa di Reclusione di Opera, sabato 15 dicembre alle ore 15

Sono tutti detenuti di una Casa di Reclusione. Alla domanda se sapessero suonare uno strumento e volessero partecipare a un nuovo progetto musicale, hanno risposto positivamente in 18. Così ha preso il via nel 2016, all’interno dell’IRC di Opera, Orchestra in Opera, il laboratorio musicale e di educazione alla musica d’insieme progettato e promosso dai volontari dell’Associazione per MITO Onlus, con la complicità della pianista Stefania Mormone e del clarinettista Alberto Serrapiglio, rispettivamente docente di pianoforte e responsabile del laboratorio di World Music del Conservatorio G. Verdi di Milano.

Dalla posa della prima pietra, il progetto ha avuto bisogno di più di un anno di grande collaborazione tra società civile e Direzione del carcere per prendere vita nella sua forma odierna, che coinvolge in questo momento 15 detenuti, alcuni dei quali in isolamento.

Dopo aver partecipato alle lezioni (dapprima a cadenza bimensile, ora settimanale), il piccolo ensemble si appresta a cimentarsi nel suo primo concerto pubblico, sabato 15 dicembre alle 15, con ingresso riservato alle famiglie dei detenuti e dipendenti. Oltre a questi, l’accesso del pubblico esterno è garantito nella misura di 100 posti, previa richiesta nominale (e approvazione della stessa) pervenuta entro il 3 dicembre all’indirizzo prenotazioni@xmito.it. La domanda dovrà essere firmata e corredata dai dati anagrafici e di contatto del richiedente, oltre che di una copia elettronica del proprio documento d’identità. Per informazioni: www.xmito.it

Il “tradizionale concerto natalizio”, che per quest’istituzione è in effetti tutt’altro che una tradizione, si terrà in un auditorium di 400 posti ricavato all’interno del carcere grazie alla collaborazione della dirigenza della struttura e dell’Associazione per MITO Onlus,  durante ormai quasi tre anni di attività. Tra gli altri progetti culturali educativi portati avanti con successo tra le mura del carcere di Opera, cui il senso di questo nuovo laboratorio musicale si riallaccia, anche il Laboratorio di liuteria istituito da Arnoldo Mosca Mondadori.

Matilde Sansalone, nella sua vita quotidiana avvocato penalista, con una grande passione per la musica, è sin dall’inizio tra gli ideatori e i più sagaci promotori del progetto, di cui ha curato i rapporti formali con la Direzione del carcere e con la Segreteria trattamentale, oltre che l’organizzazione.

“La nostra Costituzione afferma che la pena attribuita a cittadino, ritenuto colpevole di un delitto, deve essere orientata alla rieducazione, non deve essere “inflitta” con spirito di rivalsa o di vendetta, racconta la Sansalone. Il nostro è un sistema che utilizza lo strumento della detenzione, per proteggere i cittadini dagli elementi pericolosi, ma anche per permettere chi ha commesso un delitto di intraprendere un percorso di presa di consapevolezza del male arrecato, che gli consenta di aprire degli spiragli nuovi sul mondo, che alimenti una rinata voglia di vivere senza commettere reati, che faccia innamorare della vita, attraverso la bellezza. Che chiarisca quanto “convenga” vivere nella legalità.

Aver permesso a dei carcerati a fare una cosa così difficile com’è il suonare insieme li ha messi in condizione di sperimentare la dimensione dell’ascolto reciproco e dell’ascolto da parte di terzi, di un pubblico. Per chi, nell’Associazione, si è impegnato a questo scopo, ciò ha significato tentare di contribuire a infondere in queste persone la fiducia e il rispetto di sé stessi, e delle proprie capacità: fiducia che ce la possano fare, che siano in grado di stare a contatto con gli altri in armonia, fiducia di potere e di dovere essere trattati come persone dotate di qualità, di un animo che si può esprimere, davanti agli altri e per gli altri, attraverso concetti alti, importanti, attraverso l’arte.

Inoltre, dentro il carcere, in veste di musicisti, i carcerati sono e si sentono tutti uguali, raccontano di sentirsi musicisti, non criminali.  Sperimentano un modo diverso di guardarsi tra di loro, e da parte dei loro custodi. Credo si possa dire addirittura che l’iniziativa abbia smosso un diverso modo di rapportarsi di tutti, e fra tutti, all’interno delle mura del carcere.

Gestire una struttura carceraria è molto complesso. Le persone che lavorano li dentro sono impegnatissime, immerse come sono nella loro routine (struttura chiusa, con regole ferree, atmosfere, burocrazia). Avviare il progetto non è stato facile, c’è voluto un anno e in questo tempo alcuni degli interlocutori sono cambiati. Si è dovuto trovare un ambiente accessibile, confortevole, dove fosse possibile conservare gli strumenti, si è dovuto riattare l’auditorium. Ma alla fine la convinzione di quanto fosse bello e importante il risultato ha dato a tutti una marcia in più per potercela fare. Le dinamiche all’interno di un carcere non somigliano a nulla di quanto accada all’esterno. Negli ambienti chiusi le relazioni hanno bisogno di un’attenzione particolare. I direttori si occupano di miliardi di cose, per primo la sicurezza all’interno di carcere (la gestione dello stress di tutti coloro che vivono all’interno della struttura, in primis). Nonostante questo i direttori del carcere che i sono succeduti in questi anni hanno dato tutta la loro disponibilità ed è grazie a loro che siamo arrivati sin qui.

Per tutti i detenuti (e non solo), questa è stata un’esperienza di crescita finalizzata non a un risultato di compassione, un po’ “buonista” se vogliamo, ma di ritrovamento della propria dignità. Al loro ingresso in carcere, come si può immaginare, la maggior parte dei detenuti è lontana da ogni legalità, non crede certo che la legalità possa dare dei vantaggi. Ma quando l’istituzione e la società civile, con persone che si prestano volontariamente, supportano il loro desiderio,  in questo caso quello di suonare, questo dimostra nel modo più efficace, con un esempio pratico (non solo di “belle parole”), che vivere nel rispetto delle regole offre moltissimo. Suonare, per i detenuti, è così l’opportunità per esprimere se stessi, per avvicinarsi al “lavoro”, un modo per attingere alle proprie risorse, approfittando gratuitamente delle cose belle della vita. Che sono dentro di loro.

La musica favorisce il contatto con la parte più elevata di ogni essere umano, la parte più disinteressata, la parte più immateriale, che ha meno bisogno di prevaricare, che è meno legata all’utilitarismo, e alla violenza. Tra chi condivide la musica, in questi contesti si crea una solidarietà e la complicità di chi condivide una passione. L’accordo che va al di là delle parole. Si crea un clima davvero toccante.
Per la società civile, organizzare il laboratorio e, per il pubblico, venire al concerto dovrebbe significare venire al carcere per “guardare” davvero.  Per assistere e applaudire a una ritrovata dignità. Per chi si sente rappresentato in un’unica immagine, agganciato e sospeso alle azioni commesse, per citare Pirandello, è importante poter dimostrare che non per forza si dovrà recitare tutta la vita la  stessa parte in commedia.  Ci si può liberare, anche senza rendersene conto, dalla targhetta, dal timbro del criminale, attraverso l’arte. Ed è un’opportunità tanto per i detenuti, che per chi si occupa di loro, che per la società.

La società civile che si è mobilitata per loro vuol dire: noi vi rivogliamo dentro. Non fa “beneficienza”, non cala dall’alto un “dono”. Dice: noi ci attiviamo perché tu possa ritrovare la tua dignità, per poi ritrovare il tuo posto nella società, nel rispetto delle regole. Attraverso la fiducia.”

Ed è altresì alla luce di questo ideale, liberale e umanistico, che Matilde affronta il suo ruolo da legale.

L’Associazione per MITO Onlus, attiva dal maggio  2016,  sostiene e  affianca le attività del Festival Internazionale MITO SettembreMusica oltre a  svolgere un proprio programma annuale di eventi di musica classica dedicati alle situazioni più fragili e ai luoghi decentrati della città e del territorio, nonché nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado.

L’Associazione può contare sul supporto del Comune di Milano e su una fitta rete di Istituzioni pubbliche che attraverso il proprio sostegno rendono possibili le attività: Municipi, Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano, Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, Case Circondariali-Ministero Giustizia, Istituti Scolastici pubblici di Milano. Inoltre, viene supportata da Fondazione Cariplo e da Zampa Foundation.

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