“Ormai è sempre più difficile ascoltare gli altri, è un pregio sia attoriale che umano”. Empatia e capacità di mettersi in ascolto sono caratteristiche proprie di Serena Iansiti, che ha trasferito questi valori in Veronica Viganò, il personaggio che riveste in “Buonvino – Misteri a Villa Borghese” con la regia di Milena Cocozza, in onda il 7 e il 14 maggio su Rai 1, prodotta da Palomar, a Mediawan company, in collaborazione con Rai Fiction e tratta dai romanzi di Walter Veltroni.
Veronica Viganò è un’ispettrice che ha perso il marito e collega Roberto due anni prima in un incidente e per provare a ricostruire la sua vita ha chiesto il trasferimento a Villa Borghese, un commissariato più tranquillo dove però ha mantenuto un ruolo operativo. Con il suo modo di essere brioso e solare, riesce a legare con chiunque le stia accanto e, grazie all’arrivo del commissario Giovanni Buonvino (Giorgio Marchesi), capirà di essere pronta a scrivere un nuovo capitolo della propria esistenza.
Con Serena Iansiti abbiamo parlato di “Buonvino – Misteri a Villa Borghese”, di seconde possibilità, di fotografia e luoghi speciali legati al cinema, in un dialogo come sempre piacevole e mai banale, in perfetto equilibrio tra profondità e leggerezza.

credit foto ©Paolo Modugno
Serena, nella serie “Buonvino – Misteri a Villa Borghese” interpreta l’ispettrice Veronica Viganò, vice del commissario Buonvino. Com’è entrata nel suo personaggio?
“E’ accaduto tutto molto velocemente, in poco tempo abbiamo creato questa squadra capitanata dalla meravigliosa regista Milena Cocozza, che è diventata una mia amica e a cui voglio un bene dell’anima, e che ha fatto un lavoro incredibile con i personaggi. Inoltre conosco Giorgio Marchesi da anni, abbiamo lavorato insieme anche a teatro, e abbiamo avuto modo di confermare la nostra sintonia artistica sul set della serie. Veronica Viganò è un’ispettrice che, nonostante una carriera brillante in polizia, è stata segnata da un lutto che l’ha un po’ frenata, così ha chiesto il trasferimento al commissariato di Villa Borghese adagiandosi in questa bolla di protezione, che alla fine non si rivela tale perché a livello lavorativo in quel posto non succede nulla e quindi non è molto stimolante per una mente brillante come la sua. Per trovare un’apparente pace, Veronica decide comunque di restare a Villa Borghese e l’arrivo di Buonvino, che è un perdente così come sono sgangherati tutti gli altri poliziotti della squadra, la riporta forse anche al ricordo di com’era lei un tempo. Allora sprona Giovanni a dare una seconda possibilità ai poliziotti e a se stesso, e a sua volta anche lei cerca di riprendere in mano la propria vita”.
Tra Buonvino e Veronica c’è un’amicizia che li lega da tanti anni, che potrebbe sfociare in qualcosa di più importante …
“Il lato brutto del diventare grandi è conoscere già certe dinamiche e aver paura di soffrire, temendo che alcuni schemi possano ripetersi. Inoltre Veronica prova un senso di colpa immotivato verso il marito scomparso, quindi è faticoso accettare di essere ancora vivi e vitali, perché richiede un dispendio energetico maggiore. Il rischio comporta anche delle paure … ma quanto è bello vivere!”.
La tematica della seconda possibilità è centrale nella serie, le è mai capitato di non essere riuscita a sfruttare per qualsiasi motivo una prima chance e di averne poi avuta un’altra per recuperare?
“La nostra vita è fatta di seconde possibilità, che sono una risposta ai fallimenti, ai lutti, alle cadute che prima o poi capitano a tutti. Ho avuto delle seconde possibilità e le ho colte. Rimettersi in gioco è fondamentale”.

Serena Iansiti e Giorgio Marchesi in “Buonvino – Misteri a Villa Borghese” – credit foto ©Paolo Modugno
Una delle qualità di Veronica è l’ascolto e anche l’empatia verso le persone. Quanto è difficile oggi sia ascoltare gli altri che ascoltarsi in un periodo storico così complesso?
“Ormai è sempre più difficile ascoltare, è un pregio sia attoriale che umano, infatti va di pari passo perché noi attori facciamo ciò che si dovrebbe fare anche nella vita. La mancanza di un ascolto profondo dell’altro, non soltanto uditivo ma dell’animo, ci porterà alla catastrofe se non comprendiamo che l’empatia, la sensibilità sono importanti, che siamo tutti uniti e connessi e che se mettiamo il nostro dolore a confronto con quello dell’altro, se ascoltiamo la sua sofferenza, ci sentiremo anche meno soli. Non è soltanto un mezzo per combattere questo egoismo, questo egocentrismo che ci attanaglia, che è insito nella società capitalista occidentale, è proprio un modo per vivere bene, per capire quello che è davvero prezioso nella vita”.
Non è la prima volta che interpreta dei personaggi tratti da romanzi, penso alle serie “Il giovane Montalbano” piuttosto che “Màkari”, “Il Commissario Ricciardi”, “I Bastardi di Pizzofalcone” e ora “Buonvino – Misteri a Villa Borghese”, l’approccio attoriale è diverso o identico rispetto a un ruolo senza riferimenti letterari?
“Sicuramente interpretare un personaggio tratto da un’opera letteraria ti regala una forza maggiore perché c’è l’ossatura del romanzo che ti protegge e costituisce una base solida da cui partire, quindi è molto stimolante, ci sono tante suggestioni in più che si possono trovare e l’arco narrativo è descritto in maniera più dettagliata rispetto ad una sceneggiatura. Chiaramente la trasposizione filmica o televisiva è un riassunto in immagini di quella storia. Ogni persona che legge un romanzo ha una sua trasposizione mentale del personaggio e quindi bisogna cercare di essere originali e personali nell’interpretazione ma allo stesso tempo avere una corrispondenza con la rappresentazione simbolica degli altri spettatori”.
Che cosa ha messo di lei nel personaggio di Veronica?
“Ho messo nel personaggio un po’ della mia empatia, e poi l’ascolto, il non giudizio a priori, il capire che la vita è faticosa e non tutti abbiamo le stesse fortune, le stesse possibilità, che possiamo cadere e rialzarci. Veronica ha una femminilità molto moderna, è una donna dolce ma cazzuta, ascolta ma ha un intuito spiccato, si fa rispettare, non vuole perdere tempo e capisce subito quando qualcuno fa il furbo”.
Buonvino ha una grande passione per il cinema e nella serie vengono citati dei luoghi di Roma dove sono stati girati dei film celebri, ad esempio “Bellissima” di Luchino Visconti con Anna Magnani e Walter Chiari. C’è una location, in Italia o all’estero, che è andata a visitare e che è stata il set di una scena di un film o di una serie tv che le è rimasta nel cuore?
“Sono stata a New York, nella celebre strada del film “C’era una volta in America”, che si trova vicino al Ponte di Brooklyn, e poi a Sutton Place Park dove è stata girata la scena iconica sulla panchina in “Manhattan” di Woody Allen. In realtà non siamo andati appositamente ma ci siamo trovati per caso in questi due luoghi di culto. Mi viene in mente anche la Monument Valley che ha fatto da scenario a tanti film western … mi hanno colpito molto quei paesaggi meravigliosi”.

Serena Iansiti e Giorgio Marchesi in “Buonvino – Misteri a Villa Borghese” – credit foto ©Paolo Modugno
In “Buonvino – Misteri a Villa Borghese” Veronica regala a Giovanni il vinile di “Cambio” di Lucio Dalla. Ha un disco in particolare a cui è legata?
“I miei dischi del cuore sono due: “Achtung Baby” degli U2 e “Violator” dei Depeche Mode”.
Giovanni e Veronica sono accomunati anche dalla passione per il calcio …
“Nella realtà Giorgio Marchesi è un tifoso sfegatato dell’Atalanta e non del Milan come Buonvino, mentre io sono del Napoli e non della Roma come Veronica, sebbene abbia una simpatia anche per la squadra giallorossa (sorride). Seguo con moderazione il calcio e qualche volta sono andata allo stadio a vedere le partite”.
Veronica è appassionata anche di fotografia e afferma che attraverso gli scatti coglie dei particolari che magari non conosce di Villa Borghese. E’ un’arte che secondo me ha a che fare anche con la recitazione, perchè comunque un’attrice fotografa in un certo senso un personaggio per poterlo interpretare …
“L’attore in teoria dovrebbe avere tante passioni per cercare di arricchirsi. A me la fotografia piace moltissimo, ho tanti libri a casa di vari fotografi, anche di reporter di guerra. Non sono assolutamente un’esperta, mi diletto a scattare foto sebbene non ritragga qualsiasi cosa. E poi spesso riguardo le foto che ho sullo smartphone, anche se preferisco stamparle, avere un contatto fisico con l’immagine, non soltanto vederla in un quadratino luminoso dello schermo”.
Sulla sua pagina Instagram in home c’è scritto “Relax nothing is under control”, è il suo motto?
“E’ il mio motto, è una grande verità presa però con ironia, nel senso che possiamo fare programmi, progetti, ma poi tutto è in balìa del fato, non possiamo avere il controllo su ogni cosa. Paradossalmente questa è un’enorme libertà”.
A quali progetti sta lavorando?
“Attualmente sono in Sicilia, stiamo girando la quinta stagione di “Màkari” e le riprese dovrebbero terminare a giugno. E poi ci sono altri progetti ma ancora non posso parlarne … Da buona napoletana sono scaramantica e soprattutto non bisogna mai dire nulla prima della firma del contratto”.
di Francesca Monti
credit foto Alessandro Pensini
Si ringrazia Viviana Ronzitti
