“Il ragazzo dell’ultimo banco” di Juan Mayorga, con la regia di Jacopo Gassmann, sarà in scena al Teatro Studio Melato, dal 21 marzo al 18 aprile

“Il ragazzo dell’ultimo banco” di Juan Mayorga, con la regia di Jacopo Gassmann, una nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano, sarà in scena al Teatro Studio Melato, dal 21 marzo al 18 aprile.

I protagonisti di Il ragazzo dell’ultimo banco sono un professore di letteratura di liceo e un suo allievo. Claudio siede sempre all’ultimo banco, viene da una famiglia disagiata: la madre lo ha abbandonato da piccolo e il padre vive nell’ombra. Apparentemente in disparte, Claudio rivela un particolare talento per la scrittura nel momento in cui svolge il tema proposto dall’insegnante. Racconta “a puntate” il rapporto con un compagno di classe che aiuta nei compiti di matematica e del quale ha preso a frequentare la casa, molto borghese, e la famiglia, profondamente diversa dalla sua. Sarà vero quel che descrive, o si prende gioco del professore?
Segnato dalla tensione narrativa di un thriller e immerso in un registro di feroce satira, il testo descrive una società in cui la forbice economica appare divaricata e l’ascensore sociale bloccato. È anche un’affascinante riflessione sulla scrittura, sul suo potere pervasivo, sui limiti etici che la sottendono e sui fantasmi che la popolano.

Autore particolarmente amato da Jacopo Gassmann, Mayorga, nato nel 1965 a Madrid dove vive, laureato in matematica e filosofia, con alle spalle un lungo periodo di docenza, racconta che l’ispirazione nasce dalla sua carriera di insegnante: «un ragazzo scrisse in una verifica che non aveva studiato perché giocava a tennis e sarebbe diventato un campione. Mi appassionò subito l’idea di uno studente che si serve del compito in classe per raccontare la propria vita al professore».

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credit foto Masiar Pasquali

«È un testo da leggere a più livelli – spiega Gassmann –. Sempre in bilico sul crinale che separa realtà e finzione, gioca su una narrazione del tempo ricca di ellissi e su un climax di sottesa violenza psicologica fra i due protagonisti. Il rapporto fra il professore e Claudio, sui doppi binari di quello padre/figlio e docente/discepolo, si trasforma via via in un’appassionante lotta emotiva e intellettuale, fino a posizionarsi sull’orlo di uno strapiombo. Ogni personaggio fa i conti con i propri fallimenti e con un profondo senso di solitudine. Tutti si trovano a vivere la propria esistenza per procura: il professore attraverso il talento del misterioso ragazzo; lo studente nei mondi, forse immaginari, che costruisce. La domanda che prende vita sul palco è: fino a che punto arte e scrittura hanno il diritto di addentrarsi nelle vite degli altri?»

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