Da lunedì 25 febbraio tre nuovi debutti all’Elfo Puccini

Da lunedì 25 febbraio tre nuovi debutti all’Elfo Puccini:
– in sala Fassbinder dal 25 febbraio al 10 marzo TAMBURI NELLA NOTTE di Bertold Brecht regia Francesco Frongia. Produzione Teatro dell’Elfo / Teatro Filodrammatici di Milano.

Tamburi nella notte è la seconda opera teatrale di Brecht ma la prima a essere messa in scena negli anni difficili del primo dopoguerra. Inizialmente il testo viene definito dramma dallo stesso autore. Tuttavia, nella successiva revisione, diventa commedia. L’azione si svolge in una notte del novembre 1918 mentre a Berlino si prepara la rivolta spartachista. È una commedia ambigua in cui la ribellione contro le convenzioni dipinge una vicenda che spezza ogni possibile idealizzazione romantica dei fatti.

«Ho sempre pensato che per essere rivoluzionari fosse necessario essere romantici e che per fare la rivoluzione bisognava saper sognare. Ma cosa succede quando il privato si scontra con il pubblico? Cosa spinge i personaggi di quest’opera giovanile di Brecht a non aderire ai moti rivoluzionari per richiudersi nel luogo più intimo per una coppia di giovani amanti? In Tamburi della notte, con ironia e sarcasmo, Brecht ci mette di fronte a questa scelta. Il reduce che torna dalla guerra scopre di essere stato rimpiazzato con un candidato migliore, più ricco, ma soprattutto più sano e questa situazione lo spinge in un primo tempo a rifiutare la ragazza per unirsi alla rivolta spartachista, ma poi, in un impeto di romanticismo, a lottare per riaverla, se pur ‘disonorata’. E così dice addio ai sogni e alle utopie rivoluzionarie per costruirsi un privatissimo sogno piccolo borghese dove rifugiarsi e costruire un futuro più convenzionale ma, forse, più sicuro. Questa decisione finale, così inusuale per un autore ‘ideologico’, pone lo spettatore davanti a una scelta molto contemporanea: decidere se ‘passare dalla simpatia all’antipatia nei confronti del protagonista, senza il soccorso di appropriati effetti di straniamento’. A distanza di molti anni questo testo, poco frequentato, ci permette di confrontarci con il nostro bisogno di ribellione, con la necessità che abbiamo di rifiutare un mondo che non ci assomiglia e di provare a costruire il nostro ideale. Cercando di raggiungere quel luogo impossibile che è l’utopia dobbiamo imparare a guardare dentro di noi, ad accettare chi siamo e quello che vogliamo essere nella società. La costruzione dell’utopia parte da noi e forse le nostre scelte private possono migliorare poco alla volta il mondo che ci circonda», dichiara Francesco Frongia.

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– in sala Shakespeare dal 26 febbraio al 10 marzo LA SCUOLA DELLE MOGLI di Molière regia Arturo Cirillo. Produzione Marche Teatro/ Teatro dell’Elfo / Teatro STabile di Napoli

«La scuola delle mogli è una commedia sapiente e di sorprendente maturità: vi si respira un’amarezza ed una modernità come solo negli ultimi testi Molière riuscirà a trovare. Vi è la gioia e il dolore della vita, il teatro comico e quello tragico, come in Shakespeare. Il tutto avviene in un piccolo mondo con pochi personaggi.

M’immagino una scena che è una piazza, come in una città ideale, con la sua prospettiva, la sua geometria. Ma dentro all’abitazione principale vi è una lunga scala di ferro che porta a una camera che è come una cella, una stanza delle torture e vi è un giardino che assomiglia a una gabbia. L’azione avviene nello spazio tra questa casa e un’altra, appartenenti entrambe al protagonista, il quale si fregia di un doppio nome e di una doppia identità, come doppia è la sua natura. Egli è uno spietato cinico ma anche un innamorato ossessivo, un indefesso fustigatore delle debolezze altrui come anche una fragilissima vittima del proprio gioco. Al centro una giovane donna cavia di un esperimento che solo una mente maschilista e misantropica poteva escogitare: è stata presa da bambina, orfana, e poi lasciata nell’ignoranza di tutto per poter essere la moglie ideale, vittima per non dire schiava del futuro marito che la dominerà su tutti i piani, economici, culturali, psicologici. La natura, l’istinto, l’intelligenza del cuore renderanno però vano il piano penitenziale e aguzzino che si è tramato intorno a lei.

Una commedia alla Plauto che nasconde uno dei testi più moderni, contraddittori ed inquieti sul desiderio e sull’amore. Dove si dice che la natura dà maggiore felicità che non le regole sociali che gli uomini si sono dati. Dove il cuore senza saperlo insegna molto di più di qualsiasi scuola. Dove Molière riesce a guardarsi senza pietismo, senza assolversi, ma anzi rappresentandosi come il più colpevole di tutti, il più spregevole (ma forse anche il più innamorato), riuscendo ancora una volta a farci ridere di noi stessi, delle nostre debolezze ed incompiutezze, della miseria di essere uomini», racconta Arturo Cirillo.

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– in sala Bausch dal 26 febbraio al 3 marzo OGNI BELLISSIMA COSA di Duncan Macmillian, regia Monica Nappo. Produzione Nutrimenti Terrestri

Duncan Macmillian, iperpremiato drammaturgo inglese, ci racconta qualcosa che è un po’ la sua vita ma è un po’ la vita di tanti di noi, e così facendo inizia a costruire una mondo sotto i nostri occhi dove il teatro è un gioco per bambini alla sua massima potenza. E allora tutti possono diventare parte della storia, allora una giacca può diventare un cane e una lista di bellissime cose può ricomparire dopo 20 anni magicamente da una scatola, quando ormai sei un adulto. E quella lista può essere lo stesso viatico di luce che fu quand’eri bambino, perché le cose bellissime che ci circondano ci sono ancora. Anzi, ora sei più grande e la lista può solo essere più lunga. Il testo ci dice proprio questo, che il teatro non ha bisogno di molto, come i giochi dei bambini e che il nostro modo di vedere la vita fatto di ironia e malinconia non ha bisogno di effetti speciali per dipanarsi o di particolari qualità, ma solo di un luogo dove degli esseri umani decidono di volersi incontrare. Every brillian thing è stato un successo a Edimburgo per due anni consecutivi, arrivando finora a più di 500 rappresentazioni.

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