SANREMO GIOVANI: INTERVISTA CON LA ZERO, IN GARA CON IL BRANO “NINA E’ BRAVA”

Tra i finalisti di Sanremo Giovani che si esibiranno nel corso della seconda serata, in onda il 21 dicembre su Rai 1 condotta da Pippo Baudo e Fabio Rovazzi c’è La Zero, nome d’arte di Manuela Zero, che si presenterà “Nina è brava” (Etichetta Clodio Music), scritta dalla stessa artista campana con il Maestro Francesco Morettini, Emiliano Palmieri, Luca Angelosanti e Giorgia Facchini. Il brano racchiude in sé il delicato tema della condizione minorile in carcere, di quei bambini che sono costretti a vivere nei penitenziari con le loro madri, donne spesso in preda a situazioni familiari critiche e di povertà.

Manuela presenta una canzone “teatrale” con incursioni nel dialetto napoletano, progetto in cui ha voluto unire le sue due grandi passioni: la musica e la recitazione, necessarie per evocare l’immagine di una bambina dolce, anima piccola ma forte, che crede che la normalità sia quella conosciuta in carcere, non sapendo cosa c’è al di là delle sbarre. “Nina è brava” non tratta solo il tema delle condizioni femminili e minorili in carcere ma anche quello dell’immigrazione. Molte sono le donne che giungono nel nostro paese, in preda alla miseria e in fuga dalle guerre civili. Tra queste si potrebbe riconoscere la madre di una Nina, in preda alla sofferenza per la reclusione e per la lontananza da casa, nonché alla difficoltà dell’integrazione sociale ed economica.

Classe 1984, Manuela Zero è originaria di Piano di Sorrento, in Campania. È un’artista poliedrica, cantautrice e musicista, sin da piccola si avvicina anche al mondo della danza e della recitazione. A 18 anni si trasferisce a Roma, viene scelta da Abel Ferrara nel suo film “Go go tales” al fianco di Willem Defoe e successivamente per il ruolo di Mia, amica di Laura Chiatti, in “Il Professor Cenerentolo” (2015) di Leonardo Pieraccioni. Torna sul grande schermo in “Le grida del silenzio” di Alessandra Carlesi e nei film “Loro 1” e “Loro 2” del premio Oscar Paolo Sorrentino, ha lavorato in televisione nel programma “Domenica In” e interpretato vari ruoli in spettacoli teatrali e cinematografici.

Ciao Manuela, quali sono le tue sensazioni ed emozioni a poche ore dalla tua esibizione a Sanremo Giovani?

“Per me è un’emozione grandissima, nonostante sia stata sul palco altre volte è la prima in cui porto veramente me stessa, raccontando una storia molto importante e che mi mette a nudo, perchè ho provato a immedesimarmi personalmente nella storia di Nina. E’ anche una responsabilità cercare di decifrare quello che può provare una bambina in una condizione del genere. Sono emozionata sia per il palco di Sanremo che regala sensazioni diverse da qualsiasi altro palcoscenico sia perchè porto una storia di vita vera e parlo di bambini”.

Com’è nata la canzone “Nina è brava” che affronta un’importante tematica come quella della condizione minorile e femminile in carcere?

“Un anno e mezzo fa ho iniziato un percorso con dei ragazzi a San Giovanni Rotondo, ero lì a fare un concerto e il capo dell’ospedale oncologico mi ha chiesto se volessi andare a salutare i bambini ricoverati. Ho conosciuto persone meravigliose, con le quali sono diventata amica, ragazzi che sono guariti dal cancro e con i quali abbiamo iniziato anche un percorso teatrale. Così ho cominciato a cambiare il mio punto di vista sulla musica e anche sulla vita. “Nina è brava” nasce da quell’energia che mi hanno trasmesso ragazzi come Ilaria che si è diplomata al Conservatorio durante la malattia e che mi hanno fatto vedere le cose in modo diverso. Poi ho letto una sceneggiatura inedita di Gianluca Della Monica che parlava delle condizioni minorili in carcere, mi ha colpito questa storia, e ho iniziato a scrivere la canzone con la mia squadra”.

Nel brano ci sono anche delle incursioni in dialetto napoletano…

“La parte del flow, quella in cui parlo, una peculiarità dei miei brani, è nata di istinto. Ero molto emozionata e ho scritto la canzone con addosso delle sensazioni fortissime. Quando l’ho ricantata a casa in presenza del mio ragazzo mi sono stupita perchè ho scoperto che era venuta in rima, con gli incastri giusti e quella parte è rimasta così”.

Hai pensato di portare questa canzone nelle carceri?

“Mi piacerebbe cantarla nelle carceri, questa canzone è nata con questa idea, ed è stata iscritta a Sanremo cinque giorni prima del termine. Ci siamo messi in contatto con l’associazione Made in carcere  (https://www.madeincarcere.it/it/) di Francesca Versace e dopo il Festival mi dedicherò a questo progetto. Inoltre a Sanremo Giovani ho conosciuto  un ragazzo che non è entrato nei 24 finalisti e che ha scritto anche lui un brano sul carcere. Una sera abbiamo provato a unire le nostre due canzoni ed è uscito un racconto importantissimo, lui parla di un ragazzo, io di una bimba, è nata una poesia e non vediamo l’ora di farla sentire a piu’ persone possibili. Questo cantante si chiama MaLaVoglia e la sua canzone “Camoscio”. Sono due esperienze a confronto con due punti di vista diversi, il nostro incontro è stata una delle cose piu’ belle che mi sono accadute finora a Sanremo Giovani”.

Stai lavorando a un disco?

“Sì, uscirà a breve il disco e sarà come leggere un libro dall’inizio alla fine, perchè c’è una storia che collega tutti i personaggi, va ascoltato dalla prima all’ultima traccia per comprendere quello che voglio dire. Ho scritto anche brani irriverenti, divertenti, la cosa che mi premeva fare era espormi e dire la mia, siamo in un periodo in cui gli artisti dovrebbero esporsi invece tendono a dire qualcosa ma mai fino in fondo. Io sono pronta a far conoscere questo progetto”.

Ti vedremo prossimamente anche in tv o al cinema?

“Non scindo molto le due cose, stasera andrò sul palco e porterò insieme l’attrice, la musicista e la cantante. Sicuramente il mio percorso cinematografico continuerà, ma al momento mi sto concentrando sul disco e mi sta dando grandi soddisfazioni”.

di Francesca Monti

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