Quelle idee retrograde e maschiliste riguardo le donne e le competenze calcistiche

Nel corso della puntata della scorsa domenica di “Quelli che il calcio” Fulvio Collovati, campione del mondo con la Nazionale azzurra nel 1982, parlando di donne e tattica, ha fatto un commento sessista che ha creato molte polemiche sui social: “Quando sento una donna, anche le mogli dei calciatori, parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco. Non ce la faccio! Se tu parli della partita, di come è andata e cose così, bene. Ma non puoi parlare di tattica perché la donna non capisce come un uomo, non c’è niente da fare”. Parole discriminatorie nei confronti delle donne, cui hanno risposto sui social alcune grandi campionesse del calcio: “Anche a me si gira lo stomaco a sentire alcuni opinionisti…“, ha scritto su Facebook Carolina Morace, attuale allenatrice del Milan femminile. “Il mio voltastomaco dura da ieri. Se volete vi spiego il fuorigioco, la Var, il 4-3-3, la difesa a zona e quanto un uomo può essere ancora limitato nel 2019. Ah ragazze, andate a giocarvi i Mondiali ma non parlate di tattica...”, questo il tweet di Regina Baresi, capitana dell’Inter.

4-4-2 o 4-3-3? Un dilemma che soltanto gli uomini possono risolvere“, ha twittato Rita Guarino allenatrice della Juventus.

La ct della Nazionale femminile Milena Bertolini ha dichiarato all’Ansa: “Un’uscita così la associo ad una mentalità primitiva. Un po’ come nelle nelle migrazioni barbariche quando le donne avevano come unico compito contenere le vivande. Qualche anno però è passato, hanno inventato il frigorifero nel frattempo ma come mentalità c’è ancora chi è rimasto là. La tattica? Ma la competenza non ha sesso. Secondo me fare una affermazione del genere significa anche avere un po’ di paura a confrontarsi con una donna“.

Collovati (sospeso dalla Rai per due settimane) ha poi chiesto scusa per quanto detto attraverso un tweet: “Mi scuso se le frasi pronunciate in chiusura di trasmissione a Quelli che il Calcio pure in un clima goliardico, abbiano urtato la sensibilità delle donne. Me ne dispiaccio ma non era mia intenzione offendere nessuno, chi mi conosce sa quanto io rispetti l’universo femminile“.

Affermazioni comunque inaccettabili che rimandano ad un’idea arcaica del calcio e delle donne. Siamo nel 2019 e di passi avanti fortunatamente ne sono stati fatti. Apro una parentesi. Venticinque anni fa non c’erano per una ragazza le possibilità che esistono oggi di praticare il calcio e c’era anche un certo pregiudizio e una chiusura mentale verso le donne appassionate di questo sport. Quando ero ragazzina mi piaceva giocare a calcio e sognavo di emulare le gesta di immense campionesse come Carolina Morace ma purtroppo nella zona in cui abitavo non c’erano squadre. La mia passione però per lo sport piu’ bello del mondo non è diminuita ma è aumentata, portandomi allo stadio a vedere le partite e a studiare per poi iniziare il mio percorso giornalistico come giornalista sportiva.

In questi anni, come dicevo sopra, c’è stato un progresso generale, anche se ad esempio viene riservato ancora troppo poco spazio nei programmi tv alle donne che davvero si intendono di calcio, perchè gli uomini probabilmente temono la concorrenza ma anche di perdere lo scettro di “esperti”, quindi a volte si preferisce scegliere una ragazza avvenente ma che magari ha poche conoscenze calcistiche e svolge il compitino senza dare fastidio a nessuno. Oppure la donna può leggere i risultati, fare un commento da tifosa ma niente di piu’. Eppure esistono le eccezioni perchè di donne che conoscono a fondo questo gioco, la tattica e le regole ce ne sono parecchie. E lo dimostra il livello molto alto dell’attuale calcio femminile, verso il quale c’è un rinnovato interesse anche da parte dei media, nonché il numero crescente di ragazze che praticano questo sport e che frequentano gli stadi. Non scordiamoci poi che le azzurre prenderanno parte ai Mondiali di Francia 2019 mentre gli azzurri non si sono qualificati a quelli del 2018.

Quindi bisognerebbe superare queste idee retrograde e discriminanti legate a una visione maschilista, perchè il calcio è di tutti e per tutti, senza differenze di sesso.

di Francesca Monti

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