Intervista con Anna Adamo, autrice del libro “La disabilità non è un limite”: “Vorrei far passare il messaggio che disabilità non è sinonimo di diversità”

Vorrei far capire che non ho paura di mostrarmi al mondo nonostante la disabilità da cui sono affetta e soprattutto che non sono solo la mia disabilità, ma posso essere anche altro“. Anna Adamo ha 23 anni, vive a Scafati ed è autrice del libro “La disabilità non è un limite”, edito da Europa Edizioni.

Un difficile parto gemellare, una serie di complicazioni, l’inattesa e tragica morte del maschietto, la terribile sopravvivenza della piccola, destinata ad una delle vite più difficili che si possano immaginare. Queste sono le premesse di una storia autentica, raccontata in prima persona dalla sua protagonista. La vita di Anna è stata segnata indelebilmente, fin dai suoi primi istanti, con il marchio della disabilità. Un marchio che porta con sé conseguenze che soltanto viverle permette di comprenderle davvero. Il periodo scolastico, la giovinezza, le passioni stroncate dall’impossibilità, gli sguardi delle persone che non riescono neanche a gestire la sola vista del problema, figurarsi una relazione più stretta. Ma nonostante le difficoltà Anna non si è mai arresa ed è riuscita a raggiungere importanti traguardi.

Dopo la maturità classica conseguita nel luglio 2015, ho scelto di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno. Una scelta dettata da una passione tanto forte che risulta impossibile da descrivere utilizzando le parole. Una scelta dettata dal desiderio di ricevere giustizia, al voler scoprire per quale motivo io sia condannata a vivere con una disabilità. Perchè purtroppo sono affetta da una disabilità sin dalla più tenera età, infatti avevo circa due mesi quando un medico disse a mia madre che non avrei mai camminato. Pur essendosi rivelata una previsione sbagliata, da quel giorno il mio calvario ha avuto inizio. Infatti ho trascorso l’infanzia tra una sala operatoria e l’altra. Ora deambulo e sono autonoma“, racconta Anna Adamo. “La mia non è stata una vita semplice. E’ stata una vita costituita da rinunce, in quanto ad una persona disabile non è permesso nulla, neanche sognare. E’ stata una vita costituita da troppi no. Quei no che hanno fatto sì che rinunciassi alla mia grande passione: la danza. Ciononostante, ritengo che, sebbene mi abbiano impedito di danzare con i piedi, non potranno mai impedirmi di danzare con il cuore. Un’altra mia grande passione è la scrittura. Ho sempre scritto, prendendo parte e vincendo alcuni concorsi letterari. Della mia disabilità,però non avevo mai scritto,perchè me ne vergognavo, perchè volevo che nessuno conoscesse questa mia debolezza. Volevo che tutti mi vedessero come la ragazza forte di sempre. Un giorno capii quanto ciò fosse sbagliato, capii che avrei dovuto fare qualcosa affinchè il tasso di ignoranza con il quale le persone guardano la disabilità diminuisse. Così, iniziai a scrivere con l’intento di far capire a tutti che la disabilità non costituisca un limite, ma i limiti sono solo negli occhi di chi ritiene tale la disabilità.  Da quando ho pubblicato il libro ho deciso di intraprendere una battaglia per sconfiggere pregiudizi e tabù legati al mondo della Disabilità. Bisogna conferire ai disabili le stesse opportunità dei normodotati. Io lotterò per questo. Quest’anno ho anche deciso di iscrivermi a Miss Italia. Voglio dimostrare che la bellezza risiede nelle imperfezioni. Voglio dimostrare che si può essere disabili e femminili allo stesso tempo. Che essere femminili non significhi essere normodotate, oppure avere un corpo perfetto. Che la femminilità è in ogni donna, disabile o normodotata che sia“.

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Anna, hai pubblicato il libro “La Disabilità non è un Limite” in cui racconti la tua storia. Com’è nato questo progetto?

“Purtroppo di disabilità si parla poco e, le poche volte in cui lo si fa, avviene in maniera superficiale, diffondendo informazioni che spesso non rispecchiano minimamente la vita e ciò di cui una persona disabile ha bisogno. Perchè mancano le testimonianze dirette. Perché, le persone disabili non sono ascoltate. E se non si ascoltano, come si può pretendere di sapere ciò di cui necessitano? Quindi, il libro nasce dal mio voler dare una testimonianza diretta, attraverso la quale chi non vive situazioni di questo tipo possa realmente comprendere come vivano le persone con disabilità”.

Quali sono state le difficoltà piu’ grandi che hai dovuto affrontare nel corso della tua vita? Chi ti è stato accanto?

“Nel corso della mia vita ho dovuto fare i conti con le prese in giro, gli atti di bullismo e gli sguardi pieni di pietà delle persone. Ho sempre dovuto e purtroppo devo ancora impegnarmi il doppio per dimostrare quanto valga e far sì che mi prendano sul serio. Ho dovuto e devo ancora combattere per far comprendere che io sono una persona con sogni e progetti come tutte le altre e la mia vita non si riduce semplicemente alla disabilità dalla quale sono affetta. Oltre la mia famiglia mi sono state accanto pochissime persone. Ho dovuto trovare la forza di andare avanti dentro di me. Ma ora sono felice  perché ho imparato a cavarmela da sola. E soprattutto perché qualsiasi obiettivo abbia raggiunto è stato grazie alle mie sole forze”.

Quale messaggio vorresti arrivasse ai lettori?

“Vorrei far comprendere ai lettori che le persone disabili sono persone come tutte le altre. Bisogna smetterla di considerarle speciali, perché nel momento in cui le si definisce così, vengono escluse dal concetto di normalità ed è sbagliato. Bisogna smettere di vederle come “i coraggiosi, gli eroi”. Definirle così significa considerarle diverse. La disabilità non è sinonimo di diversità. La disabilità non è un mondo a parte, ma una parte del mondo”.

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Negli ultimi anni, anche grazie allo sport paralimpico e ad alcuni importanti campioni, c’è stata finalmente un’attenzione e una considerazione maggiore nei confronti delle persone diversamente abili, anche se purtroppo permangono ancora degli assurdi pregiudizi. Cosa manca, secondo te, per superarli definitivamente e per far sì che normodotati e diversamente abili abbiano le stesse opportunità?

“È più facile rompere un atomo che un pregiudizio. I pregiudizi nei confronti delle persone con disabilità non avranno mai fine. Per la disabilità è stato sicuramente fatto tanto, ma non è abbastanza, si può fare molto di più. A parer mio è necessario in primis un cambiamento di tipo culturale, di pensiero. Le persone disabili non devono più essere viste come delle nullità, che nella propria vita non arriveranno da nessuna parte. Sarebbe opportuno dar vita a percorsi formativi all’interno delle scuole, tramite incontri tra persone disabili e normodotate, affinché chi non vive condizioni di disabilità non veda più quest’ultima come qualcosa di cui avere paura e quindi da tenere lontano, ma inizi a vederla come qualcosa che può conferire degli insegnamenti. Poi c’è bisogno di leggi. È necessario un aumento delle pensioni di invalidità, perché per una persona disabile è impossibile vivere con 280 euro al mese. Ci sono persone disabili alle quali 280 euro servono in un giorno. E ci sono anche le barriere architettoniche da eliminare: ragazzi in carrozzina sono spesso costretti a chiudersi in casa poichè le nostre strade non sono adatte, sono piene di dossi, marciapiedi alti e in alcuni parcheggi non c’è neanche il posto per disabili. Questa è solo una minima parte delle cose che si potrebbero fare per far sì che diversamente abili e normodotati abbiano le stesse opportunità”.

Qual è il sogno che vorresti realizzare?

“Se dicessi tutti i sogni che ho intenzione di realizzare probabilmente dovrei scrivere un altro libro in cui parlare solo di questo! Il più grande di tutti, però, credo sia quello di riuscire a portare la mia voce e quella di tante altre persone diversamente abili nelle sedi istituzionali e dar vita ad alcune proposte di legge a favore della disabilità che portino il mio nome”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Per i miei progetti futuri vale lo stesso discorso dei sogni. Sono una persona molto ambiziosa che non si accontenta delle briciole. Prima di ogni cosa voglio terminare l’università. Il resto verrà dopo, chi vivrà vedrà!”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Anna Adamo

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