MITO 2019 – I concerti di giovedì 12 settembre a Milano

La mappa sonora di MITO SettembreMusica 2019 di giovedì 12 settembre, a metà del suo cammino il viaggio musicale, si muove al di qua e al di là delle sponde dell’Atlantico.
Alle ore 17, al Teatro Filodrammatici, spazio all’ArcisSaxophon Quartett che ci accompagna oltreoceano negli Stati Uniti di Gershwin e Bernstein, di Barber e Reich: quattro pagine iconiche della musica americana, qui presentate in una veste completamente nuova.
Alle 21, al Teatro dal Verme, l’America resta protagonista con l’esecuzione, affidata all’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Giampaolo Pretto, della Sinfonia “Dal nuovo mondo” di Dvorak preceduta dalla prima italiana del Concerto per viola e orchestra di Jennifer Higdon interpretata Nils Mönkemeyer alla viola.
Completa la giornata, invece, un concerto che ci riporta al di qua delll’Atlantico, in un mare che conosciamo da vicino: Mediterraneo, per una serata tutta dedicata agli archi, allo Spazio Edi di Milano, ore 21.

Stati Uniti
ore 17, Teatro Filodrammatici
Quattro pagine iconiche della musica americana, presentate in una veste completamente nuova dall’Arcis Saxophon Quartett

L’adrenalina dolce di Gershwin e Bernstein, la calma quasi mistica di Barber, il divertente gioco di Reich con i musicisti che sfidano una registrazione: sono gli ingredienti di quattro pagine iconiche della musica americana, presentate in una veste completamente nuova dall’Arcis Saxophon Quartett, giovedì 12 settembre alle ore 17 al Teatro Filodrammatici di Milano.
Questi quattro giovani musicisti, residenti a Monaco, naturalmente predisposti per il palcoscenico, capaci di conquistare completamente il pubblico con il loro entusiasmo e la passione per questa rara forma di musica da camera. L’alto livello e la meticolosa esattezza stilistica delle loro interpretazioni, consentono alla formazione di disegnare il rapporto fra l’espressività individuale e le necessarie relazioni del tessuto compositivo, nello spirito più vero della musica da camera.
La loro consacrazione internazionale, giunta a seguito dell’invito ricevuto dalla Philharmonie di Berlino nel 2017, li porta a compiere una tournée internazionale che continua, dopo i concerti per MITO SettembreMusica a Torino e Milano, negli Stati Uniti e poi in Inghilterra.
Apre il concerto New York Counterpoint (1996) di Steve Reich, brano scritto nel 1985 per clarinetto solista e nastro pre-registrato o per ensemble di clarinetti (8 clarinetti soprani e 3 clarinetti bassi), in tre movimenti (fast, slow, fast), eseguiti senza soluzione di continuità.In programma, anche le trascrizioni delle Suite dalle celebri opere di Leonard Bernstein (West Side Story, 1957) e George Gershwin (Porgy and Bess, 1935), il notissimo Adagio op. 11 di Samuel Barber (1936), arrangiamento dello stesso Barber di un movimento del suo Quartetto per archi op. 11, largamente utilizzato anche nel cinema, diventando la colonna sonora di una delle scene principali del film Premio Oscar Platoon o di The Elephant Man.
Il concerto sarà preceduto dall’introduzione di Luigi Marzola.

Programma

Steve Reich (1936)
New York Counterpoint

Leonard Bernstein (1918-1990)
Suite da West Side Story

Samuel Barber (1910-1981)
Adagio op. 11

George Gershwin (1898-1937)
Suite da Porgy and Bess
trascrizioni dell’Arcis Saxophon Quartett
Arcis Saxophon Quartett
Claus Hierluksch, sassofono soprano – Ricarda Fuss, sassofono contralto
Edoardo Zotti, sassofono tenore – Jure Knez, sassofono baritono

Nuovo Mondo
ore 21, Teatro Dal Verme
L’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Giampaolo Pretto e il violista Nils Mönkemeyer protagonisti al Dal Verme. Con una prima italiana.

Sarà l’ultima delle sinfonie di Antonin Dvořák, il fulcro del concerto che giovedì 12 settembre vedrà impegnata, sul palco del Teatro Dal Verme, l’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Giampaolo Pretto. La serata vedrà anche una prima esecuzione italiana affidata alla viola di Nils Mönkemeyer che eseguirà il Concerto per viola e orchestra di Jennifer Higdon, vincitrice del premio Pulitzer per la musica nel 2010.
Interprete che annovera collaborazioni con le più celebri orchestre e i direttori di tutto il mondo, il violista Nils Mönkemeyer è stato in grado di accendere i riflettori internazionali su uno strumento come la viola. Come artista esclusivo Sony Classical, negli ultimi anni ha pubblicato numerosi CD, acclamati dalla critica e vincitori di premi che contribuiscono alla valorizzazione della letteratura originale per viola dal XVIII secolo alla contemporaneità.

A MITO, Mönkemeyer eseguirà il Concerto per viola e orchestra di Jennifer Higdon. Cresciuta tra Atlanta e il Tennessee, Higdon è oggi tra le compositrici americane più eseguiti. Il suo Concerto per viola e orchestra, commissionato dalla Library of Congress, è stato scritto per il celebre violista cileno-americano Roberto Díaz, che lo ha tenuto a battesimo il 7 marzo 2015 a Washington, e per uno strumento particolare, una viola Stradivari del 1690, nota come la viola dei Medici, conservata alla Library of Congress.

Lavoro maturo di una compositrice a suo agio con la scrittura orchestrale, è un esempio del suo stile musicale semplice, neoromantico, “intuitivo e istintivo” («Quando compongo, scrivo la mia musica pensando che il mio pezzo sia in grado di parlarti anche se non sei mai stato a un concerto di musica classica»), basato su strutture apertamente tonali, con una sintassi orchestrale elementare, ampie melodie e gesti sgargianti. In questo concerto la Higdon cerca di imprimere anche un certo swing, «una pulsione ritmica americana». Nel terzo movimento il canto della viola si fa rapidamente più mosso, estroverso, con forti impulsi ritmici, spunti giocosi, tratti folk, intrecciandosi talvolta con il violino e con il violoncello, econ incursioni orchestrali da jazz band.

Vincitore del Prix de Rome americano nel 1935, e per due volte del premio Pulitzer, Samuel Barber, autore del brano che completa il programma: l’Adagio del Quartetto per archi trascritto per orchestra d’archi e poi diretto a New York da Arturo Toscanini, sul podio dell’Orchestra Sinfonica della NBC, il 5 novembre 1938. La semplicità di concezione, il melodizzare arcaicizzante, l’estrema compattezza formale, spiegano il grande potere di seduzione di questo pezzo, non a caso molto amato nel mondo del cinema e usato in diverse colonne sonore, come PlatoonThe Elephant Man,Il favoloso mondo di Amélie.

Chiude il programma la Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “Dal nuovo mondo”, la celebre sinfonia, permeata dalla nuova atmosfera nella quale Antonín Dvořák si trovò a vivere, eseguita con grande successo alla Carnegie Hall di New York il 16dicembre 1893.

Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Nicola Campogrande.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Gianluigi Mattietti.

Programma

Samuel Barber (1910-1981)
Adagio op. 11

Jennifer Higdon (1962)
Concerto per viola e orchestra
PRIMA ESECUZIONE IN ITALIA

Antonín Dvořák (1841-1904)
Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “Dal nuovo mondo”

Orchestra Filarmonica di Torino
Giampaolo Pretto, direttore
Nils Mönkemeyer, viola

In collaborazione con Orchestra Filarmonica di Torino
Mediterraneo
ore 21, Spazio Edi
Le musiche “descrittive” di Boccherini, Wolf e Čajkovskij allo Spazio Edi

Mediterraneo. Tutta dedicata agli archi la serata che andrà in scena, a partire dalle ore 21, allo Spazio Edi di Milano. Sul palco tanti giovani talenti come Valentina Busso dal 2011 è concertino dei secondi violini dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Beatrice Spina, violino, le violista Lara Albesano e Martina Anselmo, il violoncellista Fabio Fausone e il violoncellista Lorenzo Guida, vincitore dell’International Cello Competition 2016 NYIAA, che gli ha consentito di suonare alla Carnegie Hall di New York.

In programma le musiche cosiddette “descrittive” di tre compositori di tre nazionalità diverse che, tra Italia e Spagna, sono stati capaci, in tre brani diventati famosissimi, di dare un suono ai paesaggio che li circonda. Parliamo di LuigiBoccherini, ricordato sì come l’inventore del quintetto per archi (nella versione con due violoncelli) e per il suo contributo alla musica da camera, ma il cui lungo isolamento in Spagna impedì di partecipare alle novità dello stile viennese (Haydn e Mozart) e dunque di andare oltre i canoni cristallizzati dello stile galante. Adascoltare il suo Quintetto op. 30 n. 6 (1780 ca.), però, subito ci si fa l’idea di un musicista tutt’altro che convenzionale. Questo Quintetto, intitolato La musica notturna delle strade di Madrid, ci offre un paesaggio musicale quanto mai seducente, si direbbe esotico, grazie all’impiego di procedimenti e ritmi spagnoli applicati agli strumenti ad arco, come la tecnica del rasgueado e il “Cante Jondo”.

Qualche volta il titolo di un brano è poco più che una suggestione. Per esempio, la Italienische Serenade di Hugo Wolf non vuole essere tanto un omaggio all’Italia, ma una sorta di autoritratto in musica che prende spunto da un racconto di Eichendorff, il cui eroe è un musicista che lascia la sua casa in cerca di fortuna e che contiene un episodio dove si parla dell’esecuzione di una serenata italiana. Da qui l’originalità della forma di questo Quartetto d’archi, grazie all’evocazione di un personaggio (il primo violino), ai passaggi ironici in stile recitativo, alle melodie duettanti, come se lo svolgimento seguisse la trama di un racconto. Scritta nel 1887, poco prima che Wolff si dedicasse ai suoi Eichendorff-Lieder, la Serenata rivela la piena maturità di un musicista noto essenzialmente per il decisivo contributo alla storia del Lied tedesco, ma capace di lasciare il segno di una forte personalità anche nelle poche pagine strumentali da lui composte.

Chiude il programma Souvenir de Florence in re minore op. 70 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. È il 1887 è quando Čajkovskij stende i primi abbozzi del suo Sestetto per archi op. 70Souvenir de Florence, per poi completare il lavoro solo tre anni dopo e rivederlo ancora, prima dell’esecuzione nel 1892. Il titolo nasce dal ricordo del periodo felice in cui il musicista soggiornò a Firenze ma, al di là di questa vaga traccia biografica, non c’è nulla nella composizione che rimandi all’Italia. Certo, è noto che Čajkovskij nutrisse una sincera ammirazione per il lirismo dell’opera italiana; e tuttavia l’invenzione melodica del Sestetto rivela una chiara impronta russa, specie nei suoi accenti vivaci e popolareschi.

Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Luigi Marzola.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Laura Cosso.

Programma

Luigi Boccherini (1743-1805)
La musica notturna delle strade di Madrid
quintettino in do maggiore op. 30 n. 6 G 324

Hugo Wolf (1860-1903)
Italienische Serenade

Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)
Souvenir de Florence in re minore op. 70

Valentina BussoBeatrice Spina,  violino
Lara AlbesanoMartina Anselmo viola
Fabio FausoneLorenzo Guida, violoncello

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