Intervista con Raige: “Affetto Placebo è il mio album piu’ sincero. Sogno di scrivere una canzone per Adriano Celentano”

“Affetto Placebo” è il nuovo disco di Raige, che arriva a quasi tre anni di distanza dal precedente, distribuito da Artist First.

In questo progetto il cantautore torinese mostra un’evoluzione artistica e una maggiore vena cantautorale. Amore, odio, rabbia e coraggio si intrecciano  come nella trama di un film e danno vita agli undici inediti che compongono questo disco, nato tra il 2018 e il 2019 sull’asse Torino-Milano. “Affetto Placebo” è prodotto musicalmente da Roofio e scritto da Raige.

In copertina è raffigurato un blister di medicinali, accartocciato, dove tutte le pastiglie sono state utilizzate tranne una: quell’unica e ultima pastiglia, quella dell’affetto placebo perchè soltanto l’affetto delle persone care può curare tutti i nostri problemi.

Nella versione cd del disco, oltre agli inediti, sono presenti delle bonus track, dove si susseguono in successione le smash hit Tutto OK, Whisky, A un passo da te e Tutto OK unplugged. Brani che hanno complessivamente realizzato più di 5 milioni di views con i relativi videoclip e altrettanti streaming su Spotify e che non erano ancora stati inseriti in un album.

Questa la tracklist di “Affetto Placebo”: “Ne Riderai”, “Ciao Ciao”, “Affetto Placebo”, “Davvero”, “Ritorni da Me”, “Asia”, “Un Milione di Sassi”, “Quanto Male Mi Fai”, “Bellezza Collaterale”, “Scuola Calcio” feat. Ensi e Rayden, “Com’è Successo”.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Raige, parlando del disco e dei prossimi progetti.

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Alex, è uscito il tuo nuovo disco “Affetto Placebo”. Ci racconti come hai lavorato a questo progetto?

“L’album è frutto di scelte coraggiose a partire dal fatto che nonostante fossi in un’etichetta multinazionale, a causa del malessere che provavo, ho deciso di cambiare. Sulla cover del cd fisico ho scelto di mettere questo blister e sul retro un bicchiere d’acqua senza neanche la tracklist, perchè volevo eliminare il superfluo. Io sono un romantico, un sognatore e un ipocondriaco tale da meritarmi il nomignolo codice bianco perchè oltre a cercare su Google tutti i sintomi che ho e autodiagnosticarmi malattie rare finivo puntualmente in pronto soccorso e venivo rimandato a casa con un bicchiere d’acqua senza nessun principio attivo. Da lì nasce il gioco “affetto placebo” perchè ho scoperto che nella vita la miglior medicina al mio male di vivere è l’affetto, quindi nasce da un’esigenza e urgenza artistica non di contratto ed è l’album piu’ sincero di tutti”.

Tra tutti i dischi che hai fatto finora “Affetto Placebo” è a mio parere quello piu’ cantautorale…

“Negli ultimi tre anni ho adottato la filosofia di vita “due giorni vivi e uno scrivi”, per evitare di incappare nel fatto che prima o poi le parole finiscano o di smettere di trattare in maniera interessante un argomento. Cerco di riempirmi gli occhi, il cuore, le mani di vita, uscendo, girando, conoscendo, viaggiando, in modo da avere sempre materiale per scrivere, anche per via della mia attività autorale. Avendo pubblicato il mio primo romanzo e fatto il paroliere per alcuni artisti pop ho imparato ad usare meglio la valigia degli attrezzi e sono piu’ chirurgico nello scrivere”.

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Nel disco ci sono tre storytelling tra cui Asia, ci puoi svelare chi è questa donna?

“Ci sono tre storytelling, il piu’ leggero è “Quanto male mi fai”. Capita di sedermi sul pullman, sulla metro e vedere una ragazza che mi piace così immagino come sarebbe parlarle, stare assieme, quindi è una canzone dedicata a una persona che ho visto di sfuggita ma mi ha dato cinematograficamente parlando un film in testa da raccontare. Bellezza collaterale è dedicato a una ragazza che ho conosciuto troppo poco in quella fase della sua vita, che lascia la provincia, va in una grande città per studiare e si scopre sola nonostante la sua voglia di indipendenza. E in quei momenti avrei voluto esserle accanto per dirle “non la vedi la bellezza collaterale? Tu piangi ma hai la vita davanti e ce la farai”. Asia è dedicata ad una donna che ancora non conosco ma che già sogno e che è mia figlia. Al momento però non è in cantiere”.

C’è una traccia tra quelle del disco che ti rappresenta maggiormente?

“Sono legato a Ne riderai, quando ho iniziato a scrivere questo disco ero a pezzi moralmente, fisicamente e lavorativamente e mi sono venute in mente due parole che mia madre mi disse in un contesto totalmente diverso, così mi si è accesa la lampadina, ho detto cavolo va tutto male ma un giorno ne riderò”.

A tua mamma hai dedicato il singolo “Un milione di sassi”…

“Volevo fare un pezzo che la omaggiasse, malinconico ma che non facesse piangere, piuttosto volevo far riflettere perchè mi sono accorto che mia madre diceva delle cose che io non capivo, all’inizio pensavo che non fossi in grado di comprenderle per una questione di età anagrafica che mi imponeva di vivere il presente con entusiasmo. Crescendo impari invece a spostarti nel tempo, a guardare un po’ indietro e un po’ avanti. E ora ho capito le cose che mi diceva”.

Nell’ultimo periodo oltre a scrivere il tuo primo romanzo hai composto dei brani per Nek, Annalisa, Tiziano Ferro. Stai scrivendo pezzi per altri artisti?

“Faccio una premessa. Io sono voluto tornare indipendente perchè quando è uscito il disco Alex dei 13 pezzi che componevano la tracklist solo sei erano quelli portati all’inizio, mentre mi è stato consigliato di non metterne altri perchè in una strategia di mercato il brano personale è di piu’ difficile respiro. Ad esempio Il sole quando piove, un pezzo dedicato a mio padre e al nostro rapporto… non mi fu permesso di inserirlo in Alex e io l’ho usato come apripista per dire al pubblico “ci sono ancora”, prima dell’uscita del singolo ufficiale. Il video di Il sole quando piove ha fatto oltre 1 milione di views in 24 ore. Nel momento in cui scrivevo per uno degli artisti italiani piu’ importanti, Tiziano Ferro, mi è stato consigliato di andare a prendere testi scritti da altri autori. Era evidente che ci fosse un gap, quindi ho capito che dovevo raccontare la mia storia. Per fare questo disco ho scritto 30 canzoni e ne ho messe 11, le altre 19 saranno cantate da altri”.

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Per quale artista ti piacerebbe scrivere una canzone?

“Il mio sogno nel cassetto sarebbe scrivere per Adriano Celentano, ci metterei un mese  ma sarebbe fantastico. Poi ci sono tanti interpreti che stimo ma lui è una leggenda della musica italiana. Vorrei sentirlo al telefono mentre mi dice Sei forte”.

Nel disco c’è un solo featuring, quello con Ensi e Rayden. Come mai questa scelta?

“Quest’album era frutto del mio disagio quindi all’inizio ho pensato che non ci sarebbe stato spazio per nessuno. Poi ho scritto questo pezzo, Scuola calcio. Per me c’è davvero un minimo comune denominatore tra il fare calcio nei campetti di quartiere e la vita, ero un ragazzino di 100 kg ed era evidente che non avrei mai avuto un futuro come calciatore della Serie A ma su quel campetto ho imparato dei valori, correvo come se fossi Roby Baggio perchè i miei amici avevano bisogno che dessi il 100% per la mia squadra. Io faccio parte di una generazione che mi piace definire young veteran, a cavallo tra il grande cambiamento della musica di grande diffusione con l’avvento degli store digitali. Così ho pensato che fosse necessario chiamare per il featuring qualcuno che avesse piu’ o meno la mia stessa età, che avesse vissuto le stesse cose e potesse darmi una visione differente rispetto alla mia. Quindi mi sembrava un pezzo da Onemic”.

Quest’estate porterai live il disco?

“Farò una lunga sosta di tre mesi, perchè questo disco deve essere capito. Ci sono due bei progetti, uno ancora non posso svelarlo, l’altro è che scriverò le basi del mio secondo romanzo. Poi mi chiuderò in studio per preparare il tour che partirà ad ottobre, canterò in club piccoli, con la gente in faccia e forse in unplugged”.

di Francesca Monti

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