Dal 4 marzo su Rai 1 la serie evento “Il nome della rosa” con John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka. Le dichiarazioni del cast, le foto e due clip in anteprima

“Il nome della rosa”, il best seller mondiale di Umberto Eco diventa una serie evento per il piccolo schermo, con quattro appuntamenti in prima tv assoluta e in prima serata da lunedì 4 marzo su Rai1 alle 21.25. Un thriller storico che riporterà i telespettatori nel solco di un’indagine mozzafiato ambientata nelle cupe atmosfere del Medioevo in una misteriosa Abbazia benedettina, custode di molti segreti e teatro di feroci delitti.

La serie vanta un cast internazionale con protagonisti John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, con la partecipazione straordinaria di Alessio Boni e con Sebastian Koch, James Cosmo e Michael Emerson nel ruolo dell’Abate. La serie sarà trasmessa in contemporanea in ultra HD su Rai4k, canale 210 della piattaforma tivùsat.

“Il nome della rosa” è una coproduzione 11 Marzo Film, Palomar con Tele München Group in collaborazione con Rai Fiction, prodotta da Matteo Levi, Carlo Degli Esposti e Nicola Serra, per la regia di Giacomo Battiato.

Nord-Italia, anno 1327. Il frate Guglielmo da Baskerville raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi. Lo attende una Disputa importante: dovrà rappresentare l’Ordine
francescano, sostenuto da Ludovico di Baviera, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del Papa francese Giovanni XXII.
Adso, un giovane novizio benedettino, segue Guglielmo. Rinnegato il destino impostogli dal padre, barone al seguito dell’Imperatore, Adso lo ha scelto come guida per il suo cammino spirituale.
L’abbazia, al loro arrivo, si presenta subito come un luogo inquietante, con una biblioteca che custodisce manoscritti di inestimabile valore e dove tuttavia aleggia più di un mistero.
L’assassinio del monaco Adelmo dà il via a una serie intricata di eventi delittuosi che coinvolgono, uno alla volta, i monaci dell’abbazia. Guglielmo, su mandato dell’Abate Abbone, dovrà indagare sull’identità e sul movente del misterioso assassino seriale per arrivare alla risoluzione del caso, prima che la disputa teologica tra la delegazione francescana e quella papale, capeggiata dal feroce inquisitore domenicano Bernardo Gui, abbia inizio. Nel corso dell’indagine, Guglielmo scoprirà che due seguaci della setta dell’eretico Fra’ Dolcino, Remigio e Salvatore, sopravvissuti all’eccidio della loro gente, vivono da infiltrati nell’abbazia. Scampata a questo eccidio è anche la giovane Anna, figlia di Fra’ Dolcino e della sua compagna Margherita. Anna è animata da un forte sentimento di vendetta verso il terribile Gui, che l’ha privata degli affetti più cari, il figlio e il marito, mettendo a ferro e fuoco il villaggio eretico di Pietranera.
Adso partecipa attivamente all’indagine del maestro Guglielmo, ma l’incontro con una bellissima ragazza dai capelli rossi, una profuga occitana rimasta orfana a causa della guerra, fa vacillare la sua vocazione. Guglielmo intuisce che l’abbazia cela, nel labirinto della sua famosissima biblioteca, la chiave dei misteri. Ma quando sembra essere sul punto di risolvere l’enigma, gli eventi precipitano. Al suo arrivo, lo spietato Bernardo Gui svela da subito la sua missione: distruggere l’Ordine francescano, con qualunque mezzo. Il domenicano prende potere sull’abbazia, arresta e tortura, e cerca di trovare prove sul coinvolgimento dei francescani nella catena dei delitti. Guglielmo affronta il brutale inquisitore Gui in ripetuti scontri dialettici, nei quali si fronteggiano due opposte visioni del mondo. Nello stesso tempo, Guglielmo porta avanti la sua straordinaria indagine, con l’intelligenza e l’ironia che lo contraddistinguono, fino alla scoperta della verità. Un’indagine che ha tenuto con il fiato sospeso intere generazioni di lettori nel mondo.

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credit foto ufficio stampa

Si è tenuta a Roma la presentazione stampa della serie evento. Ecco le parole dei protagonisti:

John Turturro: “Sono felice di prendere parte a questo progetto. Ringrazio Giacomo per aver pensato a me per interpretare questo personaggio. Ho letto il libro di Eco e l’ho trovato bellissimo. E’ stato un privilegio lavorare con questo cast e scoprire un mondo sconosciuto. E’ stata una grandissima esperienza per me, di grande collaborazione, sono rimasto colpito dal talento di tutto il cast, anche quello italiano, che ha recitato in inglese anche dialoghi molto complessi. Sono commosso dalla riuscita di questo progetto grandioso. Non ho mai visto il film originale con Sean Connery, anche se lo amo come attore. E’ stato un lavoro corale di cui sono molto contento. Era importante mettere tanto Eco nella sceneggiatura, perchè in questo modo sarebbe venuta meglio”.

Fabrizio Bentivoglio: “Non capita spesso a un attore di affrontare un personaggio che ti dia la possibilità di superare i tuoi limiti. Con un cast di così alto livello ho provato a fare del mio meglio”.

Stefano Fresi: “Ringrazio chi mi ha voluto in questo film e l’intelligenza dei produttori che mi hanno messo in una veste diversa rispetto al solito. Fare  questo ruolo è stato molto interessante, grazie al reparto trucco e parrucco che ha costruito gran parte del mio personaggio. Sto lavorando con persone delle quali di solito vado a vedere i film al cinema, quindi è molto bello”.

Roberto Herlitzka: “Prima di tutto faccio i complimenti al regista che è stato la nostra salvezza, mi è piaciuto molto recitare in inglese perchè quando riesco a dire una battuta mi sembra di essere bravissimo e questo non ha fatto che aumentare il mio dolore perchè anche se l’inglese l’ho studiato anni fa non capisco nulla quando parlano i madrelingua e non ho mai potuto scambiare una parola con John Turturro e gli altri bravissimi attori (ride)”.

Il regista Giacomo Battiato: “Porporati mi mostrò una lettera che gli aveva mandato Umberto Eco in cui sapeva che sarebbe stato sviluppato l’aspetto dell’eresia nel film e diceva di non trattare male i dolciniani, ma di svilupparli e raccontarli nella giusta direzione. Questo per spiegare il fatto che sono presenti dei personaggi femminili che nel libro non ci sono. Nella costruzione dell’abbazia ci siamo presi qualche libertà nell’immaginarla un po’ piu’ magica, un po’ meno aspro gotica. Quando si parla del Medioevo si intende un’epoca buia, scura ma non lo era affatto nello spirito delle persone”.

Greta Scarano: “Io ho imparato ad usare arco e frecce. Non vedo l’ora di vedere la serie per intero perchè racconta tantissime cose, ci sono questi dolciniani che sono stati messi al rogo e sono riusciti a portare al popolo parole che ancora oggi ci fanno discutere come la fratellanza, il rispetto del prossimo, l’uguaglianza di genere. E’ stata un’esperienza totalizzante, per me Giacomo è stato il faro che mi ha condotto attraverso questo lungo viaggio.  Sono state settimane di lavorazione complicate ma è stato bellissimo lavorare con questo cast e con tutti i meravigliosi reparti. Abbiamo cercato di dare il nostro meglio e di essere credibili accanto ad attori eccezionali come John e Rupert”.

Antonia Fotaras: “Posso solo ringraziare Giacomo e tutto il cast, è stato stupendo interpretare la parte di una ragazza occitana. Vedrete anche una bellissima storia d’amore”.

Qui due clip in anteprima de Il nome della rosa: 

di Francesca Monti

 

 

 

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