All’Elfo Puccini in occasione delle celebrazioni di Leonardo da Vinci a 500 anni dalla morte si terranno tre imperdibili appuntamenti:
– dal 29 aprile al 4 maggio nello spazio Atelier, a ingresso libero, Leonardo, i leonardeschi e gli angeli musicanti. Esposizione di 14 strumenti musicali ricostruiti dal maestro liutaio Michele Sangineto a partire da disegni leonardeschi e da affreschi dell’epoca
– dal 2 al 5 maggio in sala Fassbinder andrà in scena Leonardo, che genio! Uno spettacolo pop-up di e con Elena Russo Arman. Produzione Teatro dell’Elfo
– dal 2 al 19 maggio in sala Bausch in prima nazionale Tutto quello che volevo_ storia di una sentenza, uno spettacolo di e con Cinzia Spanò, regia Roberto Recchia, video di Paolo Turro, produzione Teatro dell’Elfo.
ELFO PUCCINI, SPAZIO ATELIER, 29 APRILE / 4 MAGGIO
Leonardo, i leonardeschi e gli angeli musicanti
Esposizione di 14 strumenti musicali ricostruiti a partire da disegni leonardeschi e da affreschi dell’epoca.
A 500 anni dalla morte di Leonardo, avvenuta il 2 maggio 1519, lo Spazio Atelier dell’Elfo Puccini si apre a ospitare una preziosa esposizione di strumenti musicali, costruiti dal maestro liutaio Michele Sangineto. La mostra è programmata in concomitanza con lo spettacolo Leonardo, che genio! ed è visitabile tutti i pomeriggi dalle 15.00. Giovedì 2 maggio alle 18.30 sarà presente l’artista per presentare il progetto.
Michele Sangineto, originario della Calabria e Monzese di adozione, da oltre 40 anni si occupa di costruire strumenti musicali della tradizione europea. Dal 2010 intraprende l’avventura di riprodurre fedelmente strumenti raffigurati in dipinti, affreschi e schizzi di grandi maestri dal Medioevo al Rinascimento.
La mostra proposta all’Elfo Puccini presenta tre esemplari tratti dalle opere di Leonardo e undici tratti da affreschi e disegni di maestri pittori del Rinascimento italiano.
Gli esemplari leonardeschi ricostruiscono gli schizzi del foglio 76r compreso nel II Codice di Madrid, riguardanti uno studio sugli strumenti musicali che producono ‘suono continuo’: ecco quindi l’organo di carta, la piva a vento continuo, la viola organista. A questi si aggiunge la Lira, non rappresentata graficamente ma citata da Giorgio Vasari nel suo libro “Delle vite de’ pittori scultori et architettori”.
Tra gli altri esemplari in mostra: il galoucorde e una tromba marina raffigurati dal pittore fiorentino Piero di Cosimo (1462-1522) ne La liberazione di Andromeda (Uffizi di Firenze); la cornamusa raffigurata da Filippino Lippi nella Cappella dedicata al cardinale Oliviero Carafa in Santa Maria sopra Minerva a Roma; gli strumenti rappresentati da Gaudenzio Ferrari (1480-1546) nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno. E ancora un organistrum, strumento arcaico precursore della ghironda, nella rappresentazione della scultura presente sul Portico della Gloria della Cattedrale di Santiago di Compostela ad opera del Maestro Mateo (XII secolo). Infine uno strumento unico nelle rappresentazioni pittoriche, dipinto dal pittore Giorgione (1477-1510) nel Fregio delle arti liberali presente nella sua casa a Castelfranco Veneto, con una caratteristica forma di arpa che mostra una meccanica di clavicembalo a corde pizzicate. Sangineto l’ha costruito, dandogli il nome di “claviarpa”.
Protagonisti assoluti della mostra sono dunque questi singolari strumenti, plasmati dal legno in morfologie accattivanti. Sono corredati da pannelli esplicativi che li mettono a confronto con l’originale iconografico e da un video che esemplifica come “suonano’.
L’arte figurativa italiana ed europea dal Medioevo al Rinascimento è ricca di curiose immagini di strumenti: taluni, ampiamente documentati, hanno conosciuto una lenta evoluzione nei secoli e sono sopravvissuti fino ad oggi; altri hanno avuto un impiego limitato nel tempo e sono caduti in disuso; altri ancora, frutto di invenzione, non sono stati mai realizzati e rimangono prodotti dell’intelletto abbozzati su carta.
ELFO PUCCINI, SPAZIO ATELIER, 29 APRILE / 5 MAGGIO – Ingresso libero – Orario visite: lunedì 29 e martedì 30 aprile dalle 15 alle 18.30; giovedì 2, venerdì 3, sabato 4 maggio dalle 15.00 alle 19.30.
2/5 maggio, sala Fassbinder
Leonardo, che genio!
Uno spettacolo pop-up
di e con Elena Russo Arman
musica a cura di Alessandra Novaga
luci di Giacomo Marettelli Priorelli, suono di Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo
Elena Russo Arman, nell’anno delle celebrazioni per Leonardo da Vinci, a 500 anni dalla morte, ripropone la sua ultima creazione dedicata al genio del Rinascimento: un grande libro chiuso che attende di essere aperto e che contiene la storia di uno dei più grandi uomini mai esistiti. Un mondo in tre dimensioni che, pagina dopo pagina, ripercorre le tappe fondamentali della vita del grande artista: l’infanzia nel villaggio di Vinci, l’apprendistato a Firenze, il periodo felice del primo soggiorno a Milano, l’incertezza e il suo continuo peregrinare, fino agli ultimi giorni alla corte del re di Francia.
A raccontarci i successi ma anche le difficoltà di questo incredibile personaggio, è Elena Russo Arman, che, come una cantastorie, ne ripercorre l’esistenza attraverso un libro pop-up che ha interamente progettato e realizzato e che avrebbe forse divertito Leonardo, sempre attento ad intrattenere e sorprendere il suo pubblico.
Il mondo che prende vita davanti ai nostri occhi è un mondo di carta, quella stessa carta di cui Leonardo si è servito per tutta la vita, osservando e annotando incessantemente ciò che lo circondava, con vivace curiosità e desiderio di conoscenza.
Lui, che amava definirsi ‘omo sanza lettere’, cioè uomo illetterato perché non aveva studiato il latino, è stato tante cose al tempo stesso: pittore, disegnatore, architetto, scienziato, urbanista, studioso di botanica, anatomia e fisica; inventore di macchine da guerra, ingegnere idraulico, musicista, scrittore e scenografo. Amava intrattenere e stupire il suo pubblico e, grazie al suo talento di pittore, alla mente brillante, alla sua eleganza e alla gentilezza dei modi, conquistò le corti dei potenti, diventando una celebrità del suo tempo e non solo.
Di un uomo così eclettico ed enigmatico, la Storia e la leggenda si sono fuse, trasformandolo in un archetipo, un artista per il quale viene comunemente usata la definizione di genio.
Ogni volta il grande libro, di bella e preziosa fattura, si apre in pagine nuove, dove Leonardo si muove, diventando da bambino un giovane uomo, poi uomo maturo e alla fine un vecchio sapiente, circondato da potenti, gente comune, artisti e allievi, come il prediletto, persone e personaggi a cui Elena Russo Arman dona voce variegata e movimento. (…)
E possiamo approfondire anche le sue ossessioni, il non finito di molte sue opere, a volte non voluto a volte cercato, la ricerca sempre di qualcosa che sconfini dalla realtà in utopia, simboleggiato da un nibbio, la solitudine di una vita apparentemente vissuta senza affetti; sentimenti e pensieri che si accompagnano alle figure che nascono dal grande libro di carta, meraviglioso palcoscenico dell’esistenza.

2/19 maggio, sala Bausch
Tutto quello che volevo
Storia di una sentenza
di e con Cinzia Spanò
regia Roberto Recchia
video del ‘sogno’ Paolo Turro
realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera – Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate, diretto dal prof. Roberto Favaro
produzione Teatro dell’Elfo
prima nazionale
Pubblico Ministero: A cosa ti servivano i soldi che guadagnavi?
La ragazza: taxi, vestiti, shopping, insomma tutto quello che volevo (…) Era questo il mio scopo, alla fine non c’era nessuno scopo.
Tutto quello che volevo
Fece molto scalpore, qualche anno fa, la storia di due ragazzine di 14 e 15 anni, studentesse frequentanti uno dei licei migliori della capitale, che si prostituivano dopo la scuola in un appartamento di viale Parioli. Il caso ebbe una fortissima eco mediatica anche per via dei clienti che frequentavano le due ragazze; tutti appartenenti alla cosiddetta “Roma-bene”, professionisti affermati e benestanti, di livello culturale medio-alto, insospettabili padri di famiglia. La vasta indagine che è seguita alla scoperta della vicenda ha visto coinvolte e processate un altissimo numero di persone tra clienti e sfruttatori.
Una sentenza diversa da tutte le altre
La storia che raccontiamo inizia quando la strada della più piccola delle due ragazze – che noi chiameremo Laura – incrocia quella della Giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi su uno dei clienti della giovane, un professionista romano di circa 35 anni.
La Giudice, che deve esprimersi anche sul risarcimento del danno alla giovane oltre che sulla condanna alla reclusione e alla multa dell’imputato, si accorge subito che nessuna cifra potrà mai restituire alla ragazza quello che le è stato tolto. Inoltre:
«Com’è possibile risarcire quello che ha barattato per denaro dandole altro denaro? Se io adesso dispongo di risarcirla in questo modo non farei che ripetere la stessa modalità di relazione stabilita dall’imputato con la vittima, rafforzando in lei l’idea che tutto sia monetizzabile, anche la dignità. E come può inoltre il denaro proveniente dall’imputato, il mezzo cioè con cui lui l’ha resa una merce, rappresentare per quella stessa condotta il risarcimento del danno?».
Una sentenza che ha fatto il giro del mondo
Lo spettacolo è dedicato alla Giudice Paola di Nicola e alla sua coraggiosa e sorprendente sentenza. Attraverso il suo sguardo andiamo alla scoperta di un’altra realtà, molto diversa da quella che avevamo immaginato. All’epoca infatti, attraverso una narrazione facente leva prevalentemente sugli stereotipi, i media hanno fortemente inquinato la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma è caduto soprattutto sulle giovani, che proprio in virtù del fatto di non essere percepite come vittime sono divenute vittime una seconda volta.
Cinzia Spanò prosegue la riflessione sul femminile, iniziata con La Moglie, attraverso l’incontro tra due figure molto diverse, ma legate entrambe dal bisogno di collocarsi dentro la propria storia per diventare pienamente ciò che sono.
L’attrice ha voluto al suo fianco Roberto Recchia per curare la regia di questo progetto, affidandosi per la seconda volta alla sua collaborazione dopo che nel 2013 avevano portato in scena A nome tuo, tratto dal romanzo di Mauro Covavich. Attore e regista formatosi all’Accademia dei Filodrammatici, Recchia si muove tra teatro di prosa e teatro musicale. Tra i suoi lavori recenti ricordiamo Futuristi per caso, per la direzione musicale di Alessandro Nidi, e Melodia per una nota sola di Magdalena Barile. Recchia ha anche curato la regia di molti titoli operistici. Tra i prossimi impegni: Die Zauberflöte all’Opera på Skäret (regia, agosto 2019). Il video del ‘sogno’ è stato invece affidato alla regia di Paolo Turro (già autore per l’Elfo dei video dell’Acrobata) che lo ha realizzato nel corso di un laboratorio con l’Accademia di Belle Arti di Brera.
credit foto Laila Pozzi
