I THE STRUTS IN CONCERTO AI MAGAZZINI GENERALI: “La svolta è arrivata quando abbiamo aperto il concerto dei Rolling Stones a Parigi. Il tour con i Foo Fighters è stato un sogno”

I The Struts sono una delle band più originali ed elettrizzanti del rock inglese contemporaneo e questa sera, sabato 2 marzo, saranno live ai Magazzini Generali per l’unica data italiana del loro tour mondiale.
Formatisi a Derby, in Inghilterra, i The Struts sono Luke Spillers, Adam Slack, Jed Elliott e Gethin Davies. Saliti alla ribalta con il singolo di debutto “Could Have Been Me”, tratto dall’album “Have You Heard”, hanno aperto i concerti di Rolling Stones, The Who, Guns N’ Roses e sono stati scelti da Mötley Crüe come supporter dei loro live. Dave Grohl in persona li ha descritti come i migliori opening act dei Foo Fighters.
Dopo “Everybody Wants”, i The Struts hanno pubblicato il nuovo album “Young&Dangerous” lo scorso ottobre, anticipato dai singoli “Body Talks”, “In Love With A Camera” e “Primadonna Like Me”.

I The Struts amano intrattenere il pubblico con uno show memorabile, dalla presenza scenica del frontman Spiller agli outfit curati nei minimi dettagli.

Abbiamo incontrato la band a Milano a poche ore dal concerto ai Magazzini Generali.

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credit foto FM

Ragazzi, avete avuto un grandissimo successo, in particolare negli Stati Uniti, in pochissimo tempo. Qual è stato il punto di svolta?

“La svolta è arrivata quando abbiamo aperto il concerto dei Rolling Stones a Parigi cinque anni fa. In quel momento abbiamo deciso di cambiare management ed etichetta discografica, perchè quella che ci seguiva non ci supportava come avrebbe dovuto e i nostri brani non venivano passati dalle radio inglesi. Grazie a questa scelta e alla nuova casa discografica americana abbiamo potuto portare le nostre canzoni negli Stati Uniti e la nostra vita è cambiata in positivo. Gli ultimi quattro anni sono stati sensazionali. Abbiamo lavorato davvero duramente e stiamo raccogliendo i frutti. Per noi ciò che importa è creare canzoni di qualità e regalare al nostro pubblico lo show migliore possibile”.

Questa sera sarete in concerto a Milano per la prima volta in Italia con un vostro live, dopo aver aperto a Lucca nel 2017 il concerto dei Rolling Stones…

Adam: “Arriviamo da un tour meraviglioso. Siamo stati in concerto in America, in Giappone, in Australia e per noi è davvero eccitante poter fare i nostri live in Europa e in particolare siamo felici di cantare in Italia. Non vediamo l’ora”.

Porterete sul palco anche le canzoni del nuovo disco Young & Dangerous. Com’è nato questo progetto?

Gethin: “”Young & Dangerous” rappresenta un’evoluzione del nostro primo disco. E’ stato scritto con una mentalità diversa anche perchè in questi ultimi anni siamo cresciuti sia musicalmente che umanamente. Non volevamo fare un disco uguale al precedente. E’ un progetto con canzoni piu’ forti e piu’ entusiasmanti, ma il mood è sempre quello dei The Struts”.

Tra le tracce del disco c’è “Who Am I” in cui cantate “On that one, you say, I can be your Harley Quinn or your Doctor Strange”. Chi vorreste essere?

Luke: “Questa canzone nasce dalle mie esperienze personali, ma è anche un messaggio per le nuove generazioni affinchè si accettino per quello che sono. Io desideravo essere quello che sono, stare sul palco, davanti al pubblico”.

Jed: “A me sarebbe piaciuto essere un grande portiere come Gigi Buffon”.

Dave Grohl vi ha descritto come la “migliore band di apertura che abbiamo mai avuto”. Che esperienza è stata fare un tour con i Foo Fighters?

Luke: “E’ stato grandioso, divertente, bellissimo. Abbiamo passato un anno viaggiando insieme e abbiamo avuto l’opportunità unica di fare amicizia con loro, abbiamo parlato di musica, soprattutto dei Queen e giocato insieme a calcio. Era come stare in una grande famiglia. Non è una cosa che succede spesso. E’ stato un sogno cantare con i Foo Fighters, un’esperienza eccezionale. Quindi è un bilancio fantastico sia per quanto riguarda il pubblico, sia per quanto riguarda il rapporto con la band. Quando abbiamo sentito ciò che Dave ha detto di noi siamo rimasti stupiti e allo stesso tempo siamo stati felici perchè, come ha ricordato, non c’è stata molta attenzione verso la nostra musica nel Regno Unito. E’ stato un regalo immenso”.

di Francesca Monti

credit foto Anna Lee

 

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