Intervista con Martina Colombari, volontaria e testimonial della Fondazione Francesca Rava: “Ognuno di noi può fare qualcosa per gli altri”

“Se si vuol pensare alla pace nel mondo, intesa non solo come assenza di guerra ma come progresso della civiltà e dell’essere umano, è fondamentale fare volontariato e occuparsi del sociale”. Martina Colombari, oltre ad essere una splendida modella, attrice, moglie, mamma, è soprattutto una donna dal grande cuore, da dieci anni impegnata come volontaria attiva ad Haiti e testimonial della Fondazione Francesca Rava-Nph Italia.

A margine della presentazione del docufilm “Haiti” di Marco Salom, un racconto emozionale di una missione in uno dei Paesi piu’ poveri del mondo tra le attività benefiche della Fondazione, di cui è voce narrante e protagonista, Martina Colombari ci ha parlato dei suoi viaggi ad Haiti ma anche del suo debutto a teatro in autunno con lo spettacolo “Montagne Russe”.

Martina da anni sei volontaria e madrina della Fondazione Francesca Rava. Ci racconti com’è nata questa collaborazione?

“Dieci anni fa sono stata invitata alla Scala di Milano per un evento di raccolta fondi organizzato dalla Fondazione Francesca Rava. In quel frangente sono rimasta molto colpita dalla drammatica situazione di Haiti e dall’impegno dei volontari. Una volta tornata a casa mi sono chiesta se partecipare a una cena o prestare il proprio volto fosse il modo giusto di fare beneficenza. Così ho deciso di andare in Fondazione, di parlare con Mariavittoria Rava e farmi raccontare nel dettaglio i loro progetti. Poi con grande incoscienza sono partita per Haiti perchè volevo conoscere di persona quella realtà. I primi viaggi sono stati difficili, ma mi sono resa conto che poter aiutare gli altri mi fa stare bene”.

Qual è l’insegnamento piu’ importante che hai avuto facendo questi viaggi ad Haiti?

“Ho capito che dobbiamo diventare delle persone migliori e quindi deve essere una missione personale aiutare gli altri. Abbiamo ricevuto tanto e dobbiamo donare a chi non ha nulla. Deve diventare una sorta di passaggio di consegna, penso che se fai un atto d’amore nei confronti di una persona e chi lo riceve a sua volta lo fa verso un’altra si innesca un meccanismo di miglioramento per tutta l’umanità. Quindi se si vuol pensare a una sorta di pace, non solo come assenza di guerra ma come progresso della civiltà e dell’essere umano è fondamentale fare volontariato e occuparsi del sociale”.

Qual è l’immagine che piu’ ti ha colpito ad Haiti?

“I tanti bimbi raccolti senza vita, “impacchettati” e messi nelle bare di cartone, è veramente doloroso e straziante. Noi abbiamo un’idea di fine della vita differente, loro vivono una povertà cruda, brutale, e questa si ripercuote anche nel momento del funerale, con queste fosse comuni dove andiamo a portare le bare. Sono situazioni molto forti”.

Quali emozioni hai provato quando ti è stata intitolata la Klinik Martina come segno di gratitudine per il tuo supporto alla Fondazione? 

“E’ stato un regalo speciale, un giorno indimenticabile. Klinik Martina è una clinica che è stata fortemente voluta da Padre Rick, si trova nello slum di Port au Prince e assiste ogni giorno centinaia di bambini e adulti che altrimenti non potrebbero accedere alle cure”.

martina-credit-Dante-Valenza

credit foto Fondazione Francesca Rava

Quale messaggio vorresti arrivasse attraverso il docufilm Haiti?

“Vorremmo sensibilizzare piu’ persone possibili, ognuno di noi può fare qualcosa per gli altri, che sia attraverso un missionario, nell’asilo del proprio figlio, dedicando parte del suo lavoro alle altre persone, non servono solo le mani, ma anche aziende, brand, sostenitori sia economici sia di idee, di progetti. Noi ci occupiamo di infanzia, quindi tutto quello che riguarda le scuole, la formazione professionale, le attività lavorative, l’ospedale, le distribuzioni. Se tu decidi di aiutare gli altri ci sono mille mezzi per poterlo fare, basta esserne consapevole e iniziare ad agire, non basta dire “poveri bambini” bisogna alzarsi e andare”.

Un messaggio importante in una società in cui si stanno un po’ perdendo, anche nelle nuove generazioni, valori quali la solidarietà e l’umanità…

“E’ vero, penso però che non siamo solo noi ad aver contribuito a far sì che le nuove generazioni perdessero questi valori, ma anche il mondo che le circonda pieno di attrazioni, di tentazioni, dove tutto è a portata di mano. Oggi i ragazzi non sanno cosa sia un sacrificio, cosa significhi mettersi alla prova, aspettare, hanno tutto e subito. Sta a noi prenderli per mano e condurli nella giusta direzione”.

Hai in programma di tornare a breve ad Haiti?

“Sì, come ogni anno tornerò ad Haiti a ridosso dell’anniversario del terremoto, la prima settimana di gennaio dopo le feste natalizie”.

Prima però ti vedremo debuttare a teatro insieme a Corrado Tedeschi nello spettacolo “Montagne Russe”…

“Sono molto emozionata, sarà la mia prima volta a teatro. Abbiamo appena iniziato le prove di questo spettacolo, Montagne Russe, una commedia di Eric Assous in cui interpreto quattro donne. Non vedo l’ora di portarlo in scena”.

di Francesca Monti

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