Intervista con Peppone Calabrese: “Grand Tour è per me un’esperienza importante sia dal punto di vista emotivo che formativo. Giro l’Italia con la gioia nel cuore”

Con la sua simpatia e con la sua umiltà è entrato nel cuore dei telespettatori prima  raccontando il cibo di strada e le tradizioni del nostro Paese in una rubrica de La Prova del Cuoco, poi con Linea Verde ci ha portato alla scoperta dei luoghi e della gastronomia dell’Italia, ora Giuseppe Calabrese, in arte Peppone, è alla conduzione di “Grand Tour” insieme a Lorella Cuccarini e Angelo Mellone, in onda il venerdì sera su Rai 1.

Abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata con Peppone, che abbiamo raggiunto telefonicamente mentre si trovava ad Asolo per la registrazione dell’ultima puntata del programma, e abbiamo parlato con lui non solo della sua nuova avventura televisiva ma anche dei prossimi progetti, della Basilicata, e naturalmente di cucina.

Giuseppe, sei alla conduzione di Grand Tour, insieme a Lorella Cuccarini e Angelo Mellone. Un programma che unisce viaggio, conoscenza, incontri, cultura…

“Grand Tour è per me un’esperienza importante sia dal punto di vista emotivo che formativo. Lavorare con Lorella Cuccarini è un onore, lei è una forza della natura oltre ad essere una persona speciale, sempre disponibile, pronta ad accogliere, a donarsi, ha una professionalità unica, è un’eccellenza italiana. Anche con Angelo Mellone che è il nostro capostruttura, mi trovo benissimo. Lui sta facendo un racconto legato all’introspezione, alla narrazione e alla poetica dei posti, io provo invece ad alleggerire e guardare i luoghi con quella curiosità vera e autentica che metto in ogni ambito della mia vita. Vado in giro per l’Italia con la gioia nel cuore, mi piace conoscere le persone che creano quella bellezza tipica del nostro Paese che tutti ci riconoscono. Da Nord a Sud incontriamo occhi, sguardi, abbracci che sono commoventi”.

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Tra i tanti incontri che hai fatto a Grand Tour ce n’è uno che ti ha maggiormente colpito?

“Stiamo registrando la quinta e ultima puntata, ci troviamo ad Asolo. Stavo raccontando la porchetta e con me c’era il proprietario di questo posto in cui fanno anche un po’ di street food per tutti coloro che sono di passaggio e ho incontrato il signor Giovanni che, finita la registrazione, si è avvicinato e mi ha chiesto se potesse parlarmi. Io l’ho abbracciato e lui mi ha detto che quello era il luogo di ritrovo di tutti gli abitanti di Asolo, tutti gli agricoltori della zona trovavano in questo proprietario un’ancora di salvezza per i loro piccoli prodotti, per queste eccellenze che coltivano in zona e che vengono poi promosse. Giovanni ci teneva a parlare non del suo prodotto ma di un luogo di aggregazione, di condivisione, aperto al mondo, uno specchio del territorio, pronto ad accogliere anche chi fa un lavoro difficile, perchè lavorare nei campi e sulla qualità è faticoso e a volte non gratificante dal punto di vista economico. Le parole pronunciate dal signor Giovanni avevano una gioia e una dolcezza emozionanti. Il fatto che una persona non voglia parlare di se stesso, ma del suo territorio, delle sue origini, delle tradizioni in maniera così delicata e poco invadente mi ha colpito molto. E’ un’esperienza bella che mi porterò dentro per sempre”.

Grand Tour ci porta infatti alla scoperta delle tradizioni, che sono importantissime e che vanno preservate...

“Esattamente. Parliamo del cibo italiano che è riconosciuto tra i migliori del mondo, ed è l’unione tra la cultura del Mediterraneo dove ci sono grano, olive, uva e quella romano-barbarica con carne, formaggi. L’incontro di queste due culture nei mercati ha fatto sì che si creassero i piatti tipici italiani. La pasta col pomodoro ad esempio è diventata l’emblema della tradizione gastronomica italiana, ma il pomodoro non è un prodotto nato in Italia ma in America. Le nostre tradizioni si nutrono della condivisione, dello scambio, ed è quello che io stesso vivo quotidianamente. La mia casa è sempre aperta, mio nonno era ferroviere, aveva una stanza dedicata alle persone che perdevano l’ultimo treno alla stazione di Potenza, mio zio era un frate francescano, io vengo da quel tipo di cultura dove la condivisione del sapere e delle emozioni era l’elemento base. Mi nutro di tutto questo e lo vivo ancora di piu’ facendo questa esperienza meravigliosa con Grand Tour”.

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Oltre che conduttore sei anche un ristoratore. Com’è nata la tua passione per il cibo?

“La passione per il cibo nasce probabilmente da quando sono nato (ride). Da piccolo non mangiavo tanto, poi ho iniziato ad apprezzare il cibo, i piatti che cucinava mia mamma. Dopo aver fatto il liceo classico a Potenza ho frequentato l’università a Siena, che è diventata la mia seconda città, sono anche battezzato nella Chiocciola, una delle contrade senesi, così ho iniziato ad assaporare gusti diversi dal mio e mi sono appassionato al valore antropologico del cibo. Poi ho lavorato per dieci anni al Cnr, sono andato a Roma e lì ho scoperto altri gusti, andando a mangiare nelle trattorie, ricercando il cibo di qualità e ho capito che volevo assolutamente parlare di questo tema. Tornato a Potenza, ho acquistato una quota di un locale che si chiama Cibò e ho portato le mie conoscenze gastronomiche, quindi ho aperto un ristorante e mi sono dilettato a spadellare diversi piatti. Tra quelli che mi riescono meglio ci sono i primi, non ho mai fatto lo chef ma mi piaceva raccontare ai clienti quello che preparavo. Un giorno sono venuti a mangiare nel mio locale un capostruttura della Rai che ha portato a sua volta un’autrice che mi ha voluto a La Prova del Cuoco. Poi è arrivata l’esperienza a Linea Verde e ora questa nuova avventura con Grand Tour”.

Qual è il tuo piatto forte?

“Il mio piatto forte che è anche il mio preferito in assoluto sono gli strascinati con i peperoni cruschi e il cacioricotta. Gli strascinati sono una pasta fatta in casa che viene trascinata sulla tavola e preparata utilizzando tre o quattro dita, a Potenza se ne usano tre. Il risultato è una sorta di orecchietta allargata, l’incavo che si crea dal trascinamento fa sì che il cacioricotta entri e si amalgami in maniera perfetta. Poi si aggiungono i peperoni cruschi, che sono dei peperoni secchi che vengono fritti e si chiamano così per il suono onomatopeico che producono quando li mangi, quindi si sgretolano e viene una sorta di sbuffata di petali di peperoni, che vengono poi saltati con il cacioricotta, dando forma a una vera poesia”.

Sei originario della Basilicata, una regione che ha tante bellezze nascoste che ora il mondo sta conoscendo grazie anche a Matera Capitale della Cultura 2019…

“La Basilicata è una terra con un’antropizzazione bassissima, siamo 600 mila abitanti in tutta la regione con soli due capoluoghi, Potenza e Matera che ha questo volano fortissimo essendo la Capitale della cultura. Io sono innamorato di Potenza, la mia città, vivo lì perchè vorrei dimostrare che da resilienti si possa passare ad essere felici in queste terre un po’ complicate. Sicuramente la parte delle Dolomiti lucane, Pietrapertosa, Castelmezzano, quella dei percorsi Federiciani, con Melfi e il suo bellissimo castello, Venosa, la città di Orazio, i laghi vulcanici di Monticchio, il Vulture dove viene prodotto l’Aglianico, sono i luoghi che grazie a Matera riescono ad essere trainati maggiormente a livello turistico. Il resto è piu’ difficile perchè il Pollino è un po’ ostico come territorio, Maratea è una perla del Mediterraneo ma è prettamente estiva, e poi non c’è un’amministrazione regionale lungimirante, purtroppo. Nel mio piccolo però cerco di raccontare la Basilicata con grande amore”.

Con La Prova del Cuoco, Linea Verde e ora Grand Tour hai girato l’Italia andando alla scoperta di bellezze meravigliose. Qual è il tuo luogo del cuore?

“A parte Potenza e Siena, sicuramente un luogo del cuore è la Sicilia, dove è nata mia moglie che è originaria di Paternò (Ct). Sono convinto da sempre che appena arrivi in questa regione ci sia un cartello con la scritta “dieta” barrata, perchè ci sono delle cose che mi mandano letteralmente in tilt (ride). A casa di mia moglie ad esempio si mangiano pane e fichi d’india buonissimi, io però la mattina prima che si sveglino tutti esco e vado a gustarmi la granita con la brioche (ride). Catania è una delle città che amo di piu’, dove le tradizioni gastronomiche sono eccezionali. In tutta Italia si mangia benissimo, ma in Sicilia, così come in Campania e in Piemonte ai tempi c’erano i re e si potevano permettere di avere degli chef a corte che preparavano grandi piatti per soddisfare le esigenze del sovrano. Anche per questo motivo c’è questa ricchezza culinaria”.

In quali progetti ti vedremo prossimamente impegnato?

“A settembre sarò impegnato di nuovo con Linea Verde, insieme a Beppe Convertini e Ingrid Muccitelli, dobbiamo ancora costruire la squadra e lavorare provando ad essere noi stessi. Continueremo a fare un racconto autentico di questa meravigliosa Italia che da Nord a Sud ci sorprende sempre, coinvolgendo il piu’ possibile il pubblico, quello che io chiamo “gli abitanti di Linea Verde”, facendo una narrazione vicina alla gente. Spero di riuscirci perchè voglio, per me e per le persone che ci seguono, una televisione vera e autentica”.

di Francesca Monti

foto profilo Facebook Linea Verde

 

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