INTERVISTA CON LA BAND NEODEA, LIVE IL 16 MARZO AL LEGEND CLUB DI MILANO

“Libero arbitrio” è il nuovo album della band Neodea, prodotto in collaborazione con Pietro Foresti. Dieci tracce che raccolgono storie di persone qualsiasi, vittime o carnefici nella società che ci circonda, che si trovano ad affrontare un bivio. Il libero arbitrio, utopica convinzione di poter scegliere,  ma in fondo la prima scelta è: vivere la vita o essere schiavi di essa?

Nati agli albori del terzo millennio, i Neodea propongono un rock dalla forte matrice americana, contrastata dal cantato in italiano. Durante i quindici anni di attività hanno avuto la possibilità di portare la loro musica non solo nel nostro Paese ma anche negli Stati Uniti. Dopo il disco d’esordio “Teorema del delirio” (2009) e dopo la riedizione del singolo “Scorre Lento”, ripubblicato come atto di protesta contro la violenza sulle donne e dedicato a Mia Zapata, sono stati invitati a Seattle per un mini tour durante il quale, notati da Jonathan Plum, hanno ricevuto un contratto per la produzione di un brano (Diretta TV) per la London Tone Records. Quindi è uscito “Paralleli”, un Ep composto da inediti e riedizioni dei loro brani più rappresentativi. Rientrati in Italia, hanno incontrato Pietro Foresti e deciso di intraprendere un nuovo percorso, fatto di ambientazioni più aggressive e di testi ancora più diretti e incisivi.

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Com’è nato il nuovo disco “Libero arbitrio”?

“E’ un progetto basato sull’idea che possa esistere per gli uomini una possibilità di scelta in questo mondo attuale in cui invece non esiste. Tutto ruota intorno a questo concetto utopico del libero arbitrio”.

Un concetto che è evidente anche nel singolo “Solitudini urbane” che racconta la dicotomia tra voler essere se stessi in una società in cui tutto è omologato e il condizionamento esterno che limita la nostra libertà di espressione…

“Certamente, “Solitudini Urbane” è la rappresentazione del nostro mondo nonché lo specchio dei nostri più reconditi tormenti. Ma racconta anche il fatto di sentirsi soli, soprattutto di notte, quando il silenzio diventa assordante, ci si rende conto di non essere ciò che si vuole essere veramente e quindi si vorrebbe fuggire. Questi grossi agglomerati di gente, suoni e rumori tipici delle grandi città non fanno altro che inglobare la persona, annientarla e sfruttarla, non danno niente di positivo, non c’è possibilità di esaudire i propri desideri o mettersi in gioco realmente per tentare di diventare ciò che si vorrebbe”.

Quali sono le sonorità che vi hanno piu’ influenzato nella produzione del suono?

“Noi arriviamo da un background musicale variegato, l’unica cosa che ci accomuna è il sound degli anni ’90 poi abbiamo ascolti diversi, dal metal al rock, dal pop al prog. Per quanto riguarda il cantato la melodia riprende molto queste sonorità anni ’90 perchè ci piacciono particolarmente e ci permettono di esprimere a parole, in modo orecchiabile, quello che vogliamo. Il resto l’ha fatto il nostro produttore Pietro Foresti che ha dato forma al disco”.

A cosa vi ispirate nella scrittura dei testi?

Luca: “E’ la mia pura follia (ride). Se c’è qualcosa di particolare che mi colpisce poi lo racconto a mio modo, con un mio punto di vista critico per dare la possibilità a chi ascolta di farsi la propria idea. I testi nascono in questo modo. Vado sempre a toccare temi scomodi perchè ritengo sia importante utilizzare la musica come veicolo di comunicazione anzichè come semplice esperimento ludico.  Oggi si è persa un po’ quella vena comunicativa che c’era un tempo. Musicalmente per arrivare al grande pubblico devi adattarti a quello che richiede il mercato”.

Il 16 marzo sarete live al Legend Club di Milano per presentare il disco. E poi?

Siamo in promozione con il disco, dopo la data di Milano poi faremo diversi live nel Nord Italia e poi speriamo di arrivare anche al Centro e al Sud. Suoneremo nei club perchè ci piace questa atmosfera piu’ intima, a differenza dei grandi festival in cui sei un numero tra tanti. E poi vorremmo tornare all’estero, magari di nuovo negli Stati Uniti”.

Che esperienza è stata quella a stelle e strisce?

“E’ stata un’esperienza bellissima e indimenticabile, negli Stati Uniti hai maggiori possibilità di far sentire la tua musica e di suonare live, e questo è importante per degli artisti emergenti. C’è una maggiore attenzione e un modo di intendere la musica diverso rispetto a quello italiano”.

di Francesca Monti

 

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