Procedendo imperterrito verso il traguardo finale, MITO SettembreMusica riserva ancora agli spettatori milanesi – martedì 17 settembre – un’altra giornata all’insegna scoperta dei territori più remoti del vecchio continente: alle 17, ai Filodrammatici si potrà errare a est, sui ritmi incalzanti della musica balcanica e boema, nel recital della violista tedesca Danusha Waskiewicz, con al pianoforte, Andrea Rebaudengo. Alle 21, si potrà scegliere d’incontrare il fascino orientale della musica armena, tradizionale e moderna, grazie all’impegno del Quartetto Nor Arax all’Ecoteatro di via Fezzan (new entry tra le location di MITO). Oppure, ritrovarsi a Parigi nel 1913, circondati dalle avanguardie musicali, con un progetto immersivo dedicato a Debussy e Stravinsky ideato dalla pianista turco-elvetica Bahar Dördüncü, in scena al Teatro Elfo Puccini.
Balcani aumentati
ore 17, Teatro Filodrammatici
Il cuore del concerto batte nei “Balcani” tra l’Albania, la Croazia, il Kosovo. Ma la curiosità di Waskiewicz e Rebaudengo li trascina fino in Boemia e in Ungheria, sempre sul filo della musica popolare, che attraversa tutto il programma.
Il recital della violista e compositrice Danusha Waskiewicz e di Andrea Rebaudengo, pianista e artista dal curriculum trasversale, che comprende frequentazioni a 360 gradi col mondo della musica popolare, del jazz e dell’improvvisazione, prende le mosse dalla musica di Paolo Marzocchi, a sua volta figura assolutamente poliedrica che si muove dal Brasile alla Cina con mille progetti diversi, “incurante delle barriere linguistiche”.
Passando poi per il compositore croato Antun Tomislav Šaban, che si muove tanto nell’ambito della musica classica quanto del jazz, i due interpreti arrivano fino all’ungherese Béla Bartók (nato in una cittadina della Transilvania oggi parte della Romania), uno dei più grandi compositori del Novecento e uno dei primi a occuparsi professionalmente del canto popolare, al quale dedicò tutta la vita e che riveste un ruolo centrale nel suo stile compositivo. Infine, anche la musica del compositore boemo Bohuslav Martinů, dimostra di saper mescolare la musica popolare del proprio paese con la musica dell’Impressionismo francese, di Igor Stravinskij e del jazz, in un equilibrio particolarmente felice.
«Margjelo e Pranvera filioi me ardhë [La primavera sta arrivando], sono due delle canzoni più famose della musica popolare albanese», scrive Marzocchi, «e provengono entrambe dalla città di Scutari (Shkodra) al confine tra Albania e Montenegro. La città di Scutari è un “unicum” nella cultura musicale albanese, con un’identità musicale molto forte e una tradizione antica e ricchissima di canzoni».
La prima è di Prenkë Jakova, il compositore più importante dell’Albania che dopo secoli di dominio ottomano si prese carico di ricostruire l’identità musicale del paese. La seconda, tradizionale, è una bella e dolcissima melodia nel tipico ritmo albanese in 7/8 e fa parte delle cinque Albanian Folksongs (2006 -2010), come anche Vaj si kenka ba dirnjaja [Ahimè, come siamo andati a finire]. Le Albanian Folksongs rielaborano in maniera molto complessa alcune melodie popolari albanesi, tanto da potersi considerare quasi degli studi sulle potenzialità poliritmiche del pianoforte, e sono qui presentate in una versione per viola e pianoforte.
La Sonata per viola e pianoforte (1955) del prolifico, quanto ancora sconosciuto, Martinů si distinque per la particolare alchimia di colori, in continua oscillazione tra il modo maggiore e quello minore. In un momento storico di grandi trasformazioni, Martinů trova un equilibrio particolarmente riuscito tra linguaggio popolare, scrittura semplice e melodica da un lato e momenti di scrittura complessa, densamente polifonici e a tratti dissonanti dall’altro.
heimat #2 (patria n.2). Variazioni su di un’immaginaria melodia popolare, dove «immaginario è l’aggettivo popolare e non la melodia» sottolinea Šaban. La composizione fa riferimento a quando una ventina d’anni fa soggiornava a Vienna e a quella particolare sensazione che condivideva con altri musicisti di doversi integrare in una società diversa, una sensazione estremamente attuale.
Canti popolari ungheresi. È del 1906 la raccolta di Bartók di 20 canti popolari ungheresi per voce e pianoforte: un momento chiave nel percorso del musicista, in cui gli antichi modi bizantini del canto contadino lo aiutano ad emanciparsi del tutto dalla tradizione romantica ottocentesca e guardare al futuro, liberandolo dal rigido esclusivismo della scala maggiore e minore, e consentendogli di poter impiegare ormai liberamente tutti e dodici i suoni della scala cromatica.
Encore. Un “temino” come lo definisce lo stesso Marzocchi, nato per gioco a casa di un amico, che poi doveva essere utilizzato in un film horror del polacco Michal Kosakowski (che non fu mai girato), che diviene infine un Encore, vale a dire un bis, e del quale esiste anche una versione orchestrale.
Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Enrico Correggia.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Gian-Luca Baldi
Programma
Prenkë Jakova (1917-1969) / Paolo Marzocchi (1971)
Margjelo
Paolo Marzocchi
Pranvera filioi me ardhë dalle Albanian Folksongs
Tomislav Šaban (1971)
heimat #2 PRIMA ESECUZIONE IN ITALIA
Bohuslav Martinů (1890-1959)
Sonata per viola e pianoforte
Poco andante – Moderato Allegro non troppo
Béla Bartók (1881-1945)
Selezione di canti popolari ungheresi
Vaj si kenka ba dirnjaja dalle Albanian Folksongs
Tradizionale
Suite di brani di musica popolare balcanica
Paolo Marzocchi
Encore
Danusha Waskiewicz viola
Andrea Rebaudengo pianoforte
Armenia
ore 21, Ecoteatro
Una lettura musicale dell’epopea armena, nell’originale progetto del Quartetto Nor Arax: dai padri della musica sacra e popolare, alla tradizione scritta che incontra l’Accademia occidentale, fino ai nuovi compositori del nostro tempo.
La musica armena, nel suo incarnare una sintesi tra Oriente e Occidente che guarda all’ispirazione popolare, ha un fascino molto speciale. Nel concerto del Quartetto Nor Arax, alle 21 all’Ecoteatro di Milano, la si può esplorare partendo dalle pagine dei padri della musica nazionale fino ai compositori del nostro tempo.
Nor Arax fu il nome di un piccolo villaggio di profughi che vennero accolti nel territorio di Bari negli anni terribili del genocidio e della diaspora, grazie all’impegno di Hrad Nazariantz – un poeta che aveva già legato all’Italia la sua vita di esule – ma ha anche il significato di un nuovo fiume, l’Arax appunto, uno dei simboli dell’identità armena, che si apre nuovi percorsi, in nuove terre.
Il programma contempla opere di Komitas Vardapet (1869-1835) padre della moderna musica nazionale, vittima del genocidio degli Armeni, e liriche del poeta, mistico e maestro di danze armeno tradizionale Georges Ivanovič Gurdjieff (1872-1949), messo in musica dal compositore russo Thomas de Hartmann (1885-1956). Da Aram Khačaturjan (1903-1978), celebrato compositore sovietico di origini armene, si arriva al prolifico compositore americano di origini armene, Alan Hovhannes (1911-2001), a Khatchadour Avedissian (1926-1996) e all’emozionante linguaggio di Arno Babadjanian (1921-1983). Da lì alla contemporaneità, il passo è breve, con il Quartetto n. 2 “Retro non” della giovane e affascinante pianista e compositrice Tatev Amiryan, in cui le influenze folk e sacre provenienti dal retroterra si arricchiscono di una vasta ed ecclettica cultura compositiva, impreziosita da elementi di improvvisazione.
Il Quartetto Nor Arax è una formazione nata nel 2010 dall’incontro fra quattro musicisti provenienti dal grande repertorio classico, romantico e contemporaneo con esperienza internazionale in vesti solistiche e cameristiche. I membri del quartetto si sono riuniti attorno a questo progetto con l’intento di abbattere confini fra popoli e culture, valorizzare il loro eclettismo interpretativo e giungere a repertori fortemente evocativi e ricchi di riferimenti folk della tradizione armena e non solo. Il Quartetto si dedica alla trascrizione per archi di musiche concepite per strumenti etnici e voci per avvicinare diverse anime musicali a Oriente e Occidente del mondo. È stato ospite di rassegne in Italia e Francia riscuotendo consensi di pubblico e critica.
Ha all’attivo due cd: il primo uscito nel 2015 dal titolo Komitas 100/80 interamente dedicato alla figura di Komitas Vardapet indiscusso padre della musica armena dal XIX secolo a oggi (alcune tracce di questo lavoro sono state utilizzate per il cortometraggio The past unsung ad opera del regista Arman Nshanyan dedicato agli anni giovanili di Komitas). Il secondo, in uscita nel 2019, il cui titolo – Il canto perduto dell’Arca – allarga gli orizzonti unendo agli archi il suono del duduk, strumento e voce altamente evocativa della cultura musicale armena. La formazione è parte del Progetto Nor Arax, autentico laboratorio artistico permanente che si dedica alla ricerca, elaborazione e diffusione di materiale inediti.
Il concerto sarà preceduto da un’introduzione di Luigi Marzola.
Programma
Komitas Vardapet
Otto miniature per quartetto d’archi su temi armeni*
Aram Khačaturjan
Doppia fuga per quartetto d’archi
Alan Hovhannes
Quattro bagatelle op. 30
Tatev Amiryan
Quartetto n. 2 “Retro non”
Khatchadour Avedissian
Im Yerek**
Arno Babadjanian
Elegy**
Georges Ivanovič Gurdjieff Thomas de Hartmann
Tre brani da Asian Songs and Rhythms**
* trascrizioni di Sergey Aslamazyan
** trascrizioni di Maurizio Redegoso Kharitian
Quartetto d’Archi Nor Arax
Giacomo Agazzini, Umberto Fantini, violini
Maurizio Redegoso Kharitian, viola
Claudia Ravetto, violoncello
Parigi 1913. La scène révoltée
ore 21, Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare
Mentre si ascoltano tre dei brani che all’inizio del secolo sconvolsero Parigi e l’intero mondo musicale, su un enorme schermo si sposano – a tempo di musica – immagini d’archivio e riprese in tempo reale, per un’affascinante esperienza immersiva.
Il progetto multimediale ideato dalla pianista turca Bahar Dördüncü, e con i film e le proiezioni live di Fabrice Aragno ci immerge negli anni precedenti la Grande Guerra. Mentre gli eventi politici precipitano, preludio di ben altra imminente catastrofe sono a Parigi gli scontri tra arte e pubblico che avvengono durante le rappresentazioni dei Balletti Russi ideati da Sergej Djagilev, impresario al cui intuito si devono pietre miliari della storia della danza e della musica.
Della primavera 1912 è la coreografia di Vaclav Nižinskij per il Prélude à l’après-midi d’un faune composto (e subito trascritto per due pianoforti) da Claude Debussy una ventina d’anni prima. Il fauno del poema di Stéphane Mallarmé è stuzzicato in un pomeriggio estivo da ninfe lascive. La messa in scena desta grande scandalo tra un pubblico non ancora avvezzo né a una sensualità tanto esibita, né a una musica così nuova, che in circa dieci minuti illustra gli stati d’animo del protagonista, il quale finisce per “abbandonarsi alla canicola, sognando un totale possesso della natura”.
Dopo la prima del Prélude, avvenuta il 29 maggio 1912, Djagilev chiede a Debussy di scrivere un nuovo balletto, questa volta dal tema contemporaneo. «La scena si svolge in un giardino al crepuscolo, dove due ragazze e un giovane hanno smarrito una palla da tennis. La luce dei riflettori suggerisce un’atmosfera da gioco adolescenziale. La notte è calda, i giovani si baciano: all’improvviso un’altra palla scagliata da uno sconosciuto spezza l’incanto». Debussy dapprima rifiuta – definendo in un telegramma “idiota” il soggetto – per mutare poi idea (anche grazie al raddoppio del cachet). Nižinskij, coreografo e interprete, non avrà modo di ascoltare il risultato di Jeux se non durante le ultime prove d’insieme. Forse anche per questo venne notato all’epoca un certo scollamento tra azione scenica e musica, per cui il balletto non riscosse il successo dovuto, ma, anzi, qualche fischio. Solo la generazione successiva riuscirà a comprendere la bellezza di una scrittura sorretta non tanto da melodia e armonia, bensì da un’ondivaga fluttuazione di micro-motivi (nei soli quindici minuti di durata si annoverano ben 60 cambi di tempo), oltre che da un’invenzione timbrica magistrale.
Ascoltare il Sacre nella versione per pianoforte a quattro mani di Stravinskij stesso vuol dire provare emozioni travolgenti, simili a quelle descritte dal biografo di Debussy, Louis Laloy, davanti a cui Stravinsky acconsenti di eseguire la partitura. “Eravamo muti e atterriti, come dopo un uragano giunto dalla profondità dei tempi a falciare sin dalle radici la nostra vita”.
La novità della partitura risiede soprattutto nelle variazioni della pulsazione ritmica, di una complessità inaudita, che si impossessa anche dei parametri armonici, melodici, e, addirittura, dei colori dell’orchestrazione. Nel suo primo secolo di vita questa “musica negra” (definizione, questa, di Debussy) non ha perso nulla di quell’energia primordiale che allora sconvolse il grande maestro francese, il quale così scrisse all’autore: «Ho ancora in mente il ricordo della nostra esecuzione del suo Sacre du Printemps in casa di Laloy. Mi ossessiona come un bell’incubo».
Le Sacre du Printemps (la Sagra – o, meglio, il Rituale – della primavera) è rappresentato per la prima volta al Théâtre des Champs- Elysées di Parigi nel 1913 una quindicina di giorni dopo Jeux, con la rivoluzionaria coreografia – ancora una volta – di Nižinskij.
Il pubblico della prima reagisce con una rissa che impedisce ai ballerini di udire l’orchestra. Il direttore – il celebre Pierre Monteux – è comunque obbligato da Djagilev ad “andare avanti ad ogni costo”. Fra il pubblico, un entusiasta Maurice Ravel, che inneggia al capolavoro, viene violentemente apostrofato dalla fazione avversa. Un anno più tardi scoppia la Prima Guerra Mondiale.
Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Enrico Correggia.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Giulio Castagnoli.
Programma
Claude Debussy (1862-1918)
Prélude à l’après-midi d’un faune
trascrizione per due pianoforti dell’autore
Jeux, poème dansé
trascrizione per due pianoforti di Jean-Efflam Bavouzet
Igor Stravinskij (1882-1971)
Le Sacre du Printemps
trascrizione per pianoforte a quattro mani dell’autore
L’adoration de la terre
Introduction
Augures printaniers – Danses des adolescentes
Jeu du rapt
Rondes printanières
Jeux des cités rivales
Cortège du sage
L’Adoration de la terre
Danse de la terre
Le sacrifice
Introduction
Cercles mystérieux des adolescentes
Glorification de l’élue
Évocation des ancêtres
Action rituelle des ancêtres
Danse sacrale
Bahar Dördüncü ideazione e pianoforte
Fabrice Aragno film e proiezioni live
